Da Cosmopolitica a Milano terra-terra: Sel sta con Sala e il Pd

Da Cosmopolitica a Milano terra-terra: Sel sta con Sala e il Pd

Milano, dentro Sel vince chi vuole l’alleanza con il Pd per sostenere l’uomo dell’Expo, manager legato a Letizia Moratti. Tramonta la lista Maltese?

di Giulio AF Buratti

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E Sel si ritinge di arancione: sosterrà a Milano la corsa di Sala, ex direttore generale dell’epoca Letizia Moratti, l’uomo dell’Expo che il Pd ha voluto per rimpiazzare Pisapia. Lo scontro interno tra chi non disdegna la compagnia del Pd e chi dice di volere una sinistra alternativa è stato vinto, 51 a 16, dai primi rendendo evidente la prima crepa fra chi aveva giurato solo una settimana prima di voler costruire la nuova sinistra.

Da cosmopolitica al consueto tran tran terra, «senza cercare scorciatoie in facili schematismi nazionali» ossia rinunciando a correre sempre nelle grandi città in alternativa al Pd renziano. L’assemblea metropolitana di Sinistra Ecologia Libertà Milano, lunedì sera, ha approvato l’idea di correre con una lista di sinistra e civica («che può vedere in Francesca Balzani un punto di equilibrio e rappresentanza») dentro una «alleanza di centrosinistra larga, plurale, aperta e saldamente ancorata nei programmi, nei componenti e nei comportamenti nel campo aperto a Milano nel 2010».

L’ambizione è la solita che viene esibita in casi come questa: «orientare le scelte di governo della prossima amministrazione» naturalmente agitando lo spauracchio che «la destra riprenda il governo di Milano… Chi vuole evitare questo rischio è chiamato ad una grande assunzione di responsabilità ed ad un tenace lavoro sul territorio».

Con un avvertimento finale a Sala – «Non possiamo neanche però accontentarci di una collocazione ininfluente legata allo schema del 2011» – che significa avere più voce in capitolo in Giunta.

«Non è sottraendosi alla battaglia politica in cerca di improbabili purezze che si tutelano gli interessi di quei soggetti che vogliamo rappresentare», manda a dire Sel ai più riluttanti dentro e intorno alla compagine vendoliana da dove, quarantott’ore prima di questa decisione, era spuntata la candidatura di Curzio Maltese, eletto a Strasburgo dall’Altra Europa con Tsipras ma fin dall’inizio distante dal dibattito interno e ambiguo nella relazione con il Pse.

«La vittoria di misura di Giuseppe Sala ci dimostra che le primarie erano contendibili e che male ha fatto chi già dai mesi precedenti aveva abdicato alla contesa», si legge nel documento approvato che esorta a ragionare sulla «somma delle percentuali ottenute da Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, ben oltre il risultato di Sala e la maggioranza assoluta, a dimostrazione di una forte presenza di elettori di sinistra che continuano a considerare le primarie come principale strumento di partecipazione e innovazione della politica. Al tempo stesso, questo dato ci mette di fronte agli errori della sinistra: il mancato ticket chiesto a gran voce da Sel insieme ad altri ha frammentato e indebolito il campo arancione. Non ci nascondiamo che un maggiore protagonismo di Giuliano Pisapia avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Lo spazio arancione è quello che noi ora non vogliamo abbandonare perché non è un campo di macerie né un deserto e può continuare ad essere vivo e fecondo se capace di innovarsi e di trovare agibilità nel nuovo quadro politico».

Si ma Cosmopolitica? «Ha obbiettivi di un respiro più largo e lontano nel tempo. Questa fase costituente ci impone un difficile percorso di ricerca e un duplice impegno che non va ricondotto a soluzioni semplicistiche e semplificatorie troppo simili agli accrocchi elettorali di “sinistrarcobaleno” memoria. La costruzione di una sinistra utile, popolare, moderna è una sfida che non possiamo ridurre a una lista di scopo in cui a parole si dice di voler contrastare Giuseppe Sala e nei fatti si finisce per smentire e tradire l’esperienza di governo più avanzata e di sinistra d’Italia».

Contenta Balzani per una decisione che «ci restituisce un centrosinistra ampio e inclusivo, condizione fondamentale se vogliamo vincere le elezioni».

Che ne sarà, allora, di Milano in Comune, la lista «civica e politica» di Curzio Maltese e che qualcuno avrebbe preferito guidata da Gherardo Colombo, ex toga di Mani Pulite? di chi non vuole «rassegnarsi a essere governati da manager, per strappare Milano dall’avidità degli interessi forti, dai banchetti del dopo-EXPO, dalla speculazione negli scali ferroviari e nella città universitaria. Una comunità che vuole restituire un senso ed un ruolo alla politica ed alla democrazia». «Siamo convinti che le elezioni amministrative di Milano rappresentino un referendum tra il modello con a capo i manager e quello della cittadinanza – aveva scritto L’altra Europa milanese – un referendum tra l’autoritarismo e la democrazia». “Non c’è nessuna possibiltà di dialogo” è la lapidaria risposta a Radio Popolare, di Matteo Prencipe, il segretario milanese di Rifondazione Comunista che, assieme a Possibile e a Lista Tsipras, compone Milano in Comune.

 

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