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La sinistra di Syriza contro la privatizzazione degli aeroporti

La Piattaforma di Sinistra attacca la privatizzazione degli aeroporti, un “regalo agli interessi tedeschi”. La frattura interna a Syriza sembra sempre più ampia

di Carlo Perigli

syrizaGiorno dopo giorno, continuano a volare gli stracci in casa Syriza, con la spaccatura tra la maggioranza filo-governativa e la Piattaforma di sinistra in continua crescita. L’ultimo atto si è avuto con la decisione del governo Tsipras relativa alla privatizzazione di 14 aeroporti regionali, una mossa che ha garantito la concessione degli scali per i prossimi 40 anni ad un consorzio guidato dalla tedesca Frarport Ag.

Una decisione contro la quale si è scagliata la Piattaforma di sinistra interna a Syriza, che ha accusato la coalizione di governo di “consegnare” gli asset pubblici. In un articolo apparso su isrka.gr, sito di riferimento dell’area, il governo viene accusato di aver consegnato gli aeroporti ad una “cifra misera [..] un regalo agli interessi tedeschi“. La privatizzazione degli aeroporti era già stata decisa nel novembre 2014 dal precedente governo, e in seguito congelata con la vittoria elettorale di Syriza.

Tuttavia, mettendo da parte l’eventuale e noiosa retorica del “è una decisione che ereditiamo dal precedente governo” – qualcosa che qui siamo ormai abituati a sorbirci ciclicamente – si tratta della prima privatizzazione approvata dall’esecutivo guidato da Alexis Tsipras, o, per dirla con toni un po’ più forti ma sicuramente non meno realistici, “la prima svendita avvenuta con un governo guidato da Syriza“, come viene definita dal sopracitato articolo, che rincara la dose etichettandola come “un sostanzioso regalo a [Angela] Merkel e [Wolfgang] Schauble, ovviamente in cambio dei loro servizi per la preparazione di un nuovo, deplorabile, memorandum“. Effettivamente, “regalo” sembra un termine piuttosto adeguato, considerando che i soldi incassati – circa 1,23 miliardi di euro – faranno solamente una rapida visita in quel di Atene. Il 20 agosto, difatti, è prevista la scadenza del rimborso alla Bce – 3,2 miliardi – con il denaro pronto a ritornare in terra tedesca, destinazione Francoforte.

La rottura interna al partito, esplosa a pochi giorni dal referendum e aggravata dall’accettazione del terzo Memorandum da parte del Parlamento, si arricchisce di un nuovo capitolo che la porta verso l’insanabilità, con tutte le conseguenze che potrebbe comportare sulla tenuta dell’esecutivo. Pochi giorni fa Stathis Leoutsakos, parlamentare ed esponente della sinistra di Syriza, ha dichiarato che, qualora Tsipras decidesse di ricorrere al voto di fiducia, una parte del partito non sarebbe disposta ad appoggiarlo, mentre il 13 agosto un gruppo di parlamentari ha firmato un appello contro il Memorandum, preannunciando inoltre la creazione di un nuovo momento politico. Posizioni confermate da Panagiotis Lazafanis, che nel pomeriggio ha dichiarato che la Piattaforma di sinistra di Syriza si opporrà nettamente al terzo memorandum, mantenendo la stessa posizione avuta nei confronti degli altri due. “L’unico modo per salvare il Paese – ha dichiarato a GreekReporter – è attraverso la cancellazione dei memoranda vecchi e nuovi, in modo che la Grecia possa ripartire basandosi su una politica anti-memorandum”.

Una serie di campanelli di allarme che potrebbero spingere la leadership di Syriza a seguire l’appello lanciato da Manolis Glezos qualche giorno fa, provando ad avviare un ampio dibattito interno al partito, forse l’unico modo per capire se e in che modo sia possibile ricucire lo strappo. Un’opzione che però, considerato lo scorrere degli eventi, sembra tuttavia sempre meno realistica.

 

 

 

 

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