domenica 21 ottobre 2018

Licenziò insegnante omosessuale. Condannata scuola cattolica

Licenziò insegnante omosessuale. Condannata scuola cattolica

Condannata a Rovereto una scuola paritaria cattolica che aveva chiesto a un’insegnante di spiegare perché vivesse con un’altra donna. E’ la prima sentenza del genere

di Checchino Antonini

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«Sentenza importante che ribadisce come il diritto alla libertà di religione non significhi “diritto” a discriminare. Un concetto che nel nostro Paese è bene ripetere spesso». E lo ripete, infatti, Stefano Incani, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar), dopo aver saputo che il giudice del lavoro di Rovereto, in Trentino, ha condannato una scuola paritaria cattolica per aver discriminato un’insegnante in base al suo presunto orientamento sessuale.

L’Istituto coinvolto è quello delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento che dovrà risarcire con 25mila euro la docente. Il Tribunale del lavoro di Rovereto ha stabilito infatti che «la presunta omosessualità dell’insegnante nulla aveva a che vedere con la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola». «Per noi dell’Uaar si tratta di un atto dovuto anche in considerazione del fatto che le scuole paritarie ricevono cospicui fondi pubblici e a maggior ragione dunque non possono porre in essere differenze di trattamento che violano la legge».

All’insegnante era stato chiesto dalla scuola di smentire voci per le quali avrebbe intrattenuto una convivenza sentimentale con un’altra donna. Al rifiuto dell’insegnante di accettare ingerenze nella propria vita privata da parte del datore di lavoro, l’allora dirigente dell’Istituto aveva almeno chiesto di impegnarsi a «risolvere il problema», ricorda il legale della docente, l’avvocato Alexander Schuster. Tale proposta suscitò l’indignazione della docente, la quale non venne riassunta e perse il diritto ad ottenere la conversione del proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato. Il giudice di Rovereto ha riconosciuto come l’istituto stesso cambiò nel giro di pochi giorni la propria versione dei fatti più volte, inclusa quella per la quale l’insegnante avrebbe turbato i propri alunni con discorsi inappropriati sul sesso.

Il giudice ha inoltre accolto le domande della Cgil del Trentino e dell’Associazione radicale Certi diritti di accertare «il carattere di discriminazione collettiva delle diverse dichiarazioni rilasciate dall’Istituto con le quali si rivendicava il diritto di non assumere persone omosessuali, ritenute inidonee ad avere contatti con minori». L’Istituto Sacro cuore è stato così condannato a risarcire 25.000 euro alla docente per danni patrimoniali e non patrimoniali e 1.500 euro a ciascuna delle organizzazioni ricorrenti. «È il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione individuale per orientamento sessuale e la seconda per discriminazione collettiva», sottolinea Schuster. «Si tratta – aggiunge – della prima sentenza che condanna per discriminazione un’organizzazione di tendenza dopo l’entrata in vigore della normativa antidiscriminatoria del 2003».

“Una sentenza storica, la prima in Italia, che dice con forza che una scuola, anche privata, anche confessionale, tanto più se finanziata con soldi pubblici, non può discriminare gli/le insegnanti sulla base dell’orientamento sessuale: un segno di civiltà mentre è ancora fresca la memoria dell’eccidio di Orlando – dice anche Fabrizio Bocchino, senatore di Sinistra Italiana-Altra Europa con Tsipras – questa sentenza dice che la vita privata di una persona, e segnatamente il suo orientamento sessuale, reale o presunto, non possono costituire un motivo di esclusione dal posto di lavoro. Usare questi argomenti per screditare la professionalità di un’insegnate costituisce diffamazione, come ha giustamente riconosciuto il Tribunale di Rovereto. Bene hanno fatto all’epoca dei fatti i Comitati trentini de L’Altra Europa con Tsipras a denunciare la vicenda”, nota il Senatore Fabrizio Bocchino.

“Ora spetta alla politica fare il passo successivo: all’epoca il governatore Ugo Rossi, che pure in qualità di assessore all’Istruzione aveva disposto un’ispezione, decise di non fare nulla. La Provincia di Trento dovrebbe invece dare un segnale di coerenza e sospendere il finanziamento pubblico a una scuola che si pone così palesemente in contrasto con i valori della Costituzione, come chiede L’Altra Trento a sinistra”, conclude il Senatore.

 

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