Caso Bergamini, la famiglia chiede la riesumazione

Caso Bergamini, la famiglia chiede la riesumazione

Denis Bergamini, calciatore del Cosenza, morì nel 1989 in circostanze mai chiarite. La famiglia si batte per la riapertura delle indagini

di Checchino Antonini

 

L’avvocato Fabio Anselmo del foro di Ferrara ha incontrato, insieme a Donata Bergamini, il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla chiedendo la riapertura delle indagini sulla morte di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto in circostanze mai del tutto chiarite nel 1989 sulla Statale 106 a Roseto Capo Spulico. Un camion lo travolse ma secondo la famiglia era già morto e dietro questa vicenda vi sarebbero molti sospetti. L’autotrasportatore fu indagato ma poi prosciolto dalle accuse, così come l’ex fidanzata di Bergamini è stata indagata per favoreggiamento ma poi la vicenda giudiziaria si è risolta in archiviazione.

Già nel 2011 la Procura di Castrovillari, all’epoca retta da Franco Giacomantonio, aveva riaperto il caso ma poi era stata chiesta l’archiviazione nel 2014. Oggi l’avvocato Anselmo ha presentato la certificazione del team coordinato dal professore Vittorio Fineschi della Sapienza che attesta di poter datare in modo certo le lesioni subite da Bergamini, dunque la famiglia chiede la riesumazione della salma al fine di poter stabilire se il calciatore era già morto quando venne travolto dal camion oppure si trattò di suicidio. Fineschi è lo stesso consulente che ha svolto l’autopsia sul corpo di Giulio Regeni, ucciso in Egitto. «Abbiamo notato un certo interesse del procuratore Facciolla, siamo molto fiduciosi», commenta l’avvocato Anselmo. Ora il magistrato studierà il caso e deciderà se riaprire le indagini alla luce dei nuovi elementi probatori. Insieme a Donata Bergamini c’era anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, alla quale è legata da amicizia.

«Sono qui oggi per la mia amicizia e per il mio legame con Donata per il fatto che abbiamo capito bene quanto è importante essere unite. Non bisogna affrontare questi percorsi difficili da sole», ha detto ieri a Castrovillari, Ilaria Cucchi. Donata Bergamini ha affermato che «la conoscenza con Ilaria è datata nel tempo. Nel 2009 stavamo organizzando una manifestazione per Denis a Cosenza, la prima dopo la chiusura del primo processo, davanti al tribunale di Cosenza quando arrivò la notizia della morte di Stefano Cucchi. Tutti siamo rimasti sconvolti perché dicevano che Stefano fosse morto di morte naturale quando invece sul suo corpo c’erano i segni di una violenza. Entrambe siamo state ingannate».

Denis Bergamini, argentano del ’62, venne trovato morto il 18 novembre 1989 sulla statale 106 Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza. Carlo Petrini, ex calciatore del Milan, scrisse su di lui “Il calciatore suicidato” nel 2001, in cui fornì alcuni dettagli ancora non provati sulla vicenda. All’epoca, però, fu pompata la testi del suicidio: Bergamini si sarebbe buttato tra le ruote di un camion che l’avrebbe trascinato per circa 60 metri. L’indagine fu archiviata ma familiari, tifosi, compagni di squadra non hanno mai creduto al suicidio. Il corpo non presentava nessuna ferita compatibile con la versione ufficiale e non era sporco di fango, nonostante la pioggia e le pozzanghere di quella sera. Finalmente la procura di Castrovillari ha deciso nel 2011 di ritornare sulla vicenda, indagando però questa volta sull’ipotesi di omicidio.

A dare l’impulso decisivo l’inchiesta di un giornalista, Gabriele Carchidi. Anche Petrini, prima di morire, aveva sposato questa linea parlando dai microfoni di Radio Libera Bisignano. Secondo l’ex difensore del Milan non solo Isabella Internò, ma anche un familiare a lei molto vicino potrebbe contribuire a chiarire cosa successe in quel maledetto viaggio dal Cinema Garden di Rende a Roseto Capo Spulico. 

Isabella era la fidanzata di Bergamini ed era con lui quella sera. Un perito ha dimostrato che il suo corpo venne adagiato già inerme sulla Statale 106. E tutto era già scritto, probabilmente, nella perizia del ’90 redatta dal professor Avato: percosso e colpito ai genitali, evirato, poi morto dissanguato. I Ris di Messina, intanto, hanno escluso che Bergamini fosse un corriere della droga perché la Maserati Spider del calciatore non conteneva né doppifondi né vani occulti. Allora chi aveva interesse ad ucciderlo? Perché la perizia del professor Avato non fu presa adeguatamente in considerazione? Qual è stato il ruolo della fidanzata?

Ventisei anni dopo, tutte queste domande pretendono una risposta.

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