mercoledì 18 Settembre 2019

Fnsi, giornalista, vuoi la Cigs? Iscriviti al sindacato unico!

Fnsi, giornalista, vuoi la Cigs? Iscriviti al sindacato unico!

L’indennità di cassa integrazione viene erogata con mesi e mesi di ritardo. Solo il giornalista che si iscrive al sindacato unico, la Fnsi,  può avere un anticipo. Vi pare giusto?

di Fabio Sebastiani

siddi

Vuoi la cassa integrazione senza aspettare l’Inps? Iscriviti al sindacato. Tra i tanti fatti e fattarelli che in queste settimane hanno riguardato il mondo dell’organizzazione dei lavoratori, tornato alla ribalta per i megacompensi di alcuni dirigenti Cisl e per il “buco” nel tesseramento della Cgil, sta passando del tutto sotto silenzio, invece, proprio quello che riguarda il mondo del giornalismo. E non c’è da meravigliarsi.

In breve, ai giornalisti in cassa integrazione è stato proposto di iscriversi al sindacato per poter usufruire dell’anticipo della cassa integrazione, in realtà erogata dall’Inps. L’anticipo di cassa è necessario, considerando anche i tempi della diabolica normativa che, in altrettanto diabolica correità con il Consiglio dei ministri, procura ritardi di mesi e mesi a chi è sull’orlo del licenziamento. Tecnicamente, quello che centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici sono costretti ad aspettare è il rinnovo del decreto che dispone il pagamento degli ammortizzatori sociali. Questo rinnovo può accumulare ritardi di mesi. L’interruzione tra un decreto e l’altro serve per dare modo di effettuare le necessarie verifiche sull’andamento dell’azienda. Ma queste verifiche di solito si fanno in sede di trattativa sindacale. Il ritardo, quindi, è un supplizio in più che l’esecutivo si tiene in mano per agire contro i lavoratori, e per dimostrare il suo status di “carità in ultima istanza”. Del resto come farebbe il Governo a dire che la Cig aumenta o diminuisce se non avesse il pieno controllo su quei dati. Ultimamente ha strombazzato ai quattro venti un calo di un quarto, senza però specificare quanta gente è in attesa del rinnovo.

All’onere dell’anticipo a volte si presta l’azienda stessa, che comunque li riceve indietro. Da qualche mese non è purtroppo questo il caso di Liberazione, per esempio, che da un punto di vista societario è ormai prossima alla liquidazione.

Da qualche mese l’Fnsi (Associazione stampa romana), il sindacato dei giornalisti, appunto, ha deciso, interrompendo una lunga e positiva consuetudine, che la condizione per poter usufruire di questa “gentilezza” è l’iscrizione al sindacato. Una norma davvero singolare, un po’ da regime sovietico, se vogliamo, di cui sfugge anche la ratio economica.

Si noti che nel mondo del lavoro giornalistico la situazione dell’organizzazione dei lavoratori è quella da “sindacato unico”. E quindi un lavoratore non può scegliere per definizione a quale sindacato appartenere. E il sindacato che di fatto occupa tutto lo spazio disponibile si trova a svolgere il ruolo di sindacato di tutti i lavoratori, iscritti e non. Salvo poi permettersi il lusso di stilare la classifica dei “figli e figliastri”, proprio in virtù di questo potere, attraverso norme che introducono una intollerabile discriminazione, come nel caso della cassa integrazione. Ognuno decide le discriminazioni che vuole, giustamente. E questo perché i soldi del famigerato “anticipo” sono, per un breve periodo, i propri. I lavoratori per quel “breve periodo” vengono intollerabilmente discriminati. E questo è esecrabile da un punto di vista morale. Ma il punto è un altro. Il punto è che si sta creando la singolare situazione per la quale chi non si è iscritto e quindi non può “godere” dell’anticipo della cassa integrazione di fatto non ha alcuna copertura sul piano della rivendicazione che riguarda i ritardi stessi così strettamente osservati dall’Inps e dal Governo. Nessuna pressione e nessun intervento per quell’esigua minoranza che non ha accettato di iscriversi al sindacato per avere subito l’anticipo della cassa integrazione. La “vil razza dannata” deve soffire. Come dire, cornuti e mazziati.

Ovviamente, potevano essere studiate forme alternative come una “cassa di resistenza”, ca va sans dire, proprio in nome di quel principio così tanto decantato dalla categoria stessa, la libertà di coscienza e il rispetto per chi fa scelte diverse. Niente da fare. Se ti fai la tessera bene, altrimenti vai all’inferno, nel senso dei lunghi mesi in cui il tuo unico interlocutore abituale è il direttore della banca. E’ questo il sindacato di tutti i lavoratori? Grazie Fnsi-Associazione stampa romana, e grazie Cdr di Liberazione.

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