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Caso Uva, solo un poliziotto rinuncia alla prescrizione

Fra 48 ore vanno in prescrizione i reati di arresto illegale, abbandono di incapace, abuso di autorità su arrestato. Resta, per i due carabinieri e i sei poliziotti l’accusa di omicidio preterintenzionale di Giuseppe Uva

di Checchino Antonini

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Si è chiusa ieri a Varese l’istruttoria del processo di primo grado per la morte di Giuseppe Uva a sette anni dai fatti avvenuti la notte del 14 giugno 2008: l’arresto illegale, l’abbandono di incapace, l’abuso di autorità su arrestato e l’omicidio preterintenzionale, stando ai capi d’accusa formulati a carico di due carabinieri e sei poliziotti sul banco degli imputati dal 20 ottobre dell’anno passato.

Nell’udienza, poi rinviata al 15 gennaio 2016, è stato ascoltato l’ultimo degli imputati che hanno accettato di rispondere alle domande. Si tratta dell’agente di polizia Capuano, che quella sera portò in caserma Alberto Biggiogero. l’amico fraterno di Uva. Durante l’esame l’imputato ha riferito che Biggiogero si era lamentato fin da subito del fatto che lui e Giuseppe fossero stati malmenati già per strada.

Fabio Ambrosetti, legale della famiglia Uva ha poi chiesto – come già nell’udienza del 27 novemre, che si procedesse allo stralcio di quei reati [arresto illegale, abbandono di incapace e abuso di autorità su arrestato] che altrimenti vedranno la prescrizione dopodomani, il prossimo 14 dicembre.

giuseppe-uva-presidioLa Corte ha però rigettato questa richiesta e anche quella, fatta sia dalle parti civili che dalla difesa, di sentire ulteriori testi fissando la prossima udienza per il 15 gennaio con la requisitoria del Pm seguita dalle arringhe delle parti civili.

L’esame degli imputati sembrano sostanzialmente confermare il quadro di un arresto illegale visto che nessuno di loro ha saputo fornire motivazioni per il prelevamento dalla strada di Giuseppe Uva e il suo successivo trattenimento lungo in caserma. Il dettaglio, acclarato, dell’arrivo in caserma di Uva con le manette fa a cazzotti con le dichiarazioni di alcuni degli imputati sul fatto che Uva, in caserma, fosse un libero cittadino, non in stato di fermo. Anche la circostanza per cui uno dei poliziotti abbia rinunciato alla prescrizione potrebbe essere letta anche come la rinuncia a una linea difensiva comune da parte degli otto tutori dell’ordine coinvolti in questa storia di malapolizia.

Colucci, questo il nome del poliziotto, ha rinunciato alla prescrizione, specificando che i “domini” dell’intervento erano i colleghi dell’Arma.

L’avvocato Ambrosetti ha esplicitamente chiesto anche agli altri di rinunciare alla prescrizione ma solo Colucci l’ha fatto. Decisiva per ogni valutazione sarà la lettura delle motivazioni.

 

 

 

 

2B, malapolizia, prescrizione, polizia, carabinieri, hiuseppe uva, fabio ambrosetti, abusi in divisa

1 COMMENTO

  1. ora con l’emergenza isis, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, tutto passerà nel dimenticatoio………e la vittima di torture alla Mauthausen sarà incolpato di aver smesso di respirare……….e io pago……..polizia del popolo…….no pasaran

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