martedì 25 settembre 2018

Roma, una lotta per fermare i piani di IBM

Roma, una lotta per fermare i piani di IBM

156 lavoratori della Sistemi Informativi  rischiano i licenziamenti per via di un piano della IBM volto a liquidare l’azienda. Ieri due flashmob a Roma

 

13606469_10210093411836430_8401128095265061163_nUn flashmob alla Galleria Alberto Sordi, il più vicino possibile al palazzo del Governo e poi di corsa sulla scalinata del Campidoglio dove, blindatissimo, si inaugurava il nuovo consiglio comunale di Roma. Un altro flashmob dopo i piccoli atti di disobbedienza in azienda, seguiti dagli scioperi a scacchiera. «Hanno seminato a mani piene la paura, ma con quella hanno seminato anche il germe pericoloso della ribellione», scrive qualcuno di loro sui social. Sono duecento lavoratori della Sistemi Informativi, arrivati al centro di Roma con altrettanti lavoratori di altre aziende solidali con loro. Spiega un comunicato delle Rsu: «Il mandato di IBM era chiaro: demolire la Sistemi Informativi, e il management mandato a commettere materialmente il delitto ha obbedito».

Infatti, dopo un periodo di cassa integrazione a zero ore vissuto nell’attesa  di un piano industriale mai arrivato, è arrivata la procedura di licenziamento per 156 dipendenti su 960 totali, 132 rischiano il posto nella sede di Roma. «156 famiglie vengono gettate nella disperazione – spiegano a Popoff le Rsu – ma neanche agli 800 che al momento hanno salvo lo scalpo è assicurato un futuro. Dopo anni di rosso, il bilancio è stato magicamente ripulito. Nessun investimento è stato fatto e neanche risulta programmato. E’ ipotizzabile qualunque scenario, ma una cosa è certa: si va verso un esaurimento delle commesse per poi rottamare il personale. D’altronde, è quello che fa da vent’anni IBM». Infatti, si è scesi dai quasi -4 milioni di rosso del 2014 a circa -118 mila euro del 2015. Sono calati i ricavi, come si dice nelle motivazioni della procedura di licenziamento collettivo, ma sono calati i costi, soprattutto quelli “generali”, non ben specificati nel bilancio stesso. «Cos’altro sta riservando IBM alla Sistemi Informativi? – ipotizzano le Rsu – Spezzatini? Cessioni di comodo?

I lavoratori hanno iniziato una lotta per ribaltare le decisione del colosso informatico mondiale: chiedono che si inizi a discutere seriamente di un piano industriale, di investimenti nella formazione e nell’innovazione e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali non per sottrarre denaro allo Stato ed ai lavoratori, ma per rilanciare davvero l’azienda. Si chiede di ritirare la procedura di licenziamento collettivo. Esistono soluzioni non traumatiche in termini occupazionali, come i Contratti di Solidarietà, che potrebbero essere utilizzati per attuare quel cambio di rotta annunciato nel “fantomatico” piano industriale. 

Già nel 2013, i lavoratori  di Sistemi Informativi (SI) avevano creato una cassa di resistenza per dare un aiuto economico ai 292 dipendenti in cassa integrazione per un anno. Le RSU rivendicarono  un piano industriale che rilanciasse l’azienda e garantisse l’occupazione. Le proposte interessanti furono messe nero su bianco ma il piano è rimasto carta straccia. Era stata promessa l’istituzione di un centro per lo sviluppo di software a distanza offerto al mercato internazionale (il Rome Delivery Center), l’istituzione di “business unit” che aggredissero con più efficacia il mercato, la valorizzazione dei cosiddetti “asset” aziendali, cioè quei prodotti che potevano essere “pacchettizzati” e venduti a più clienti, la riqualificazione del personale verso tecnologie più attuali (mobile, cloud, data analitics).

Spiega il collettivo d’inchiesta, Clash City Workers, che si tratta «ancora una vicenda di un’azienda che davanti alla riduzione dei profitti decide di scaricare le proprie inefficenze sui lavoratori».

«Si può permettere a una multinazionale di distruggere sistematicamente il patrimonio di competenze del Paese, in nome di logiche finanziarie e con la copertura di operazioni di facciata che non hanno futuro? I lavoratori dicono di NO. IBM non può uccidere il nostro futuro!», chiedono i lavoratori Si a governo, opinione pubblica e media.

C’è tempo fino al 30 Luglio trovare un accordo sindacale, altrimenti bisognerà puntare ad un accordo ministeriale.

 

 

 

 

 

 

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