martedì 13 novembre 2018

Sciopero generale! La Francia si ribella al Jobs Act di Hollande

Sciopero generale! La Francia si ribella al Jobs Act di Hollande

Ancora una giornata di protesta in Francia. Sesto sciopero nazionale e generale contro la legge El Khomri sul lavoro. Scontri in corso, soprattutto a Parigi e Rennes

di Giampaolo Martinotti

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In Francia siamo al sesto sciopero generale in poco più di due mesi. I sette sindacati più combattivi (CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, Fidl, UNL), che rappresentano lavoratori e studenti, hanno indetto questa nuova giornata di azione unitaria per protestare contro la riforma del diritto del lavoro imposta dall’esecutivo socialista. “La decisione del governo di utilizzare l’articolo 49.3 per adottare, senza voto parlamentare, la scellerata loi Travail è un atto di forza scandaloso”, recita il comunicato congiunto con il quale le sigle sindacali hanno invitato tutti i francesi a lottare senza sosta affinché questa legge venga affossata. In questo senso, la CGT des Aéroports de Paris ha già annunciato che parteciperà alla prossima iniziativa nazionale in programma per giovedì 19 maggio, proseguendo lo sciopero a tempo indeterminato.

Le manifestazioni si sono susseguite in tutto il paese a partire da questa mattina. A Lione sono state segnalate forti cariche della CRS, la Compagnies Républicaines de Sécurité, mentre un manifestante è rimasto ferito dopo essere stato coplito da uno dei pericolosissimi proiettili di gomma in dotazione alla polizia. Scontri con le forze dell’ordine si registrano anche ai presidi intersindacali di Rennes e Toulouse. Al corteo di Nantes gli idranti della polizia e i gas lacrimogeni hanno “accompagnato” il percorso di circa 10 mila persone dopo che alcune bottigliette di vetro erano state lanciate contro la facciata della prefettura. Blocchi stradali e ferroviari a Le Havre, Bordeaux, Marsiglia e Montpellier, e in molte altre zone del paese. Nella capitale, dopo che il tribunale amministrativo di Parigi aveva revocato nove dei dieci “daspo” notificati ai militanti antifascisti e anticapitalisti, e a un giornalista, 55 mila manifestanti hanno partecipato al corteo partito da Place de l’Ecole-Militaire in direzione di Place Denfert-Rochereau. Incidenti con la polizia in assetto antisommossa si sono verificati nei pressi di Montparnasse e alla fine del corteo, mentre una decina di persone sarebbero state arrestate.

Sin dalle prime manifestazioni contro la loi Travail, la propaganda governativa ha cercato di giustificare la violenta repressione poliziesca della protesta addossando tutta la colpa dei vari incidenti a sparuti, o in alcuni casi del tutto fantomatici, gruppi di casseurs. Come per un teatrino inscenato in maniera pessima, questi teppisti incontrollabili avrebbero così messo a repentaglio proprio la sicurezza dei manifestanti, richiedendo l’utilizzo di una forza tanto brutale quanto sommaria per essere fermati. Ma i risultati dei veri e propri abusi di polizia che hanno colpito il movimento di protesta contro la loi El Khomri sono ben documentati da una infinità di filmati e testimonianze nelle quali vittime e testimoni parlano di “violenze inaudite” da parte della CRS e della BAC, “scene di guerra” e di una “strategia per mettere in pericolo i manifestanti più pacifici”. Insomma, la strumentalizzazione dell’état d’urgence, prolungato nei giorni scorsi fino a luglio, per annullare i diritti civili e portare avanti una vile strategia della tensione tesa a reprimere l’opposizione popolare a suon di manganellate, proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

Ma se da un lato il governo del premier Valls precarizza il lavoro, e dichiara di voler rafforzare la presenza della polizia alle manifestazioni, dall’altro i sindacati, gli studenti e la sinistra anticapitalista promettono di andare fino in fondo con scioperi, manifestazioni, presidi, occupazioni e blocchi ad oltranza. In questo contesto, e con un presidente François Hollande deciso a non cedere alle forti contestazioni popolari pur di seguire alla lettera le fallimentari politiche neoliberiste, l’aumento dell’orario di lavoro, la diminuzione degli stipendi e i licenziamenti più facili rappresentano una catastrofica perdita di diritti che la stragrande maggioranza dei francesi non vuole accettare. La coraggiosa mobilitazione alla quale stiamo assistendo può davvero essere in grado di rilanciare il conflitto sociale a livello europeo.

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