martedì 20 novembre 2018

Legge Cirinnà: più in basso di così non si poteva arrivare

Legge Cirinnà: più in basso di così non si poteva arrivare

Un bel pacco, quello della Legge Cirinnà, lo riconosciamo. Poi lo apri e ti accorgi che dentro c’è solo odio allo stato puro, istigazione alla violenza, alla ghettizzazione, all’isolamento, al suicidio

dall’Associazione Antimafie “Rita Atria”

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Non parleremo d’Amore, termine ormai svilito, deprivato della sua grandezza, martoriato, denigrato, ridotto alla mera capacità di poter sfornare o meno figli in maniera meccanica, come se la famiglia si possa definire tale solo se composta da individui in possesso di vagine funzionanti e di spermatozoi attivi e da prodotti di copulazioni secondo “natura”.

E non lo vogliamo fare proprio per il rispetto che portiamo al significato profondo di questo sentimento, che resiste nonostante tutto e grazie al quale nessuno potrà mai fermare chi sceglie di amarsi.

Invece di diritti parleremo, di diritti fondamentali, basilari, naturali che dovrebbero essere garantiti a tutti senza eccezioni nè stralci.

Vogliamo parlare di leggi che un paese che possa definirsi civile dovrebbe avere approvato da decenni, vogliamo parlare di educazione al rispetto dell’altro, al suo riconoscimento come persona per intero, dell’eliminazione dei pregiudizi legati al pensiero oscurantista catto-bigotto, omofobo e patriarcale che ancora è presente, incancrenito, putrefatto nella testa di chi non vuole allargare i propri orizzonti al di là del proprio misero, gretto e ipocrita modus vivendi, pretendendo che tutti si omologhino ad esso.

Vogliamo dire che una classe politica alla quale è demandato il compito di segnare la strada per il superamento di un modo di pensare che puzza ancora di fascismo, di nazismo, di epurazione, di binario 21, dovrebbe con determinazione portare avanti la nazione verso una civilizzazione che ancora da noi stenta a farsi largo, con normative atte a creare pacifica convivenza, cultura del rispetto, parità di trattamento, riconoscimento.

Ed invece, nel luogo più sacro della democrazia, attoniti, abbiamo dovuto fare i conti con la realtà, abbiamo dovuto assistere ad uno spettacolo ripugnante, di una bassezza umana inquietante, abbiamo dovuto ascoltare parole che ci hanno riportato con orrore a roghi e forni, abbiamo dovuto ancora una volta constatare che la nostra è una classe politica debole, impreparata, ignorante e asservita solo a miseri giochetti di potere e non al bene collettivo.

Oggi si è consacrata e legittimata l’idea che in Italia i cittadini non sono tutti uguali, visto che si è legiferato non per dare parità di diritti ma per consolidare l’idea che si può essere titolari di diritti solo se si appartiene ad una categoria di eletti. E’ stato concesso non riconosciuto e con la pretesa di essere ringraziati per il regalo fatto.

Un bel pacco, questo, lo riconosciamo, il problema però si vedrà quando verrà aperto e ci accorgeremo che dentro c’è solo odio allo stato puro, istigazione alla violenza, alla ghettizzazione, all’isolamento, al suicidio.

E questo perché è lo stato a sancire che qualcuno vale più di qualcun altro, che qualcuno può sentirsi legittimamente e per legge più forte di qualcun altro, a dichiarare che è legittimo avere comportamenti omofobi, lo stato che genera lo stigma sociale.

Concludiamo, però, con una frase scritta su un tema da uno dei nostri soci più giovani, F. di 13 anni: “Quello che io vedo nell’omofobia è l’ignoranza e il non saper guardare oltre la propria concezione di normalità. Secondo me, il mondo è bello perché è vario e spero che un giorno questo giudizio sia nella mentalità di tutti”.

Concludiamo così, sperando che il seme del vero cambiamento stia iniziando a farsi strada nelle giovani generazioni, mentre noi continueremo a lottare cercando di estirpare più gramigna possibile affinchè il terreno in cui queste piantine cresceranno sia sempre più fertile.

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