Skinheads, amici di Tosi, all’attacco della Caritas

Skinheads, amici di Tosi, all’attacco della Caritas

Pagliacciate razziste rivendicate dal Veneto Fronte Skinhead contro una decina di sedi Caritas rea di pianificare l’invasione dei “negri”. Ecco le gesta di un gruppo sponsorizzato dal “moderato” Tosi

di Francesco Ruggeri

Skinheads-caritas

«Masse di stranieri ci stanno invadendo», scrive il Veneto fronte skinheads sul proprio sito rivendicando blitz nella notte del 24 novembre a diverse sedi della Caritas e del Pd nel Nord Italia. Azioni – con manifesti funebri e sagome di cadaveri con i colori della bandiera italiana – fatte per «denunciare chi continua a condurre un chiaro disegno politico finalizzato all’annientamento dell’identità italiana» con leggi di «distruzione di massa» come quella sullo ius soli e il «favoreggiamento di un’invasione pianificata di orde di immigrati extraeuropei». La Caritas è diventata un obiettivo perchè «in nome di un ipocrita umanitarismo di facciata ed un falso filantropismo, trova motivo di speculazione ed interesse, proponendo un pericolosissimo modello di integrazione volto solo ed esclusivamente a ridurre i popoli in una poltiglia indifferenziata». ‘Avvenire’, l’organo della Cei, riporta che sono dieci le Diocesi in cui alla Caritas sono arrivate queste «minacce e provocazioni xenofobe»: Como, Brescia, Crema, Lodi, Reggio Emilia-Guastalla, Piacenza-Bobbio, Trento, Mestre, Vicenza e Treviso. Ma anche a Bolzano davanti alle sedi della Caritas e dell’associazione Volontarius, che si occupa di migranti, sono stati lasciati volantini e delle sagome di cartone di uomini morti. Non si tratta della prima volta che Veneto Skinheads compie azioni di questo tipo: lo aveva fatto, ad esempio, il 28 ottobre – anniversario della marcia su Roma, notte di gazzarre criminali per la fascisteria, a Mantova e Suzzara davanti alle sedi della Caritas e del Pd.

Solidarietà da Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea: «Il tentativo di costruire anche in Italia la guerra di civiltà oltre ad essere l’obiettivo dei nazisti dell’ISIS è quello dei fascisti e dei razzisti nostrani che cercano di creare un clima di odio e di intolleranza. Per questo appoggiamo chi come la Caritas costruisce azioni concrete di solidarietà a favore degli ultimi e dei poveri senza fare discriminazioni. Questa azione di solidarietà dal basso è il vero antidoto agli integralismi politici e religiosi che vogliono distruggere ogni solidarietà umana e quindi gli elementi di civiltà che abbiamo conquistato a prezzo di tante lotte».

Scriveva tre anni fa Marialba Pileggi, studiosa delle culture politiche dell’ultra destra: «Veneto Fronte Skinheads ed i gruppi ad esso collegati sono un’organizzazione politica che si propone questa strada: il rovesciamento del regime democratico e dello Stato di diritto. E attraverso la ideologia della violenza razzista e l’antisemitismo che passa dentro ai suoi collegamenti internazionali, il suo circuito rock e via Internet, intende costituire un partito nazista all’interno delle istituzioni democratiche del nostro paese ed in Europa. E’ dunque un’organizzazione che non ha niente a che vedere con i giovani e con il rock, se non per un’ambizione a voler essere ad ogni costo agenzia di formazione culturale fra le giovani generazioni».

Fu l’ex procuratore della Repubblica di Verona, Guido Papalia, a comprendere per primo la portata eversiva della subcultura Skin in Italia. Contro di loro provò a utilizzare le norme contro la discriminazione razziale e la legge Mancino del 1993. Nel 1994 fu arrestato il presidente del Fronte Veneto assieme ad altri sette militanti. Ne seguì un processo a Verona, poi trasferito innanzi al Tribunale di Vicenza, che si concluse nel 2004 con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel 2008 la Corte d’appello di Venezia confermò l’assoluzione.

Personaggi del VFS, legatissimi alla Fiamma tricolore e alla Destra di Storace, li abbiamo incontrati in posti chiave della Giunta Tosi (quello che aveva provato a fare il contraltare “moderato” di Salvini), a Verona. Ad esempio Andrea Miglioranzi, consigliere comunale ex cantante del gruppo nazi-rock «Gesta Bellica», uno dei primi a finire “dentro”: istigazione all’odio razziale. Poi c’è Piero Puschiavo, imprenditore (i suoi miti? «Benito Mussolini, Alessandro Pavolini, Ettore Muti, gli Eroi della RSI, del Piave, gli Arditi, i Corpi Franchi tedeschi dal 1919/21, Rossbach, e poi meglio che mi fermi…»), considerato fondatore e leader dell’organizzazione di «boneheads» più longeva, alcune centinaia di attivisti tra Verona, Vicenza, Padova e Treviso collegati all’internazionale nazi Blood & Honour attraverso l’etichetta discografica vicentina War Sound, già Tuono Records, di Andrea Bellini, un altro leader storico dell’organizzazione. Il 29 gennaio 1993, con quindici avvisi di garanzia per ricostituzione del partito fascista, l’«Operazione Runa» scoperchiò il pentolone maleodorante dentro cui sguazzano questi difensori della civiltà bianca. Il 4 ottobre 1994 Puschiavo e altri sei camerati vengono arrestati con l’accusa di violazione della Legge Mancino: striscioni truci al Bentegodi o pagliacciate per il compleanno di Hitler e manifesti truci come quello di Bra che recitava: «Siamo un gruppo di giustizieri nazifascisti. Rivendichiamo la nostra territorialità messa a dura prova con l’arrivo di questi cani negri che contaminano la nostra terra e che portano la loro droga nel sangue italiano».

Il 22 ottobre del 2004, dunque, tutti assolti con una sentenza che, pur riconoscendo la natura dell’ideologia politica, economica e sociale del VFS, «che accoglie integralmente le note dottrine del totalitarismo nazista e fascista», ha ritenuto che i fatti oggetto del capo di imputazione vanno analizzati e confrontati con l’articolo 18 e 21 della Costituzione: rispettivamente, il diritto dei cittadini di associarsi liberamente e la possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Insomma, la “nostra” intelligence li considera “laboratorio politico dell’estrema destra italiana“ , punto d’incontro tra gruppi politici, gruppi musicali e ultras, ma secondo la sentenza del Tribunale di Vicenza, la propaganda razzista del Veneto Fronte Skinheads non costituirebbe una violazione della Legge Mancino.

 

 

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