Dopo Fermo. Da dove viene la tolleranza verso il razzismo

Dopo Fermo. Da dove viene la tolleranza verso il razzismo

Pare che l’avvocato del razzista assassino di Fermo abbia giustificato il suo cliente affermando che anche i politici usano un linguaggio razzista. E’ vero: Calderoli chiamò orango l’ex ministra Kienge. E il Pd lo ha salvato.

di Giorgio Cremaschi

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Pare che l’avvocato del razzista assassino di Fermo abbia giustificato il suo cliente affermando che anche i politici usano un linguaggio razzista. E’ vero: Calderoli chiamò orango l’ex ministra Kienge. E il Pd lo ha salvato.

Nel 2015 al Senato giunse la richiesta di autorizzazione a procedere per razzismo contro il senatore della Lega Nord. Ben 81 parlamentari del PD, quasi tutti, votarono per salvare Calderoli che poi ricambiò il favore ritirando molti suoi emendamenti su leggi del governo. Questo schifo dimostra che viene dal Palazzo la tolleranza contro il razzismo. Dare della scimmia ad un altro essere umano è l’atto abbietto e violento di un razzista che colpisce tutta la nostra umanità. Dovrebbe essere combattuto e punito con tutto il rigore possibile, come teoricamente già prevede la legge. Invece finora si è reagito col politicamente corretto, con le battute di spirito, con atteggiamenti che alla fine hanno reso questo linguaggio nazista alla stregua di qualsiasi altro insulto. Anzi per Calderoli si è detto dal Senato che dare dell’orango ad una donna è normale critica politica. Poi c’è la vita quotidiana, dal calcio, al lavoro, alla stessa scuola, dove gli insulti razzisti non ricevono quel disprezzo e quella condanna e quelle punizioni che dovrebbero avere. Voglio qui ricordare il terribile comitato di mamme di S.Colombano, a Brescia, che sono state ricevute in pompa magna dal Prefetto perché chiedevano che i loro figli non vedessero, ripeto vedessero, i pochi profughi ospitati in paese.

E che dire poi della tolleranza contro tutte le forme di esplicito e dichiarato neofascismo? Che violano la legge e la Costituzione, ma che invece vengono permesse e a volte persino protette dalle pubbliche autorità. Sul Garda pochi giorni fa c’è stato un raduno internazionale di nazisti, lasciato tranquillo dalle pubbliche autorità.

Bisogna allora ricordare che i fascisti e i razzisti sono illegali in Italia, la legge non consente né di dire scimmia né di fare il saluto romano. Ma oggi chi ha questi comportamenti non paga nulla. Anzi, chi contesta i raduni fascisti e razzisti si prende le cariche e le denunce della polizia. Un vecchio slogan degli anni 70, particolarmente sentito dopo la strage fascista di Brescia, diceva: “MSI fuorilegge abbasso la DC che lo protegge!” Queste parole vanno riprese ed attualizzate, contro le memorie condivise e tutte le forme di legittimazione del fascismo e del razzismo che hanno percorso la classe politica italiana negli ultimi decenni. Nessuna tolleranza per i razzisti e i fascisti e nessuna giustificazione per chi nel palazzo tradisce la Costituzione Repubblicana.

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