Roma, tutti alla Marcia Globale per il Clima

Roma, tutti alla Marcia Globale per il Clima

Mentre in Francia la coppia Hollande-Cazeneuve cancella la marcia parigina e reprime la Coalition Climat 21, in Italia si marcerà per la giustizia climatica 

di Giampaolo Martinotti

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La Marcia Globale per il Clima di Parigi è stata cancellata a causa delle misure di sicurezza imposte dal governo di François Hollande dopo gli attentati del 13 novembre, ma domani, 29 novembre, sono in programma grandi manifestazioni in tutto il mondo per chiedere di arrivare finalmente a un accordo “vincolante” che possa contrastare realmente gli innegabili cambiamenti climatici.

In una nota degli organizzatori si legge tutta la delusione per un divieto che banalizza le tante energie messe in campo: «Il governo può proibire queste manifestazioni, ma la nostra voce non sarà silenziata». Il corteo parigino avrebbe dovuto infatti precedere l’apertura ufficiale della COP21, la 21esima Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà proprio nella capitale francese dal 30 novembre al 12 dicembre. E con profonda perplessità si apprende invece, da una nota della Ligue des droits de l’Homme, che il responsabile del team legale della Coalizione per il Clima d’oltralpe è in stato di arresto da un paio di giorni: «Ecco che il Ministro dell’Interno mette ai domiciliari Joel Domenjoud (…) perché farebbe parte della estrema sinistra parigina che vorrebbe mettere in discussione lo svolgimento della COP21. Domenjoud è obbligato a firmare tre volte al giorno al commissariato. Se avevamo bisogno di una conferma che lo stato d’emergenza è un pericolo per le libertà pubbliche, questa misura ne costituisce una prova».

La marcia di Roma, in programma domani con partenza da Campo de’ Fiori alle ore 14, assume dunque un carattere assolutamente essenziale nella lotta per la tutela del pianeta e dei diritti, aggiungerei. Il contesto ambientale, e non solo, a livello mondiale è attualmente inquietante e potrebbe presto avere una evoluzione negativa inarrestabile con ricadute storicamente drammatiche. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è in costante aumento, come lo è in generale quella degli altri pericolosi gas serra, principali co-responsabili del surriscaldamento globale, che favoriscono la liquefazione tanto graduale quanto regolare dei ghiacci e il riscaldamento con la consguente acidificazione dei mari e degli oceani, concause dei tanti disastri “naturali” che hanno contrassegnato il secolo scorso. Oggi, in un diabolico circolo vizioso, questi cataclismi si affinacano alle dinamiche antropiche di sfruttamento selvaggio del pianeta e ai cambiamenti climatici mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di interi ecosistemi con il conseguente tragico deterioramento delle condizioni di vita per milioni di esseri umani (si pensi alle migliaia di “profughi ambientali” vittime della scarsità d’acqua e delle carenze agricole che provocano conflitti e povertà) e di specie animali.

L’intento principale della marcia di domani è quello di rivendicare l’importanza fondamentale della giustizia climatica, sensibilizzando l’opinione pubblica e i mass media per aumentare la pressione su quegli stessi governanti che, fino ad ora, non hanno saputo rispettare gli impegni presi. I provvedimenti stabiliti in questi anni a livello globale di fatto non hanno impedito l’aggravarsi della situazione né tantomeno hanno contribuito al cambiamento necessario dei modi di produzione, di consumo e di crescita. Basti pensare alla schizofrenia del nostro governo: da un lato Matteo Renzi parteciperà alla Conferenza di Parigi e dall’altro, grazie al decreto Sblocca Italia, affossa le energie rinnovabili e il risanamento ambientale rilanciando in maniera anacronistica e deleteria una “nuova” era dei combustibili fossili, senza dimenticare il sostegno allo sciagurato TTIP.

In questo contesto la Coalizione Italiana per Clima, alla quale aderiscono oltre 150 realtà associative e organizzative, chiama tutti alla massima mobilitazione con un appello* per la giustizia climatica. L’appuntamento di domani nella capitale sarà animato da svariati eventi e si concluderà a via dei Fori Imperiali con un grande concerto. Il pianeta ha davvero bisogno di noi, e noi abbiamo bisogno del pianeta.

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*Appello per la giustizia climatica

Ecco l’appello per la giustizia climatica che la Coalizione Italiana per il Clima porterà al Summit ONU che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015.

La Coalizione Italiana Clima chiede che dalla COP21 di Parigi scaturisca un accordo equo, legalmente vincolante, che consenta di limitare il riscaldamento globale legato alle attività umane ben al di sotto di 2°C (possibilmente 1,5°C) accelerando la transizione verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile.

L’Accordo di Parigi deve porre le fondamenta per un mondo nel quale l’impatto delle attività umane non danneggi le basi della vita, nel quale le risorse naturali vengano usate in modo sostenibile e vengano distribuite in modo equo, nel quale gli “scarti” delle attività umane vengano minimizzati e non minino il funzionamento dei sistemi naturali.

L’Accordo di Parigi deve costituire un impegno per il mondo ad agire insieme, agire in fretta, agire in modo efficace. Il rispetto per la sovranità nazionale non deve limitare le ambizioni collettive, al contrario deve dare a ogni Paese maggiori responsabilità nel vincere una sfida dalla quale dipende la sopravvivenza del Pianeta come lo conosciamo e della stessa civilizzazione umana. L’accordo di Parigi va ancorato alle indicazioni della Comunità scientifica e, quindi, alla necessità di iniziare da subito una traiettoria di rapido declino delle emissioni di gas serra, a cominciare dalla CO2.

L’Accordo di Parigi deve essere equo, tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, alla luce delle diverse circostanze nazionali; il principio di equità va applicato anche all’interno dei Paesi, favorendo una giusta transizione che garantisca migliori opportunità alle popolazioni povere o impoverite e un futuro alle persone e alle comunità colpite dagli impatti del cambiamento climatico.

L’Accordo di Parigi deve anche sancire il principio dell’equità intergenerazionale, principio secondo cui il pianeta debba essere consegnato alle generazioni future in condizioni non peggiori rispetto a quelle in cui lo abbiamo ereditato.

volantino lato A

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