mercoledì 23 maggio 2018

Domiciliari a Luca Casarini, un caso di mala-polizia

Domiciliari a Luca Casarini, un caso di mala-polizia

Una nota informativa della polizia santifica Casapound come fosse un’associazione filantropica. E su un’altra informativa si legge che “non si escludono contatti con la criminalità organizzata e non“ per Luca Casarini

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di Luca Casarini

Ci siamo. Ho da scontare una condanna a tre mesi di carcere per il reato di occupazione di una casa sfitta da anni del later di venezia, la casa a Marghera nella quale ho abitato per una vita. Avevo fatto istanza di affidamento sociale, proponendo un progetto messo a punto con il centro diaconale Valdese di Palermo. Proponevo di rendere utili a qualcuno, oltre che a me, questi tre mesi, nel caso specifico a migranti ospitati nella Casa del Mirto. La questura di Palermo, anzi l’ufficio misure di prevenzione, ha inviato su di me una relazione pessima, che si concludeva con “non si escludono contatti con la criminalità organizzata e non“.

Sarà formula di rito nel caso di in pregiudicato come il sottoscritto, ma detta da Palermo mi ha fatto.impressione. Qui la criminalità organizzata è una cosa seria, coincide con una montagna di merda. Oggi l’avvocato mi ha informato che la richiesta è stata rigettata, e sono stati disposti gli arresti domiciliari. Dunque a giorni o ore arriveranno i carabinieri e mi metteranno agli arresti a casa. Espresso divieto di comunicare all’esterno, di avere contatti con persone che non siano i miei familiari. Motivazione: sono pieno di condanne e di reati.

Ora, i miei 4 anni sono relativi all’attivismo politico e sociale che ho sempre praticato e a violazioni di leggi ingiuste che mille e mille volte rifarei.

Bloccherei seduto sui binari ancora una volta quel treno carico di armi per la guerra in Iraq per il quale ho preso un anno di reclusione.

Manifesterei contro la fiera del Biotech a Genova ancora con Don Gallo, come allora, anche se mi è costato un altro anno.

Disobbedirei ai centri di detenzione per migranti ancora e ancora, come feci a Trieste nonostante l’anno e mezzo di condanna.

Occuperei e ristrutturerei con autorecupero come ho fatto con centinaia di altri organizzati nell’Agenzia Sociale per la Casa, altre abitazioni pubbliche tenute vuote e fatiscenti mentre tantissime persone ne hanno bisogno.

I quattro anni, adesso questi tre mesi, i fogli di via, la sorveglianza speciale, le espulsioni da Israele, Colombia e Messico, non sono niente. C’è chi sta molto peggio ed è in carcere per le sue idee o perché si è ribellato.

Io i reati che mi attribuiscono li ho compiuti, e posso andarne fiero. Ma questi tre mesi avrebbe avuto più senso dedicarli ad altri piuttosto che stare chiusi in casa.

Ma evidentemente a questi giudici interessava di più la vendetta che la funzione sociale della pena. Oppure coincidono in una società come la nostra.

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