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No Borders, da Idomeni al Brennero contro i confini

Continua la campagna di solidarietà “No Borders”. Scontri al confine italo-austriaco. Iniziate le deportazioni dalla Grecia alla Turchia. Ma i migranti non sono soli

di Giampaolo Martinotti

Continua la mobilitazione contro l’Europa dei muri, del filo spinato e delle deportazioni di massa. Attivisti, volontari, semplici cittadini, italiani ed europei, si sono ritrovati al Brennero nella prima domenica di aprile per opporsi con fermezza alla militarizzazione del confine tra Italia e Austria, una misura violenta imposta dal governo del cancelliere cattolico Werner Faymann come inutile soluzione alla crisi dei migranti. Più di mille persone si sono mosse in un vivace corteo, esponendo uno striscione d’apertura con un messaggio esplicito: “Con i nostri corpi abbattiamo le frontiere. Open the borders!”. All’interno dei vari interventi che hanno preceduto la partenza dei manifestanti alla volta del valico di frontiera, Francesco Pavin ha sottolineato cometutte le barriere parlino il linguaggio della morte, il linguaggio del capitalismo, mentre un esponente della comunità curda di Bolzano ha voluto ricordare lo sciagurato accordo tra Unione europea e Turchia, miliardi di euro versati nelle casse del regime di Erdoğan e impiegati nella brutale repressione del popolo curdo, vero baluardo della lotta ai jihadisti di ISIS, e per deportare e incarcerare, se non letteralmente “buttare a mare”, gli esseri umani disperati che l’Europa rifiuta.

E se l’Unione rifiuta i migranti, la marcia del Brennero ha voluto rifiutare le fallimentari politiche securitarie e liberticide imposte dai governi europei ai popoli d’Europa e ai profughi in fuga dalle guerre e dalla povertà causate dagli stessi governi. Austerità, controlli e violazioni dei diritti umani da una parte; accoglienza, solidarietà e giustizia sociale dall’altra: sfidare il blocco della polizia austriaca rappresenta un gesto tangibile di resistenza portato avanti da quella parte di umanità che non accetta di piegarsi alla logica del profitto e che non vuole cadere assuefatta alla barbarie prodotte da governanti inadeguati e miserabili. Al canto diNo border, siamo tutti clandestini”, i manifestanti hanno raggiunto il confine italo-austriaco tentando di marciare attraverso lo sbarramento degli agenti in assetto antisommossa. L’azione di protesta è stata respinta a colpi di manganello e con l’utilizzo di spray urticanti ai danni di persone assolutamente disarmate, vittime della stessa repressione che l’Europa fortezza riserva ai migranti.

Nel frattempo sul versante sud orientale, dopo l’approvazione della nuova legge sull’immigrazione da parte del governo Tsipras, sono andate in scena le prime deportazioni dalla Grecia alla Turchia previste dal famigerato patto tra l’Unione e Ankara. Le polemiche non hanno convinto il governo di Atene a non ratificare di fatto un accordo che mette a repentaglio la sopravvivenza dei migranti, come ribadito dalla denuncia di Amnesty International e dall’allarme lanciato dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalla varie organizzazioni per i diritti umani. Due traghetti turchi, scortati dalle forze di sicurezza europee (Frontex), hanno preso il largo dall’isola di Lesbo diretti a Dikili con centinaia di migranti a bordo, in maggioranza afgani e pakistani, che l’Europa semplicemente non vuole accogliere. La paura di essere deportati con la forza in territorio turco ha fatto scoppiare giorni scorsi la protesta nell’hotspot di Chios, dove centinaia di rifugiati hanno forzato la prigione e marciato al fianco dei residenti verso il porto dell’isola per essere poi caricati dalla polizia greca.

In questo contesto, dopo il successo della staffetta solidale #Overthefortress, che è possibile seguire attraverso Melting Pot e Global Project, l’impresa del Brennero si inserisce nell’ottica di un’ampia campagna di solidarietà, e di azione politica, che vuole esprimere la necessità vitale di costruire una Europa diversa, libera dal dominio degli interessi economici e dai beceri sentimenti nazional-razzisti che la stanno disintegrando. La spedizione di Idomeni, al di là del preziosissimo aiuto concreto, e l’azione al confine italo-austriaco rappresentano un grande messaggio a quelle migliaia di persone, donne, uomini e bambini, che seppur disperate, e abbandonate dalla politica europea, oggi non sono sole.

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