In Austria non ci sono canguri. Ma ci sono razzisti

In Austria non ci sono canguri. Ma ci sono razzisti

Austria, che cosa succederà nella ripetizione delle presidenziali? Perché la destra xenofoba raccoglie tanti consensi? Evidentemente non basta che Vienna si riconfermi ogni anno come prima capitale al mondo per qualità della vita

da Vienna, Elisabetta Folliero

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In genere sui media italiani si parla poco dell’Austria, spesso non viene citata nemmeno quando pubblicano le statistiche europee, molti non sanno nemmeno che lingua si parli e c’è persino chi la confonde con l’Australia (mi è capitato di ricevere delle lettere indirizzate “Vienna-Australia”) tanto che nei negozi di souvenir si trovano delle t-shirt con la scritta “no kangaroos in Austria”, come se secoli di dominio Austro-Ungarico sull’Italia non avessero lasciato traccia nella memoria collettiva. Ultimamente però è balzata agli onori della cronaca per due motivi poco gradevoli: la paventata chiusura del Brennero e la sfida per le presidenziali tra il rappresentante dell’ultra destra e quello dei verdi, sfida ancora in corso visto che qualche giorno fa la Corte Costituzionale ha annullato le elezioni. Come sia stato possibile che la FPÖ (partito liberale) abbia raggiunto il 50% dei consensi è difficile da capire, o forse facile.

Devo premettere che quando le prime ondate di profughi sono giunte in Austria la popolazione ha reagito con inaspettata solidarietà, soprattutto i viennesi. Moltissimi sono andati ad accoglierli alla Westbahnhof (la principale stazione ferroviaria) cercando di rendersi utili e portando generi di prima necessità, tanto che le varie organizzazioni umanitarie hanno invitato a non portare più nulla perché avevano i magazzini stracolmi. Dopo che l’Ungheria ha chiuso il confine, molti attivisti sono andati a prendere i profughi con le macchine, rischiando una denuncia come “Schlepper” cioè, per un usare un termine ormai desueto, “passatore”, l’equivalente dello scafista di oggi, ma via terra.

Ma poi lentamente ha iniziato a crescere la paura, paura che il sistema sociale della piccola Austria non potesse reggere ad una simile onda d’urto, paura che il gran numero di “Ausländer” – stranieri – potesse mettere in pericolo la sicurezza, la tranquillità sociale. E la paura è facile da manovrare.

Per arginare la propaganda dell’ultra-destra, in piena campagna elettorale per le presidenziali, il governo austriaco ha minacciato il rafforzamento dei controlli di polizia al Brennero, che sulla stampa italiana è stato prontamente propagandato come chiusura della frontiera, dimenticando anche che il Brennero è soltanto uno dei confini tra Italia ed Austria, ma chi conosce la geografia?

Intanto sui manifesti elettorali di Norbert Hofer campeggiavano slogan come “La tua patria ha bisogno di te adesso” “Austria per sempre” “Il voto del buon senso” arginati debolmente da quelli di Van Der Bellen che invitavano all’unità della Nazione ed alla collaborazione, mentre il candidato della SPÖ (il partito socialista) ed ex ministro del lavoro Hundstorfer, catapultato suo malgrado nella battaglia delle presidenziali, appariva immediatamente debole e di secondo piano, benché la SPÖ sia il partito di maggioranza relativa.

Così si è arrivati al risultato choc del primo turno: 35,1 % ad Hofer e 21,3 % a Van Der Bellen.

Probabilmente solo dopo il voto ci si è resi conto di quanto piede avesse preso la destra xenofoba e razzista e di quanto il voto dei viennesi fosse diverso da quello del resto dell’Austria: a Vienna Van Der Bellen superava ampiamente il 40% dei consensi con punte del 49% nei quartieri del centro e in quelli residenziali mentre Hofer restava intorno al 20% tranne che in quattro quartieri, i più popolari e con la maggiore densità di immigrati, dove -stranamente?- i rapporti di forza tra i candidati si ribaltano.

Negli altri Land invece stravince Hofer, tranne nelle città di Graz, Innsbruck e Linz.

All’apertura delle schede dopo il voto di ballottaggio ci si trova dinanzi ad un Paese spaccato letteralmente in due e solo dopo lo scrutinio delle schede arrivate per posta (che non sono i voti degli austriaci all’estero, come ho letto su parte della stampa italiana, chiunque può scegliere di spedire la scheda anziché andare al seggio) Van Der Bellen riuscirà a vincere con una differenza di soli 30.000 voti. Ma la FPÖ non molla, presenta ricorso ed il voto viene annullato, non perché ci fossero stati brogli, ma perché i solerti burocrati, per sbrigarsi prima, avevano deciso di aprire le buste la sera della domenica anziché il lunedì mattina alle 9, come previsto dalla legge.

La Corte Costituzionale con questa decisione ha voluto ribadire il principio che la legge va rispettata in tutto e per tutto, perché solo così si tutela lo Stato di diritto, ma cosa succederà alle prossime votazioni che si terranno non prima di settembre? Perché la destra nazionalista e xenofoba raccoglie tanti consensi?

A differenza di altri Paesi europei, qui la crisi economica non si è praticamente avvertita, qualche problema è iniziato di recente, secondo me soprattutto a causa delle sanzioni contro la Russia, che era uno dei grandi investitori, ma in generale il lavoro si trova, il sistema sociale funziona, come le scuole e gli ospedali, nessuno ha subito privazioni. Per tentare di capire cosa sia successo va detto innanzitutto che in Austria non è stato fatto il lavoro di rielaborazione e consapevolezza collettiva sul nazismo che è stato fatto in Germania, gli austriaci se la sono cavata dando la colpa ai tedeschi e ad all’Anschluss (l’annessione del 1938), citando un noto aforisma: “Gli austriaci hanno convinto il mondo che Hitler era tedesco e Beethoven austriaco”.

Rassismus-stoppen

In secondo luogo, l’austriaco medio è un tipo ordinato, metodico, che rispetta le regole e non sopporta che vengano infrante: questo modo di comportarsi offre molti vantaggi nella vita quotidiana: nessuno butta le cartacce a terra o fa rumore nei condomini fuori orario o nel fine settimana, se attraversi sulle strisce o rispettando il semaforo puoi anche omettere di guardare, tanto sei sicuro che le macchine si fermano, i treni sono puntuali ed i mezzi pubblici molto affidabili, ma mentre prima le sole infrazioni venivano addebitate con qualche mugugno alla comunità turca (radicata da oltre mezzo secolo) l’arrivo incontrollabile di migliaia di persone ha generato una paura diffusa, alimentata da qualche sporadico fatto di cronaca nera, ben amplificato dai giornaletti che vengono distribuiti gratis agli angoli delle strade. Un altro dato da analizzare è il successo della destra nei quartieri popolari, tra gli immigrati di seconda generazione e nelle campagne. Gli strati più deboli della società temono che per aiutare i profughi e gli immigrati in genere siano dirottate risorse economiche altrimenti destinate a loro, gli immigrati di seconda generazione o coloro che comunque hanno trovato qui una sicurezza economica tendono a fare scudo contro i nuovi arrivati (questo l’ho rilevato anche tra gli italiani a Vienna) come se temessero che i nuovi arrivati potessero creare loro dei problemi. Nelle campagne la situazione è diversa, la vita si svolge in piccoli paesi, ordinati, puliti e tranquilli, dove lo straniero (a meno che non sia un turista) è un disturbo di per sé.

Un dato di fatto è certo: la SPÖ non è più in grado di comunicare con il popolo, alle elezioni del 2015 per il sindaco di Vienna (che è anche presidente del Land) il buon vecchio Häupl (in carica dal 1994) ce l’ha fatta di nuovo, ma il partito ha perso molti consensi.

Evidentemente non basta che Vienna si riconfermi ogni anno come prima capitale al mondo per qualità della vita.

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2 Commenti

  1. Alberto

    Articolo di un buonismo sinistro rivoltante. Uno cento mille Hofer…Difendiamo l’occidente cristiano dai mui musulmani terroristi e dai loro fiancheggiatori buonisti

    Rispondi

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