Isis: Anonymous, sventato attacco all’Italia

Isis: Anonymous, sventato attacco all’Italia

Hacker di Anonymous rivendicano su twitter d’aver sventato un attacco terroristico dell’Isis in Italia. L’annuncui sul loro account Twitter ‘Operation Paris’ (#OpParis)

di Ercole Olmi

++ Anonymous minaccia Isis, 'più vicini ai tuoi padroni' ++

Anonymous afferma di aver sventato un attacco terroristico dello Stato Islamico in Italia. «Questo mese stiamo lavorando in silenzio. Abbiamo già sventato un attacco dell’Isis in Italia, speriamo di bloccarne altri», afferma il gruppo di hacker sull’account twitter Operation Paris, citato dal Daily Mail. Non è stato fornito nessun dettaglio sul presunto complotto terroristico. Dopo gli attentati di Parigi, che hanno provocato 130 morti a novembre, Anonymous ha deciso di contrastare su Internet il terrorismo jihadista. Il tweet con cui il giorno di Natale Anonymous ha affermato di aver sventato un attacco terroristico dell’Isis in Italia è, secondo l’Ansa, sotto osservazione degli esperti della polizia postale italiana. Il tweet al momento non sarebbe più visibile.

L’operazione contro affiliati dell’Isis in Italia sarebbe «ancora in corso» e, non appena sarà possibile, verrà rivendicata con un video. Un “anon” francese si sarebbe intrufolato in un account Isis intercettando una conversazione su un obiettivo italiano. Immediato il blocco dell’accesso dell’autore originario e un depistaggio per l’alro interlocutore filo Isis. Successivamente un altro attivista francese avrebbe intercettato una conversazione privata tra due presunti jihadisti che parlavano della pianificazione di un attacco terroristico da compiersi in territorio italiano. I coordinatori dell’#OpParis hanno lanciato l’allarme.

Anonymous è una forma di attivismo telematico che identifica singoli utenti o intere comunità online che agiscono anonimamente – in modo coordinato o anche individualmente – per perseguire un obiettivo concordato anche approssimativamente. Il termine viene utilizzato pure come “firma” adottata da gruppi di hacktivists che intraprendono azioni sotto l’appellativo fittizio di “Anonymous”; e più genericamente anche per riferirsi ai sostenitori ed ai seguaci della sottocultura di internet. La simbologia del “busto senza capo” rappresenta l’organizzazione senza leader e l’anonimato.

Il 9 gennaio il collettivo hacker Anonymous ha diffuso un video in cui proclamava vendetta verso Al Qaeda e jihadisti per l’attacco terroristico subito dal giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi il 7 gennaio. «Stiamo dichiarando guerra contro di voi, terroristi», dice una voce in un video spiegando che Anonymous vuole rintracciare e chiudere tutti gli account sui social network legati ai terroristi, per vendicare le vittime di Charlie Hebdo. L’8 febbraio Anonymous blocca e sospende tutti gli account social dei reclutatori dello Stato Islamico, pubblicando online un video in cui dichiarano di non dare tregua ai seguaci del califfato. Un mese dopo, il 9 febbraio, gli hacker si fanno risentire affermando di voler dare la caccia al più alto esponente dell’ISIS. Il 15 novembre, in seguito agli attentati di Parigi, Anonymous diffonde un video in cui si annuncia ufficialmente l’apertura di #OpParis e l’intenzione di perseguire autori, mandanti e fiancheggiatori degli attentati parigini: «Saluti a voi, cittadini del mondo. Noi siamo Anonymous. Prima di tutto vogliamo esprimere il nostro dolore e solidarietà per le vittime, i feriti e le loro famiglie. Per difendere i nostri valori e la nostra libertà siamo sulle tracce degli appartenenti ai gruppi terroristici responsabili degli attacchi, non ci fermeremo, non dimenticheremo, e faremo tutto il necessario per porre fine alle loro azioni. Durante gli attacchi a Charlie Hebdo, avevamo già dichiarato la nostra determinazione a neutralizzare chiunque attaccasse le nostre libertà. Adesso faremo lo stesso. Aspettatevi la nostra totale mobilitazione. La violenza non ci indebolirà, ma ci darà la forza per unirci e combattere insieme la tirannia e l’oscurantismo. Noi siamo Anonymous. Noi siamo legione. Non dimentichiamo. Non perdoniamo. Aspettateci».

Ma l’Isis – che adopera sistemi di comunicazione venduti da società occidentali – non è l’unico nemico di Anonymous. Sulle tracce degli hacker ci sono le polizie di mezzo pianeta e non solo. Il 26 luglio 2007, KTTV News della FOX 11 con sede a Los Angeles, in California, ha trasmesso un rapporto su Anonymous, definendolo un gruppo di “hacker on steroids”, “terroristi interni” e collettivamente una “macchina dell’odio di Internet”. Nel febbraio 2008, la trasmissione “Today-Tonight” ha incluso un pezzo della relazione KTTV, preceduto dalla seguente frase: « La Chiesa di Scientology ha aumentato l’offensiva contro Anonymous, accusando il gruppo di “bigottismo” religioso e sostenendo che sono anime malate e contorte. »

Il 29 febbraio 2012, 25 presunti hacker di Anonymous sono stati arrestati in Argentina, Cile, Colombia e anche Spagna per aver commesso attacchi informatici contro siti istituzionali. Il 5 luglio 2011 la polizia postale italiana, dopo lunghe indagini del CNAIPIC (il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), ha compiuto all’alba 36 perquisizioni in Italia e in Svizzera, disposte dalla procura di Roma, con l’ausilio della polizia cantonale ticinese, denunciando una quindicina di persone e sequestrando materiale informatico di vario genere (hard disk, memorie USB, smartphone, laptop ecc.), tra i denunciati anche cinque minorenni. I reati contestati sono di accesso abusivo in sistema informatico, danneggiamento a sistema informatico e interruzione di pubblico servizio. La polizia affermò di aver individuato il “capo” del gruppo italiano di Anonymous (anche se per definizione il movimento non ha “capi”), riconoscendolo in “Phre”: un italiano di 26 anni che vivrebbe nel Canton Ticino.

A seguito di queste perquisizioni il movimento ha prontamente risposto con comunicati che invitavano i lettori ad unirsi al gruppo e che non sarebbe finita qui; infatti il 25 luglio gli Anonymous hanno dichiarato di essere riusciti ad attaccare con successo i server del CNAIPIC, trafugando una grande mole di dati e documenti sensibili, che verranno presumibilmente resi pubblici successivamente.

Il 17 maggio 2013 vengono arrestati 4 presunti capi locali italiani durante l’operazione Tango Down   con l’accusa di aver attaccato sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali e siti di importanti aziende. Nel dicembre 2013 la Cassazione con la sentenza che conferma gli arresti domiciliari per Gianluca Preite definisce il gruppo hacker come un’associazione a delinquere composta da cellule e inoltre: nonostante a livello mondiale il gruppo possa ispirarsi ad ideali “lusinghieri e meritori” – come l’impegno sui temi ecologici – le cellule non possono ottenere giustificazione per le loro azioni.

 

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