lunedì 11 Novembre 2019

Senza fondamento la querela di CasaPound contro Persichetti

Senza fondamento la querela di CasaPound contro Persichetti

Un gip di Roma scrive di CasaPound quello che la polizia di prevenzione (la polizia politica) ha in evitato di dire sulle «aggresioni, spedizioni punitive, iniziative contro i disabili, xenofobia e brindisi alla Shoà»

di Ercole Olmi

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“Il gip di Roma Vilma Passamonti scrive quello che la polizia di prevenzione nella sua infornativa sui bravi ragazzi di CasaPound aveva in tutti i modi evitato di dire”. E lo fa nella maniera più oggettiva possibile, ovvero citando le stesse parole che le tartarughine di via Napoleone III  utilizzano sul loro sito per definire se stessi e i propri obiettivi: «l’associazione si propone di sviluppare in maniera organica un progetto e una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale e umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio».

Il blog Insorgenze torna sulla questione sollevata dalla pubblicazione dell’ormai famosa nota della polizia di prevenzione che santifica CasaPound glissando amabilmente sulle sue simpatie fasciste.

Se non fosse una storia di violenze, abusi, coperture, si potrebbe anche sorridere leggendo sul portale del Viminale «come la “polizia politica” sia andata trasformandosi da oscuro apparato di controllo e intimidazione a mezzo di contrasto, ampiamente sopportato dal consenso popolare, di ogni minaccia che alle istituzioni democratiche provenga dal terrorismo e dalla eversione. Tant’è che non si usa più da diversi anni nemmeno il termine di “polizia politica”, ritenendolo sinonimo di abuso e illegalità, ma si parla invece di polizia di sicurezza o di prevenzione». Ecco, dunque, la polizia di prevenzione è la polizia politica. E non ha nulla da ridire sulle gesta di CasaPound.

Il passaggio appena citato da Insorgenze fa parte del provvedimento reso noto nel pomeriggio di ieri con il quale il giudice ha archiviato la querela che Gianluca Iannone aveva presentato contro un articolo apparso su Liberazione dell’8 maggio 2010. La denuncia puntava l’indice contro un passaggio in cui riferiva delle «aggresioni, spedizioni punitive, iniziative contro i disabili, xenofobia e brindisi alla Shoà», compiute da esponenti di CasaPound. “Episodi ritenuti non veritieri e lesivi della onorabilità dell’associazione. Nel corso delle varie memorie depositate dalla parte querelante si invitava ripetutamente il magistrato a richiedere informazioni alla digos per avere chiarimenti sull’operato dell’organizzazione”. Un singolare dimostrazione di fiducia verso le informative della polizia nonostante l’esistenza di centinaia di denunce e decine di arresti. Questa strategia dispiegata anche in altre cause alla fine ha sortito la richiesta del giudice del tribunale civile di Roma dove pendeva la denuncia dalla figlia di Erza Pound. Da qui è scaturaita la nota informativa della polizia di prevenzione che tanto ha fatto discutere in questi giorni.

Nel dispositivo emesso oggi il gip sostiene che nell’articolo messo sotto accusa, firmato da Paolo Persichetti, curatore di Insorgenze, non solo “il diritto di cronaca è stato correttamente rispettato ma – aggiunge – nello scritto «un nucleo essenziale di veridicità dei fatti… sussiste con certezza secondo quanto documentato anche da articoli giornalistici dell’epoca, attenendo dunque o trovando la propria fonte in fatti anche pubblicamente conosciuti». La querela è dunque senza fondamento“.

Su Insorgenze il dispostivo integrale e subito dopo i link della documentazione presenti nella memoria difensiva redatta dall’avvocato Francesco Romeo.

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