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La marcetta su Bologna e le manganellate del blue bloc

La giornata dell’8 novembre di mobilitazione in una Bologna militarizzata per l’arrivo di “centomila” leghisti con Salvini, Meloni e Berlusconi. Cariche per ore della polizia ai danni dei manifestanti antirazzisti

 di Giampaolo Martinotti

 bologna 1

Ieri più di 2mila attivisti della Bologna antirazzista e antifascista sono scesi in strada per dare vita a due cortei, “Difendere Bologna” e “Mai con Salvini, Bologna non si lega”, per contestare la patetica adunata della Lega Nord in Piazza Maggiore alla quale hanno preso parte circa 6mila persone spacciate per centomila dalla propaganda padana. Dopo il fallimento della “marcia su Roma” del febbraio scorso anche la “marcia su Bologna”, al di là delle solite mistificazioni, si è rilevata come l’ennesimo comizio di una destra grottesca che fa sfoggio di retorica qualunquista e di populismo xenofobo. E a riempire il piccolo vuoto provocato dalla temporanea assenza di Casapound dalla piazza, si tratta solo di passeggere discrepanze “politico-amministrative”, ci hanno pensato altrettanti personaggi di dubbio gusto, da un ormai banale Silvio Berlusconi all’impresentabile Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), che in uno slancio di entusiasmo macabro promette di sgomberare tutti i centri sociali d’Italia.

bologna 2

Insomma, la classica misera passerella nella quale la Lega, sotto inchiesta per rimborsi equivalenti a 59 milioni di euro, parla di legalità e sicurezza andando a caccia dei soliti capri espiatori, evidenziando quanto la metamorfosi salviniana abbia fatto scivolare il già becero Carroccio verso un nazionalismo confuso e pericoloso. La volontà di rispondere al devastante malessere socio-economico con ricette violente e reazionarie, non rendendosi conto di essere causa ed essenza della crisi stessa, richiede essenzialmente una presa di posizione netta da parte delle forze antifasciste.

Le manganellate degli agenti che ieri hanno caricato i manifestanti antirazzisti nei pressi del ponte di via Stalingrado, e altrove, sono pesanti quanto lo sono alcuni commenti che arrivano dai palazzi dei sinistrati politici “arcobaleno”. Sempre a debita distanza, non perdono mai l’occasione per dimostrare quanto il “razzismo democratico”, descritto in maniera brillante dall’antropologa Annamaria Rivera, sia una realtà tristemente diffusa all’interno della nostra società.

La risposta energica e positiva dei vari collettivi e delle associazioni che ieri hanno fatto sentire la propria voce in una delle città “Medaglia d’oro alla Resistenza” fa parte delle rivendicazioni popolari che molti vorrebbero distruggere. L’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia sociale, unite alla difesa della Costituzione e della memoria storica della Resistenza stessa, sono le basi culturali che hanno unito tanti cittadini ieri a Bologna per contrapporsi alle dinamiche fisiche, politiche e mediatiche di una repressione che non conosce vergogna.

bologna 3

1 COMMENTO

  1. gli sbirri sono ultrà di destra, dagli anni ’40 dopo che il Generale Pieche, criminale fascista ripescò una velina mussoliniana e allontanò i partigiani che erano nelle forze dell’ordine………perchè buzzi sta molto attento a parlare? ovvio gli sbirri sono amici di Alemanno alemagna e non tanto un caffè alla sindona terrorizza il nostro ma una tortura giornaliera……….no pasaran

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