venerdì 6 20 Dicembre19

Sull’Italia in guerra qualcuno fa il furbo

Sull’Italia in guerra qualcuno fa il furbo

Oggi in Italia il segretario di Stato Usa e allora il Corsera titola “L’Italia bombarderà l’Isis in Iraq. Tornado pronti, intervento a ore”. Politica ruffiana e Parlamento beffato. Chi ha fatto il guaio?

di Ennio Remondino

Un ‘dietrofront’ che non evita dubbi e perdite. Di credibilità, le perdite.

«Le azioni di bombardamento dei caccia italiani in Iraq sono solo ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento».

Si parla dell’intervento dell’Italia nei bombardamenti all’Isis sollecitato dagli Stati Uniti.

Una scelta politica delicata e decisamente problematica che era stata fatta filtrare sulla stampa come cosa fatta, in barba al Parlamento che resta la sola autorità a poter decidere l’uso delle armi, a decidere la guerra. E nessuno provi a inventarsi arzigogoli giuridici per improponibili scorciatoie.

Una storia di stupidità mischiata ad arroganza con diversi lati oscuri. Entriamo nei dettagli.

La ministra della difesa Pinotti al posto di comando di un Tornado

La notizia è stata sparata dal Corriere della Sera solo soletto. Uno scoop.

«I Tornado italiani che partecipano alla coalizione occidentale contro l’Isis avranno nelle prossime ore l’incarico di svolgere missioni di bombardamento nelle zone dell’Iraq selezionate di comune accordo con il comando americano».

Frase lapidaria, come se a decidere sull’utilizzo delle forze armate italiane fosse il comando americano direttamente, neppure attraverso la Nato.

Una notizia da maneggiare con le molle che porta la firma di Franco Venturini, uno dei più esperti editorialisti di esteri sul Corriere.

E Franco Venturini, se scrive, ha certo notizie di prima mano, non orecchiate al bar del ministero Difesa.

Ma la storia è già stata raccontata prima da RemoContro.

Andiamo invece a scoprire nuovi dettagli inquietanti.

Sempre Venturini, che sarà pure interventista, ma sempre attentissimo e meticoloso.

1. «Il nuovo impegno italiano sarà certamente bene accolto dal Segretario alla difesa statunitense Ashton Carter, che giunge oggi in visita prima a Sigonella e poi a Roma dove sarà ricevuto anche dal Presidente della Repubblica».

2. «Meno certo appare il consenso di alcune forze politiche, ma non è detto che per attuare le nuove regole di ingaggio dei nostri Tornado si renda necessario un voto in Parlamento».

Renzi-in divisa fb 600

Ascoltato Venturini, le deduzioni di RemoContro.

UNO. A volere fortemente il nostro coinvolgimento sono gli americani, forse in cambio di una qualche loro sostegno alle ambizioni italiane per la Libia.

DUE. Cosa vuol dire quel “non è detto che per attuare le nuove regole di ingaggio dei nostri Tornado si renda necessario un voto in Parlamento”. Chi l’ha ‘ventilato’, ‘buttato lì per caso’, parlando con Venturini? Un costituzionalista con le stellette, o un politico con la coda di paglia?

Indicative e sospette le stesse smentite dalla Difesa e dalla maggioranza di governo.

A) La difesa:

«..ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento».

Passare dal Parlamento per informazione o per decisione? Si gioca con le parole.

B) La politica.

Il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre .

«Come è noto l’Italia è parte di una coalizione internazionale, è già impegnata con un’azione non attiva in termini di bombardamento, ci è stata fatta una richiesta in tal senso e naturalmente il Governo dovrà valutare questi aspetti e soprattutto preventivamente informare il Parlamento. Allo stato non c’è nessuna decisione di questo tipo. -quindi, sottolinea Latorre- Le regole di ingaggio non sono cambiate».

Il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre

Scusi senatore, che vuol dire nel suo ‘non dire’? Che per il governo basterebbe una semplice modifica delle ‘regole di ingaggio’ per trascinare l’Italia in guerra?

Sarebbe un passaggio logico, politico e giuridico decisamente ‘audace’.

Se il governo ritiene giusto intervenire in Iraq contro Isis anche con l’uso diretto delle armi lo proponga alla sua maggioranza e lo approvi in Parlamento senza trucchi o scorciatoie poco onorabili. Per favore.

Nel frattempo il costituzionalista Sergio Mattarella potrebbe suggerire qualche rilettura dell’articolo 11 della Carta, con eventuali ripetizioni d’urgenza.

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