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L’intolleranza in 140 caratteri. Se il tweet è un ringhio d’odio

Indagine Vox: su 2,6 milioni di tweet, considerando 6 categorie di persone (donne, omosessuali, immigrati, disabili, ebrei e musulmani), 412.716 avevano un contenuto “negativo”

MILANO – Troie, negri, terroni, culattoni, ritardati: non mancano le parole per esprime in 140 caratteri pregiudizi, razzismo e odio. Nella mappa dell’intolleranza via Twitter degli italiani, realizzata da Vox – Osservatorio italiano sui diritti in collaborazione con le università statali di Milano, Bari e La Sapienza di Roma, sono le donne le più colpite. Su 2,6 milioni di tweet, rilevati tra agosto 2015 e febbraio 2016, considerando 76 termini sensibili riferiti a sei categorie di persone (donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani), 412.716 avevano un contenuto “negativo”. Tra questi ultimi, il 63% conteneva termini a dir poco “offensivi” verso le donne, il 10% verso i migranti, il 10,8% verso gli omosessuali, seguiti da quelli verso gli islamici (6,6%),  le persone con disabilità (6,4%) e gli ebrei (2,2%).

Le città più intolleranti
Infografica Intolleranza 1

Dei tweet negativi, 112.630 sono stati geolocalizzati: Lombardia (16.393 tweet), Umbria (12.664 tweet) e Lazio (12.164 tweet) sono le regioni più “intolleranti” mentre Valle d’Aosta (37 tweet), Molise (136 tweet) e Basilicata (189 tweet) quelle più “tranquille”. “La Mappa dimostra ancora una volta l’esistenza radicata nel nostro Paese e nelle nostre città di una resistenza ‘sociale’ alla tolleranza e all’accettazione del diverso -afferma Marilisa D’Amico, costituzionalista, co-fondatrice di Vox -. Le parole ‘d’odio’ che abbiamo mappato sono veicolo di discriminazioni e stereotipi che ostacolano l’eguaglianza effettiva, come sancita dalla nostra Costituzione. Per questo, i risultati della Mappa dovrebbero rappresentare un segnale chiaro per la politica e per le istituzioni: i diritti non si garantiscono solo sulla carta, ma è necessario agire sul contesto culturale con azioni concrete e di prevenzione”.

L’intolleranza nelle altre città
Infografica Intolleranza 2

Roma e Milano sono al vertice della classifica delle città più intolleranti. Solo a Roma sono stati rilevati 20.755 tweet riferiti a donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani. Di questi i messaggi contro le donne sono stati 5.120, contro i migranti 1.749, contro gli islamici 1.268 e gli omosessuali 1.324. A Milano invece il totale dei tweet intolleranti è stato di 15.636, di cui 5.345 contro le donne, 1.032 a stampo razzista, 967 omofobi.
Restando in Lombardia, anche Brescia e Bergamo hanno visto un proliferare di messaggi discriminatori, per un totale rispettivamente di 1.221 e 1.214 tweet, seguite da Monza, Varese, Pavia e Lodi.

Tweet negativi sono stati rilevati anche in altre città italiane. Tra quelle più intolleranti, sul terzo gradino del podio si piazza Napoli, seguita da Torino e Firenze. Nel capoluogo campano sono stati raccolti in tutto 7.437 tweet negativi: di questi, 1.546 sono i messaggi omofobi, 1.112 quelli razzisti, 3.955 i tweet contro le donne, 360 contro gli islamici, 352 i messaggi contro disabili e 112 antisemiti. A Torino, i tweet più numerosi sono quelli contro le donne (2.343), seguiti da quelli contro i migranti (954), da quelli omofobi (436), da quelli contro gli islamici (338), contro i disabili (252) e gli ebrei (108). Si segnalano, infine, tre picchi interessanti: a Bologna colpiscono, rispetto alla media nazionale di tweet intolleranti, i messaggi omofobi (303), a Udine quelli contro le donne (1.369) e a Palermo quelli contro i disabili (293).
La Mappa viene presentata questa sera, alle 17.30, all’Università statale di Milano in via Festa del Perdono: oltre ai ricercatori, interverrà, tra gli altri, don Virginio Colmegna. (dp)

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TAG: TWITTERINTOLLERANZARAZZISMODISCRIMINAZIONE

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