Grecia, lo scandalo dei mutui facili della Banca Popolare

Grecia, lo scandalo dei mutui facili della Banca Popolare

L’ennesimo scandalo scoperto in Grecia. Era stato insabbiato prima dell’arrivo di Tsipras. Soldi dei risparmiatori dati in prestito ad imprenditori amici ma senza garanzie. Un buco da 15 miliardi

da Atene, Elena Sirianni

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Uno dei motivi alla base della crisi greca è il fiume di miliardi che lo stato greco ha dovuto sborsare dal 2008 ad oggi per evitare il crollo del suo sistema bancario. Un sistema bancario gestito dal solito pugno di oligarchi, sì…sempre loro, che si serviva dei soldi dei risparmiatori per concedere prestiti non garantiti a imprenditori “amici” e a società in cui essi stessi avevano partecipazioni, dirette o indirette. Si tratta di mutui molto consistenti che vengono dati senza le necessarie garanzie. Vengono definiti “thalassodania”, termine intraducibile in italiano e costituito dalle due parole “thalassa” (mare) e “dania” (mutui), perchè come il mare sono di proporzioni smisurate. Se è vero che il mare non si può raccogliere e contenere da nessuna parte, così è impossibile riscuotere questi mutui ipertrofici. Fra le banche che hanno elergito “thalassodania” spicca la Banca Popolare di Andrea Vgenopoulos. La sua banca non si limitò a concedere mutui non garantiti ad imprenditori amici ma anche a tre monasteri ortodossi che complessivamente hanno ottenuto mutui per oltre 300 milioni di euro.
Vgenopoulos era particolarmente generoso nel concedere mutui senza le dovute garanzie anche a società di cui era azionista.
In base ai dati esaminati, fino al 2012 le perdite della Banca Popolare ammontano a 2 miliardi e mezzo di euro nel migliore dei casi, nel peggiore a 15 miliardi.
Il giornalista Kostas Vaxevanis, lo stesso che fu arrestato per aver pubblicato l’allora “top secret” lista Lagarde. mette a segno un’altro colpo rendendo noti i nomi degli oligarchi greci “miracolati” da Vgenopoulos e dalla sua banca.
Gli aspetti di questa vicenda sono utili per comprendere quanto è complesso dil fenomeno “diaplokì” in Grecia. La diaplokì, che è anche questa una parola intraducibile in italiano, è l’intreccio di interessi fra i diversi tipi di potere che gestiscono il paese, quello politico, quello dei media e quello economico. Al vertice di tutto ci sono gli oligarchi greci che hanno sostenuto il sistema politico attraverso un uso spudorato dei media e con “thalassodania” concessi ai partiti politici di riferimento (ammontano a centinaia di milioni i mutui concessi a Nea Dimokratia e PASOK), venendo poi ricambiati dal sistema politico con favori di ogni genere, agevolazione negli appalti pubblici, frequenze televisive gratuite, mancati controlli, garanzia di immunità ecc…Un ruolo oscuro nella diaplokì appartiene anche alla magistratura, o almeno ad una parte di essa. E’ stato anche colpa di magistrati compiacenti se la diaplokì ha potuto agire indisturbata per decenni.
Tornando alla Banca Popolare, per ben due anni due magistrati della sezione anticorruzione, Antonis Eleftherianòs e Yannis Dragacis, hanno indagato sulla gestione della Banca Popolare da parte di Vgenopoulos e dei suoi collaboratori. Ma qualche mese fa gli atti processuali gli vennero letteralmente sfilati di mano e proprio quando stavano per essere emessi i primi avvisi di garanzia. Il giudice della Corte d’Appello Gheorghia Tsatanis richiamò a sè tutta l’istruttoria reclamandone la competenza, per poi, in un secondo momento, archiviare l’indagine senza procedere a nessuna imputazione.
Il dirottamento dell’indagine venne denunciato con un’interpellanza in parlamento da un gruppo di deputati di SYRIZA. Il viceministro della Giustizia competente per la lotta alla corruzione, Dimitris Papanghelopoulos, definì la sottrazione dell’inchiesta ai due magistrati anticorruzione un “golpe giudiziario”. Pochi giorni fa la Tsatanis ha denunciato all’Areopago e sulla stampa, “interferenze e pressioni” del viceministro che l’avrebbe pressantemente invitata a restituire l’inchiesta ai colleghi dell’anticorruzione. Nel frattempo l’Areopago ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del magistrato.
Sempre grazie a Vaxevanis e alla sua rivista HOT DOC cominciano a trapelare notizie riguardo alla Tsatanis e si scopre così che come magistrato si è occupata di altri due clamorosi scandali che hanno monopolizzato in passato le prime pagine dei giornali greci, quello noto come “ scandalo del Vatopedio” e quello sulle forniture militare del programma SONAC . In entrambi i casi i nomi coinvolti sono quelli di personaggi di primo piano di Nea Dimokratia, partito per il quale nelle ultime elezioni politiche è stata candidata la figlia del giudice nonchè suo marito (in passato governatore sempre per lo stesso partito) con un evidente conflitto di interessi.

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