Nazisti del Nordest, che cosa (non) sappiamo di Ludwig

Nazisti del Nordest, che cosa (non) sappiamo di Ludwig

I lati oscuri di Ludwig, la sigla che firmò seminò morti tra il 1977 e il 1984. Presi e condannati due rampolli della borghesia veronese. Ma forse non s’è indagato sulla loro relazione con l’estrema destra veneta

da Verona, Enrico Baldin

ludwig

Via Taormina dà l’accesso a corso Milano che porta nel centro storico di Verona. I palazzoni ai lati della via richiamano un’urbanizzazione aumentata e guardandosi attorno nulla fa pensare a quella notte dell’agosto 1977, quando il povero Guerrino Spinelli venne assassinato. Spinelli era un nomade senzatetto, in auto aveva trovato il suo ricovero di fortuna. Le fiamme avvolsero la Fiat 126 in cui dormiva, il poco che gli restò da vivere fu pura agonia.

Fu il primo omicidio che Ludwig scelse di rivendicare ad alcuni anni di distanza, assieme a quelli di Lucio Stefanato – cameriere omosessuale rinvenuto a Padova in un’auto con due coltelli conficcati al collo e alla schiena – e a quello di Claudio Costa, un tossicodipendente assassinato a Venezia. Ma per Ludwig fu solo l’inizio di una scia di omicidi e stragi che terminò solo nel 1984 quando Wolfgang Abel e Marco Furlan vennero colti in flagrante mentre con delle taniche di benzina tentavano di dare alle fiamme la discoteca “Melamara” a Castiglione delle Stiviere, piena di ragazzi che festeggiavano il carnevale.

Fino alla tentata strage del “Melamara”, dietro ai volantini di rivendicazione scritti con caratteri runici, trasudanti odio e nazismo non si sapeva davvero cosa e chi ci fosse. Le rivendicazioni erano intestate da un’aquila poggiata ad una svastica e chiudevano con Gott mit uns (Dio è con noi). Ludwig colpì tutto ciò che non rientrava nel suo ordine morale: omosessuali, prostitute, tossicodipendenti, sbandati, senzatetto, emarginati, sacerdoti. E aveva un rapporto perverso con la sessualità: l’incendio di un cinema a luci rosse di Milano in cui persero la vita sei persone venne rivendicato come il «rogo dei cazzi», la strage alla discoteca “Liverpool” di Monaco di Baviera venne esaltata dal comunicato con un perentorio «Al Liverpool non si scopa più». In tutto, tra omicidi e stragi le rivendicazioni di Ludwig conteranno 28 morti e 39 feriti. Solo una parte di essi, in sede di processo, saranno attribuiti a Furlan ed Abel che al termine dei dibattimenti verranno condannati a 27 anni ciascuno.

Abel e Furlan erano due rampolli della Verona ricca. Il primo, figlio di un dirigente di uno dei più importanti gruppi assicurativi tedeschi, il secondo figlio di un primario dell’ospedale di Verona. Studiosi e intelligenti, i due avevano una vita agiata, un’amicizia morbosa, un rapporto di reciproca interdipendenza. Si sentivano superiori a tutto e a tutti e avevano la presunzione di poter ripulire la società e di imprimere il loro ordine morale.

Ma a 32 anni di distanza dal loro arresto – con Furlan definitivamente libero e Abel ai domiciliari ritenuto ancora socialmente pericoloso – restano ancora parecchi buchi neri. Abel e Furlan apparentemente non avevano legami con alcuna organizzazione di estrema destra. Erano chiusi ed “autistici”, stavano sempre e solo tra loro, la loro amicizia non aveva alcuno sbocco esterno. Eppure solo in seguito si seppe che i due frequentavano una organizzazione radicale cristiana chiamata Guerriglieri di Cristo Re. Da quelle parti giurarono di non saperne nulla, e nulla faceva presupporre un coinvolgimento di alcun membro di quella specie di setta. Le indagini però non scartarono altre piste, soprattutto dopo che pochi anni fa un ex membro di Ordine Nuovo, Giampaolo Stimamiglio, sostenne che Ludwig non era un binomio ma era un “gruppo”. Fece alcuni nomi di altri presunti appartenenti a Ludwig, parte dei quali già legati a Ordine Nuovo e altri ad una organizzazione terroristica denominata Ronde pirogene antidemocratiche che dava alle fiamme auto e motorini, e si presupponeva di «sopprimere fisicamente coloro che compromettono l’ordine sociale dal punto di vista estetico». Finalità simili, luoghi e appartenenze geografiche equiparabili: d’altra parte è accertato che sia Abel che Furlan conoscevano personalmente alcuni dei personaggi del terrorismo nero veneto che ben prima delle rivelazioni dell’ordinovista Stimamiglio, erano finiti in una informativa giunta sulla scrivania del magistrato antiterrorismo Guido Salvini.

Oltretutto i dubbi sulla presenza di altre persone oltre ad Abel e Furlan sono suffragati anche da testimonianze che ricordano che in alcuni casi (incendio al cinema “Eros”, duplice omicidio di Monte Berico, incendio alla discoteca “Liverpool”) i giovani visti darsi alla fuga erano più di due.

Altro mistero ancora mai risolto è quello sulla “strana” fuga di Marco Furlan che pochi giorni prima della sentenza definitiva scappò in bicicletta da Casale di Scodosia dov’era ai domiciliari e giunse in Grecia ove quattro anni dopo venne trovato in aeroporto a Heraklion su segnalazione di un turista veronese. Come arrivò Marco Furlan in Grecia? Chi lo protesse? Chi gli diede quei 51milioni di Lire rinvenuti nell’appartamento di Creta in cui viveva? Chi gli diede quella “soffiata” appena prima che la polizia lo agguantasse a Salonnico diversi mesi prima? Che il padre di Furlan continuasse a tenere i contatti col figlio apparve certo. D’altra parte vennero accertati dei bonifici massicci verso la Grecia. Appare difficile però che lo stimato primario del centro ustionati di Verona potesse offrire al figlio latitante un tale grado di protezione. Qualcuno disse che ci potessero essere dei legami tra il padre, qualche imprenditore, gli avvocati Longo e Ghedini (poi avvocati di Berlusconi) che lo difendevano, alcuni settori dell’estrema destra eversiva veronese che collaborava con pezzi dell’estrema destra ellenica.

Ipotesi mai accertate e che dopo alcuni decenni trovano difficoltosa ogni indagine. Del resto sul coinvolgimento di altri in questa storia, Abel e Furlan non hanno mai fatto menzione. Anzi, si sono sempre considerati estranei ai fatti. i due principali protagonisti di questa storia criminale e nazista si avvicinano ai 60 anni, mentre agli altri personaggi di questa storia di sangue e fuoco, è stato tolto il domani. La buia coltre di silenzio ha annebbiato i tanti perché che ancora qualcuno – nonostante il tempo – continua imperterrito a porsi.

La scena del delitto a Vicenza
La scena del delitto a Vicenza

 

 

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