Ombrina, il governo ci ripensa. I No Triv stanno vincendo?

Ombrina, il governo ci ripensa. I No Triv stanno vincendo?

La mobilitazione sta pagando, Ombrina può essere affondata. Governo costretto all’emendamento in legge di stabilità. Ma i referendum ambientali sono a rischio

di Checchino Antonini

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Ombrina può essere affondata! La notizia si rincorre sui social dopo la presentazione di un emendamento alla legge di stabilità che, in sostanza, potrebbe sembrare un clamoroso dietrofront del governo Renzi, quello dello Sblocca-Italia. Ma la mossa del governo Pd-Ncd contiene comunque un’insidia per i referendum.

Ombrina è un progetto di piattaforma petrolifera e nave-raffineria lunga il doppio del Colosseo e alto come un palazzo di 10 piani, che stazionerebbe di fronte alla Costa dei Trabocchi per almeno 25 anni. Immetterà fumi nocivi in atmosfera e sverserà inquinanti in mare. Pozzi, piattaforma e nave saranno collegate tra loro e alla terraferma da decine di chilometri di tubature sottomarine: l’Adriatico per chilometri diventerà quasi una proprietà privata, vietata a tutti. La nave stoccherà fino a 50mila tonnellate di petrolio, un eventuale incidente avrebbe effetti letali. Tutto questo nel cuore del Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi che con il suo modello di gestione del territorio cerca di andare in direzione ostinata e contraria rispetto al modello dello Sblocca-Italia.

E’ un primo passo nella lunga lotta contro la deriva petrolifera in Italia? Se lo chiede anche il Coordinamento No Ombrina che sta seguendo in questi minuti l’evoluzione dello scenario della legge di stabilità con l’emendamento presentato dal Governo per la modifica delle norme che riguardano gli idrocarburi, sia per quanto riguarda le 12 miglia che per quello che attiene all’art.38 dello Sblocca Italia.

«Le mobilitazioni dell’ultimo anno stanno costringendo il Governo Renzi ad una marcia indietro che può segnare una prima vittoria dei cittadini nei confronti dei petrolieri. I 40mila di Pescara, i 60mila di Lanciano, i manifestanti a L’Aquila durante la visita di Renzi, i 500 a Roma sotto il Ministero potrebbero avere ragione sui lobbisti del petrolio e sul progetto Ombrina mare», si legge sul blog del coordinamento.

Il lavoro degli attivisti contro un progetto che metteva a rischio l’intero Adriatico e contro il quale sono mobilitate tutte le istituzioni territoriali potrebbe quindi dare i suoi frutti. «Ovviamente – si avverte – bisogna tenere alta la guardia per evitare sgambetti dell’ultimo secondo. Si tratterebbe di una prima vittoria nella lunga strada per l’abbandono delle fonti fossili che stanno uccidendo il pianeta e inquinando vaste aree. E’ un movimento attivo in tante aree del paese e nel mondo che si sta opponendo a leggi folli come lo Sblocca Italia».concerto5

«Ora il Governo chiarisca qual è il suo Piano dopo Parigi e butti nel cestino la SEN, la Strategia Energetica Nazionale », chiedono anche le grandi organizzazioni ambientaliste – FAI, Greenpeace, Legambiente; Marevivo, Touring Club Italiano e WWF – alla lettura dei tre emendamenti. Anche per loro, «il Governo fa un importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri Adesso si attende che gli emendamenti presentati ieri alla Camera siano effettivamente approvati nei prossimi giorni con le ultime correzioni necessarie».

«Fermare Ombrina sembrava impossibile ma a forza di rompere le scatole in tutte le sedi si sta profilando un primo successo significativo – commenta Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale PRC, pescarese ed ex consigliere regionale – dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni a larghissima maggioranza un emendamento alla legge di stabilità che reintrodurrebbe il limite delle 12 miglia, proprio quello che era stato abrogato con il voto di tutti i parlamentari abruzzesi di allora all’epoca del governo Monti. Era stato proprio quel decreto bipartisan a sbloccare Ombrina Mare 2 e quindi possiamo dirci soddisfatti. Ora attendendo che la cosa si concretizzi prepariamoci a stappare lo spumante. Ci attendono tante altre battaglie. Come per il Centro Oli e il terzo Traforo del Gran Sasso si dimostra ancora una volta che quando il popolo si informa, incazza e mobilita lasciandosi alle spalle la rassegnazione la lotta popolare può costringere i prepotenti a fare marcia indietro.

La bellissima mobilitazione plurale contro la petrolizzazione ora spero faccia un salto di qualità e si traduca in un impegno corale degli abruzzesi per fermare la cementificazione della nostra costa e del nostro territorio e salvaguardare quell’ambiente e quel paesaggio che logiche di rapina e l’intreccio affari-politica hanno troppo spesso sfigurato e avvelenato».

Già nel 2012 era stata compiuta dal Governo Monti una intollerabile forzatura (con l’art. 35 del decreto legge 83/2012) con la sanatoria delle procedure autorizzative in corso anche per attività offshore di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa istituita per legge. Ora questo errore è stato corretto tardivamente dal Governo Renzi facendo salvi solo i titoli concessori già rilasciati. Inoltre, con i suoi emendamenti il Governo ammette che queste attività non potevano essere considerate “strategiche” e quindi godere di procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini e intese forti con le Regioni, come era stato imposto dal Governo Renzi con il Decreto Sblocca Italia (comma 1 dell’art. 38 del decreto legge n. 133/2014) e che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo (comma 5 del decreto legge n. 133/2014).

La mobilitazione No Triv e le iniziative delle Regioni, che hanno prima impugnato di fronte alla Corte Costituzionale l’art. 38 dello Sblocca Italia (sette Regioni) e poi promosso il referendum sull’art. 35 del dl 83/2012 e sull’art. 38 del dl 133/2014 (dieci Regioni), ottiene un primo importantissimo riconoscimento. Proprio lo scorso 26 novembre la Corte di Cassazione aveva dichiarato l’ammissibilità dei quesiti referendari e a gennaio 2016 si attendeva il vaglio della Corte Costituzionale. Gli emendamenti governativi non accolgono pienamente quanto chiesto dalle Regioni perché, abrogando interamente il comma 1-bis dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia, prevedono la cancellazione del Piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ciò non consente di fatto lo svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica sul disegno complessivo di Governo e petrolieri ma rimanda all’esame caso per caso; e perché mantengono il periodo di 6 anni per le attività di ricerca derivanti dal titolo concessorio unico.

Anche i No Triv, dall’Irpinia, non nascondono la preoccupazione che gli emendamenti allo Sblocca Italia proposti dal Governo, «se accolti, invalideranno i quesiti referendari!». Tra le proposte c’è anche l’abrogazione del Piano delle Aree previsto dall’art.38 c.1-bis dello SbloccaItalia. «Il piano rappresentava l’unico strumento per l’individuazione delle aree da destinare alle ricerche.
Senza Piano e senza una forma di organizzazione, tutti territori, escluse le coste entro le 12 miglia marine e le aree censite con la dir.UE Natura2000, saranno potenzialmente trivellabili!! Servono prescrizioni chiare a tutela delle aree interessate da riserve naturali strategiche e da attività antropiche importanti per i territori». 

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