venerdì 14 dicembre 2018

Sinistra, il nuovo riavanza

Sinistra, il nuovo riavanza

I grandi capi di Sel, Prc, Ae più Fassina, Cofferati e Civati sottoscrivono un testo e oggi annunciano una specie di de profundis per il centrosinistra

di Giulio AF Buratti

Cofferati-Vendola-Civati

Stavolta c’è chi dice sia la volta buona per il nuovo soggetto politico di sinistra. Proprio oggi, 5 novembre, alle 14, si vedranno, per fissare una data, Sel, Fassina, Cofferati (reduce da un talk show in cui ha difeso il sistema pensionistico contributivo!), Ranieri, Rifondazione Comunista, L’Altra Europa con Tsipras, Act e Possibile che, finora, era parsa la componente più recalcitrante e pronta a iniziative velleitarie come quella frettolosa corsa, e sfortunata, per i referendum contro la buona scuola. Il tavolo che era sembrava scricchiolante, l’altroieri ha licenziato il testo che trovate in calce dove si giura che il centrosinistra è finito e Sel – che comunque ha deciso di fare le primarie a Milano – ha deciso di sottoscrivere anche il punto in cui ci si impegna a valutare «in comune ovunque la possibilità di individuare candidati, di costruire e di sostenere liste nuove e partecipate in grado di raccogliere le migliori esperienze civiche e dal basso e di rappresentare una forte proposta di governo locale in esplicita discontinuità con le politiche dell’attuale esecutivo». La prima assemblea sarà probabilmente a gennaio, una carta dei valori, l’avvio di una «Carovana dell’Alternativa» per il programma «in un cammino partecipato». Solo il prossimo autunno il fiocco rosa eventuale per il “nuovo” soggetto. Chi ha preso parte al tavolo riferisce l’intervento telefonico diretto dei “grandi capi”, il diritto di parola solo per i capidelegazione che hanno partorito un testo solo per gli addetti ai lavori, ambiguo sul passaggio elettorale e sulla collocazione europea.

Sabato 7 potrebbe già esserci l’evento pubblico-assemblea per l’unificazione dei gruppi parlamentari italiani (SEL, AE, Cofferatiani e alcuni altri fuoriusciti) da cui però si è sottratto Civati con l’argomentazione che l’unificazione dei gruppi fa parte del processo, non può esserne l’atto costitutivo.

Ecco dunque il testo

1. NOI CI SIAMO, LANCIAMO LA SFIDA

Riteniamo non solo necessario ma non più procrastinabile avviare ORA il processo costituente di un soggetto politico di sinistra innovativo, unitario, plurale, inclusivo, aperto alle energie e ai conflitti dei movimenti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei movimenti sociali, dell’ambientalismo, dei movimenti delle donne, dei diritti civili, della cittadinanza attiva, del cattolicesimo sociale.

Un soggetto politico in grado di lanciare in modo autorevole e credibile la propria sfida al governo Renzi e a un PD ridotto sempre più chiaramente a “partito personale del leader”, in rappresentanza del variegato universo del lavoro subordinato e autonomo, degli strati sociali che più soffrono il peso della crisi, dei loro diritti negati e delle loro domande inascoltate, orientato a valorizzare la funzione dei governi territoriali e dei corpi intermedi.

Dobbiamo rispondere in modo adeguato – con la forza, il livello di unità e la chiarezza necessarie – alla domanda sempre più preoccupata di quel popolo di democratici e della sinistra che non si rassegna alla manomissione del nostro assetto democratico- costituzionale, alla liquidazione dei diritti del lavoro e alla cancellazione del residuo welfare.

L’obbiettivo è lavorare fin d’ORA, in un contesto di dimensione europea contro le politiche neoliberiste, all’elaborazione di un programma comune con cui candidarsi alle prossime elezioni politiche alla guida del Paese, con una proposta politica autonoma e in competizione con tutti gli altri poli politici presenti (la destra, il M5S e il PD), nella consapevolezza che in Italia la stagione del centro-sinistra è finita. In Europa è evidente la crisi profonda delle tradizionali famiglie socialiste.

Ogni giorno che passa aumenta il disagio e il disastro nel Paese. Renzi ha declinato il tema della vocazione maggioritaria come politica dell’uomo solo al comando, alibi per un partito trasformista pigliatutto in realtà dominato dall’agenda liberista dell’Eurozona. Noi vogliamo al contrario costruire una sinistra in grado di animare un ampio movimento di partecipazione popolare e di realizzare alleanze sociali e politiche che mettano radicalmente in discussione le “ricette” nazionali ed europee che hanno caratterizzato il governo della crisi da parte di Popolari e Socialisti.

Sappiamo perfettamente che non è sufficiente unire quel che c’è a sinistra del Partito Democratico, o autoproclamarsi alternativi, per costruire un progetto all’altezza della sfida, davvero in grado di cambiare la vita delle persone. Ma siamo altrettanto convinte/i che senza questa unità il processo nascerebbe parziale, o non nascerebbe affatto.

Per questo noi questa sfida la lanciamo oggi. Insieme.

2. DEFINZIONI DEL SOGGETTO

Il Soggetto politico che vogliamo sarà:

DEMOCRATICO, sia nel suo funzionamento interno (una testa un voto regola guida, strumenti e momenti di partecipazione diretta e online, pratiche di co-decisione tra rappresentanti istituzionali e cittadini, costruzione dal basso del programma politico) sia perché deve essere il punto di riferimento e di azione di tutte/i i democratici italiani

DI TUTTE E TUTTI, perché deve essere il luogo in cui tutte/i coloro che si contrappongono alle politiche neoliberiste, alla distruzione dell’ambiente e dei beni comuni, alla svalutazione del lavoro, alla crescente xenofobia, alle guerre, all’attacco alla democrazia possono ritrovarsi e organizzarsi in un corpo collettivo capace di superare antiche divisioni nell’apertura e nel coinvolgimento delle straordinarie risorse fuori dal circuito tradizionale della politica.

ALTERNATIVO e AUTONOMO rispetto alle culture politiche prevalenti d’impronta neoliberista che ci condannano al declino sociale e culturale, di cui oggi il PD tende ad assumere il ruolo di principale propulsore e diffusore.

INNOVATIVO sia nelle forme sia per la rottura con il quadro politico precedente, così come sta avvenendo in molti paesi europei. Differente dal sistema politico corrotto e subalterno di cui siamo avversari.

EUROPEO in quanto parte di una sinistra europea dichiaratamente antiliberista, che, con crescente forza e nuove forme, sta lottando per cambiare un quadro europeo insostenibile.

3. L’anno che verrà – Il 2016

Il 2016 ci presenta passaggi politici di grande importanza: le amministrative che coinvolgono le principali grandi città, il referendum sullo stravolgimento della Costituzione e la possibile campagna referendaria contro le leggi del governo Renzi.

In coerenza con il nostro obbiettivo principale per la scadenza delle amministrative vogliamo lavorare alla rinascita sociale, economica e morale del territorio, valutando in comune ovunque la possibilità di individuare candidati, di costruire e di sostenere liste nuove e partecipate in grado di raccogliere le migliori esperienze civiche e dal basso e di rappresentare una forte proposta di governo locale in esplicita discontinuità con le politiche dell’attuale esecutivo.

Fondamentale è la costruzione di una forte campagna per il NO nel referendum sulla manomissione della Costituzione attuata dal governo Renzi e il sostegno alle campagna referendarie in via di definizione contro le leggi approvate in questi 2 anni.

4. QUINDI…

Al fine di avviare il processo Costituente di questo soggetto politico, convochiamo per il

XX xx dicembre 2015 una assemblea nazionale aperta a tutti gli uomini e le donne interessati a costruire questo progetto politico. Da lì parte la sfida che ci assumiamo e li definiremo la nostra carta dei valori.

L’assemblea darà avvio alla Carovana dell’Alternativa, individuando le forme di partecipazione al progetto politico. Si tratta di definire il nostro programma, le nostre campagne e la nostra proposta politica in un cammino partecipato e dal basso che con assemblee popolari e momenti di studio e approfondimento coinvolga movimenti, associazioni, gruppi formali e informali unendo competenze individuali e collettive.

Entro l’autunno del 2016 ci ritroveremo per concludere questa prima fase del processo e dare vita al soggetto politico della sinistra.

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12 Comments

  1. eugenia

    Questa aggregazione è dettata da esigenze di sopravvivenza, equilibrio e ricomposizione tra le singole forze. C’è l’unità, ancora eventuale, ma non c’è la rottura con questo sistema neoliberista. Se vogliamo un futuro che non sia fatto di sfruttamento, precarietà, disoccupazione dobbiamo rompere con l’Unione Europea che è irreformabile dal punto di vista democratico. I trattati europei e l’Euro sono gli strumenti politici del governo dell’Unione Europea. Questi signori che si propongono per fare da argine alla potenza del capitalismo neoliberista non gli faranno nemmeno il solletico. La distruzione del sistema sociale in Italia è così avanzata che anche una blanda frenata della devastazione non avrà effetti sul corpo sociale martoriato dalla crisi. Difendere la Costituzione senza sfiorare il tema dei trattati europei vuol dire far finta di non sapere che questi producono un diritto vincolante per gli stati membri che primeggia sul diritto interno e che ingloba le costituzioni nazionali e al tempo stesso le modifica ( vedi pareggio di bilancio con il patto europlus). E’ di esclusiva competenza dell’UE la sottoscrizione di trattati internazionali vincolanti soprattutto in ambito commerciale come il TTIP, TISA, TPP. Ci rendiamo conto che nessuno ha eletto questi della Commissione Europea (che si definisce braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE)?
    Se non bastasse alla sinistra che riavanza ecco che anche il tema del diritto del lavoro – si spera che sia nelle loro preoccupazioni – viene eroso dalle direttive della Commissione stessa, ieri in Francia il governo Hollande si è inchinato al diktat europeo e ha deciso di riformare “le code du travail” che era già stato riformato nel 2008. La Commissione ha detto che c’è troppa poca precarietà in Francia. Noi da questo punto di vista siamo i primi della classe.
    L’Euro è parte integrante del sistema dei trattati, pilastro fondante della debitocrazia, strumento politico della governance, causa primaria delle politiche di deflazione salariale e dell’austerity che determinano l’impoverimento dell’area dei PIGS. Se non si prende posizione contro l’Euro non c’è possibilità alcuna di incidere sulle politiche interne al paese Italia. Naturalmente la posizione contro vuol dire rottura con l’Euro. Tutto il resto è fuffa!

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    1. Paolo Henrici De Angelis

      Scusa, ma non è proprio questo il punto? Le politiche importanti sono sempre di più di livello sovranazionale. In altri momenti, la spinta europea è stata decisiva per esempio per un miglioramento della nostra (ancora pessima) legislazione ambientale, perché era guidata da forze diverse ed in particolare erano forti i Verdi in Germania. Pensare che si possa avere una legislazione sul lavoro o sulla finanza migliore da soli, come Italia, quando alle spinte neoliberiste della finanza mondiale non sa resistere l’Europa non è una follia? L’Europa potrebbe cambiare, se cambia l’orientamento politico; l’Italia sarebbe ancora più prigioniera.

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  2. eugenia

    mi sembra, caro Paolo, che il destino dei greci indichi a tutta la sinistra di classe quale futuro ci sarà riservato se restiamo nell’Unione Europea e ci inchiniamo ai diktat della troika; il problema è la persistenza di un’idea positiva di un sistema che ha reso impossibile l’espressione di una volontà popolare democratica arrivando a dar corpo persino ad una polizia europea, l’Eurogendfor, con poteri illimitati e non controllabili; i persuasori sono riusciti nell’opera di convincerci che non siamo in un regime di dittatura.

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  3. mario pellerey

    In un paese con quattro milioni di disoccupati, con il caporalato che ci porta nell’ottocento, con gli sbirri che non pagano mai per i loro delitti, sempre i tutori che si passano la “professione” come eredità, è possibile che non esista una forza vera di sinistra? parafrasando il galileo….un popolo di dura cervice……. no pasaran

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  4. stefano

    cari signori, sono un compagno prima di rifondazione, poi di sel, ed ora non ho appartenenza, ma resto una persona di sinistra. Ritengo che per toccare il cuore della cosidetta “base”, dobbiate fare alcuni passi importanti e significativi: Rendervi promotori, ma poi avere il coraggio di defilarvi, e far crescere nuovi volti, e allo stesso tempo, dimostrare etica e coerenza rinunciando ai vostri vitalizi o stipendi, ed evolvendoli a finanziare questo progetto, nessuno vi chiede di morire di fame, ma di non sfruttare i privilegi, diventate attivisti, militanti della base, da generali dovreste tornare soldati semplici……solo così la gente ritornerà ad avere fiducia.

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  5. eugenia

    aggiungo, sempre per Paolo, che leggo oggi questo: ““La Commissione Europea sta valutando se assumere la proposta di legge antisciopero britannica e farla diventare una direttiva europea vincolante per tutti gli stati membri dell’Unione Europea” è l’allarme lanciato ieri da Paola Palmieri della Usb alla conferenza sulla difesa del diritto di sciopero in Europa tenutasi ieri a Roma.”
    E’ l’Unione Europea da abbattere e l’Euro è il suo strumento: una catena che ci tiene legati come cani ad un padrone irresponsabile.

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  6. dionigi tafuto

    Ci vogliono proposte che vanno nella direzione della rottura di tutti gli elementi che alimentano questo modello di sviluppo, sia italiano e quello europeo. Via la nato, reddito minimo per tutti, lavorare meno meno ma tutti, no al pagamento del debito pubblico, per le amministrative requisire le case per gli sfrattati, gratis per la scuola d’obbligo, ripristinare una politica per i trasporti pubblici gratis per le fascie d’orario, no al ticket sanitari

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  7. eugenia

    Peccato, caro Tom, che l’articolo che ci consigli di leggere sia in Inglese, sarebbe carino che ce lo riassumessi, non credo sia difficile … c’è poi il problema di chi, anche facendo parte della sinistra di classe, farà dell’entrismo in questa marmellata tutti frutti socialdemocratica, pensi sia cosa buona e giusta?

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  8. eugenia

    penso che per capire la pseudo sinistra sia ancor più chiara la lettura di questo articolo che si scaglia contro Vendola:
    https://www.wsws.org/it/2015/aug2015/ital-a18.shtml
    resta il fatto che nell’Altra Europa militano anche dei compagni trotskisti e/o della Quarta Internazionale per cui il problema della “Pseudo Sinistra” è tutto interno al nostro mondo. Fino a quando non ci uniremo contro l’Unione Europea e contro l’Euro, finendola con le ambiguità di proclami per la classe lavoratrice che non hanno una base materiale, la nostra politica aiuterà la destra reazionaria dei due Matteo ad averla ancora vinta per un bel po’.

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