lunedì 11 Novembre 2019

Matt Le Tissier, la dura vita di un Dio di provincia

Matt Le Tissier, la dura vita di un Dio di provincia

Southampton come scelta di vita, a dispetto dei contratti milionari che l’avrebbero lanciato nel calcio che conta, aprendogli le porte della Nazionale

Di Carlo Perigli

le tissier2Luci spente, ad illuminare la sala ci sono solo i suoi gol, proiettati sullo schermo. Matt Le Tissier li guarda affascinato, sorride, nascondendo a fatica una travolgente emozione. E, sia chiaro, a farlo sussultare non è la pregiata fattura dei colpi, una serie di 209 sfide all’impossibile regolarmente vinte per k.o. E tutto sommato, non è nemmeno l’intervista che sta per rilasciare, o il documentario che di lì a poco gli verrà dedicato. Anzi, a dire la verità, di quello gli interessa veramente poco. Le Tissier si è sempre rifiutato di mettere la sua vita sotto i riflettori, tanto da aprire la sua autobiografia con la precisazione che della sua sfera privata non avrebbe raccontato nulla (“It’s Tiss and Dell, not Kiss and Tell“).

Il sangue di Matt Le Tissier brucia perchè davanti ai suoi occhi stanno scorrendo i frammenti di una vita intera, diciotto anni interamente donati al Southampton e ai suoi tifosi. A vederli urlare, piangere, abbracciarsi l’un l’altro in momenti di eccezionale felicità. Eccolo il valore aggiunto di una carriera di provincia, quella componente intangibile che gli ha impedito di allontanarsi dall’Hampshire, nonostante le ricche sirene avessero bussato più volte alla sua porta.

Contratti milionari, trofei importanti, e, sopratutto, la possibilità di venire considerato seriamente per un posto nella Nazionale inglese, forse l’unico rimpianto di una carriera condotta sempre in prima persona. La possibilità di vestire la maglia dei Tre Leoni gli venne data solamente per otto volte, perlopiù in scampoli di partita. Da titolare, l’esordio lo fece in un noto match contro l’Irlanda, una partita basata su scontro fisico e lanci lunghi, tra l’altro sospesa dopo trenta minuti a causa degli scontri tra le due tifoserie. Nonostante il supporto popolare, con i “Valley Slags” che arrivano addirittura ad incidere un brano (“Bring Him for Englandper la causa, l’esperienza di Le Tissier in Nazionale sarà breve e incolore, culminata con l’esclusione sia dagli Europei casalinghi del 1996, che dai Mondiali francesi del 1998.

Eppure, senza fare troppa dietrologia, anche lui sapeva che sarebbe bastato poco per rovesciare radicalmente la situazione. Una firma, il suo nome su uno dei tanti contratti che i più grandi club inglesi gli avevano messo davanti agli occhi. L’Arsenal nel 1991, poi il Chelsea ed il Tottenham, per arrivare al Manchester United di Alex Ferguson, che nel 1994 avrebbe fatto carte false per affiancare “Le God” a “Le Roi”, una coppia che solo ad immaginarla fa ancora venire i brividi. Invece niente, il rapporto tra il fantasista e le big si è esaurito in una serie di “No, thank’s” che fecero sobbalzare anche il più accanito dei romantici. “A Southampton ci stai bene solo tu, non combinerai mai niente – gli disse prima di andarsene la moglie Cathy nel 1997 – ti sei creato la tua corte dei miracoli qui, a duecento chilometri dal calcio che conta“.

Si, la vita è decisamente più comoda se sei la bandiera di una squadra blasonata, con la sala trofei piena e lo scudetto come obiettivo stagionale. Decisamente più complicato scegliere di passare la carriera a puntare alla salvezza anno dopo anno, sopratutto se le tue qualità ti permetterebbero di ambire a ben altri traguardi. Ma a questo Le Tissier non ci ha mai pensato, oltre Southampton per lui finiva il mondo. Oltre quella maglia, quei tifosi, quella città, non c’era niente per cui valesse la pena dare tutto. Nessuna vittoria, nessun trofeo avrebbe avuto valore senza la maglia bianco-rossa.

Un’appartenenza che soltanto chi ha conosciuto Le Tissier sul campo può capire fino in fondo. “Una volta che lo conoscevi – ha scritto Alan Shearer nella prefazione di “Taking Le Tiss” – ti rendevi conto che ci teneva fortemente a segnare e vincere. E al Southampton. Ecco perchè è rimasto lì per l’intera carriera nonostante avesse un’ampia scelta. Ha avuto tantissime opportunità per andarsene, ma non ha mai capito perchè avrebbe dovutoC’è da applaudirlo, perchè una fedeltà del genere è decisamente rara“.  Il filmato termina, e Le Tissier inizia a raccontare la sua storia. Di quando ha lasciato l’isola di Guemsey per approdare a Southampton, di come in quella piccola cittadina avesse trovato tutto quello di cui aveva bisogno. Le Tissier racconta una storia unica, quasi sacra, che parla di un amore eterno. Quello tra i Saints e Le God.

 

Matt Le Tissier, la dura vita di un Dio di provincia
www.storiedelboskov.it

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