domenica 20 Settembre 2020

E Tsipras prova a spegnere le tv degli oligarchi

E Tsipras prova a spegnere le tv degli oligarchi

Il governo di Syriza contro i padroni delle TV private, uno dei nodi del “diaplokì”, l’intreccio di interessi tra banche, padroni e politica. La “madre di tutte le battaglie” è giunta al rettilineo finale

da Atene, Elena Sirianni

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Parliamo di un sistema che ha assicurato a un pugno di oligarchi il totale controllo del paese, del suo sistema politico, bancario, mediatico e che è all’origine di guasti gravissimi della Grecia e ne ha falsato lo sviluppo negli ultimi trent’anni.
I due partiti che si sono alternati al governo dalla caduta della dittatura ad oggi, Nea Dimokratia e Pasok, si sono garantiti il potere da un lato conquistando il consenso elettorale grazie a politiche clientelari, dall’altro mettendosi sotto l’ala protettiva della potente oligarchia alla quale hanno assicurato fiumi di appalti pubblici, immunità fiscale, leggi “ad personam”, finanziamenti a fondo perduto. Gli oligarchi, da parte loro, hanno “ricambiato il favore” sostenendo il sistema politico di Pasok e Nea Dimokratia attraverso generosi prestiti bancari concessi dalle loro banche e soprattutto attraverso il sistema dei media da loro controllati. A loro volta le banche hanno assicurato agli oligarchi prestiti generosi senza garanzia alcuna col risultato che attualmente 18 oligarchi in Grecia hanno uno scoperto bancario di ben 11 miliardi. Chi sono? I soliti noti, i Bobolas, i Bardinoghiannis, i Kokkalis, i Vghenopoulos, gli Psicharis ecc…. Sono proprietari di banche, televisioni, imprese di costruzione, compagnie navali, attività turistiche, cementifici. In sostanza l’imprenditoria malsana di un paese malato che ha beneficiato di privilegi spropositati e malgrado fosse come quel pugile che combatte sul ring contro un avversario bendato e legato,è riuscita ugualmente ad accumulare debiti su debiti che in passato gli sono stati generosamente condonati.
Questo sistema a tre teste (politico-bancario-mediatico) in Grecia viene detto “diaplokì” (intreccio di interessi), e pur essendo la causa principale dei problemi del paese e della sua crisi, non è stato intaccato dalla crisi. Il sistema della diaplokì è riuscito a sopravvivere malgrado la troika e i memoranda, anzi ha utilizzato i memoranda per scaricare sui ceti medio-bassi i costi della crisi da esso provocata. Ma adesso la diaplokì deve fare i conti con Syriza che le ha da sempre dichiarato guerra e per questo è stata osteggiata da giornali e tv private quando era all’opposizione e viene attaccata duramente oggi che è al governo.
Il primo serio colpo che il governo Tsipras ha assestato alla diaplokì è stata la legge sulle frequenze televisive, occupate “provvisoriamente” da più di vent’anni dai baroni dei media con la compiacenza del vecchio sistema politico, al di fuori di ogni regola e a titolo gratuito, con grave danno per le casse pubbliche. Mai versati neanche i soldi per la pubblicità, per la quale una legge mai applicata del 2010 prevede una tassazione del 20%.
La nuova legge sulle frequenze televisive presentata dal governo di Syriza ed approvata il 24 ottobre scorso, prevede che in base agli standard europei e tenuto conto del numero degli abitanti, in Grecia non possano esserci più di quattro canali nazionali le cui frequenze vengono assegnate dall’ESR (Consiglio Nazionale della Radiotelevisione) con una gara pubblica internazionale. Sono previsti inoltre canali regionali.
La durata della licenza è di 10 anni. Il costo di ogni licenza è di 30-40 milioni di euro che vanno versati in anticipo.
Possono prender parte alla gara società anonime (già esistenti o in via di costituzione, nazionali e straniere) che operano esclusivamente nel settore dei media, società cooperative ed enti locali. Al fine di garantire la trasparenza economica, le società che prendono parte all’appalto, comprese quelle straniere, devono rendere noti i nomi e la situazione patrimoniale dei soci. I partecipanti alla gara non devono aver subito condanne, non devono aver conflitti di interessi e devono essere in regola con banche ed agenzia delle entrate. Inoltre non devono in alcun modo prendere parte a società di ricerca di mercato radiotelevisivo e ad agenzie pubblicitarie.
L’assegnazione delle frequenze partirà da zero e risponderà ai criteri sopra elencati. Questo, insieme alla drastica riduzione del numero delle licenze televisive, significherà la chiusura di alcuni dei canali televisivi già operanti. Basta ciò per capire qual è la portata della sfida lanciata dal governo Tsipras.
L’AVGHI di domenica 7 Febbraio scrive nel suo editoriale:
“ Ogni giorno costruiscono…..”notizie” e (tentano) di… far cadere governi (non tutti i governi, quello di SYRIZA) e non si arrendono, malgrado il fatto che i cittadini gli abbiano voltato le spalle in ben tre tornate elettorali. Ricorrono ad ogni mezzo. Drammatizzano le notizie, si inventano crisi, deformano la realtà e tutto ciò che non è congruo al loro “racconto”, semplicemente non trova spazio nei loro notiziari e nei media da loro controllati. La lotta è all’ultimo sangue. Quale lotta? Ma quella per la loro sopravvivenza. Non riescono a capire perchè questo governo non venga a patti con loro. Impazziscono perchè non li “ascolta”. Soprattutto non riescono a digerire che il piano del governo per l’assegnazione delle licenze televisive proceda, per la prima volta, con regole chiare e malgrado la loro feroce resistenza. ……
…..I baroni dei media nel loro ultimo sfogo indossano le vesti della classe televisiva nazional borghese che viene ferita. Non a caso, perchè sanno che le licenze televisive sono quattro, mentre i loro canali sono di più.
E questo numero non è stato scelto così, ma in base a standard internazionali (a livello tecnologico) che sono stati firmati dal nostro paese. Inoltre, questo è quanto può supportare un paese di 10 milioni di abitanti in base al suo mercato pubblicitario. Sono finiti i prestiti bancari facili.
Per questo preparatevi. La “madre di tutte le battaglie” è giunta al rettilineo finale”

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