mercoledì 23 maggio 2018

Abruzzo, bye bye Ombrina. Si smantella il mostro sul mare

Abruzzo, bye bye Ombrina. Si smantella il mostro sul mare

I petrolieri di Rockhopper vanno via dalla costa abruzzese. Progetto Ombrina definitivamente bocciato. Si smantella la piattaforma. No Triv: ora tutti a votare No alla riforma costituzionale

da Chieti, Alessio Di Florio

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Trionfo completo dei cittadini. Game Over per Ombrina. Se qualcuno nutriva ancora qualche timore, in queste ultime ore ormai può abbandonarli: Ombrina Mare ormai appartiene al passato dell’Abruzzo. Il 5 febbraio scorso sul BUIG (il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse) veniva pubblicato il provvedimento di “Chiusura del procedimento e rigetto dell’istanza di concessione di coltivazione”. Abbandonando il burocratese, Ombrina è stata bocciata. Rimaneva solo un’ombra possibile sul successo ambientalista: la piattaforma esplorativa al largo delle coste abruzzesi. Tra poco non sarà più così.

Il 6 luglio il Coordinamento No Ombrina ha resto noto che il 12 luglio la Rockhopper ha avviato i lavori di smantellamento anche della piattaforma esplorativa, come ha reso noto la Capitaneria di Porto di Ortona in una recente ordinanza. “Ombrina, siamo ai titoli di coda, tra poco il THE END! Stiamo parlando del più grande giacimento di petrolio off-shore trovato in Italia dal 2008 che non potrà essere sfruttato dai petrolieri grazie all’impegno di decine di migliaia di cittadini” scrisse il Coordinamento No Ombrina, evidenziando che “in un mese, quindi, i petrolieri della Rockhopper dovranno chiudere il pozzo esplorativo perforato nel 2008 e togliere il tripode di poco più di 10 metri che da allora campeggia nell’orizzonte davanti alla costa tra S. Vito chietino e Rocca S. Giovanni”. “Invece dei pozzi, della piattaforma e della meganave raffineria in quel punto tra qualche settimana avremo solo mare” aggiunge il Coordinamento pronto ai festeggiamenti per “il nostro mare liberato”.

In queste ore, la conferma. I lavori sono già ad un punto avanzato e si vedono chiaramente i progressi dalla riva. “Sì, sì, vanno via, i petrolieri di Rockhopper vanno via veramente. Sono tante telefonate quasi incredule che stanno arrivando agli attivisti del Coordinamento No Ombrina alla vista della grande struttura che come annunciato sta operando in mare tra S. Vito e Rocca S. Giovanni per togliere il tripode e procedere alla chiusura mineraria del pozzo esplorativo Ombrina mare” racconta il Coordinamento, che auspica “il lavoro venga fatto nel miglior modo e nel minor tempo possibile affinché il panorama davanti alla Costa dei Trabocchi e quel tratto di Adriatico per il quale tanti cittadini hanno lottato torni sgombro dalle armature dei petrolieri”.

L’abbiamo fatto noi, persone normali” ha scritto sul suo blog la prof.ssa Maria Rita D’Orsogna “è una vittoria noi tutti, come tante in questa storia del petrolio d’Abruzzo”. “Una delle cose più belle è che dal sito della Rockhopper la parola Ombrina Mare non compare più” sottolinea “segnale che è proprio finita anche per loro”.

Ma non è finita, e la vittoria in queste ore si celebra continuando a lottare. Nelle stesse ore in cui tutti hanno potuto vedere l’avanzamento dei lavori di smantellamento della piattaforma esplorativa di Ombrina, ricordano dal Coordinamento No Ombrina, gli ambientalisti hanno “partecipato con i Sindaci e le altre organizzazioni alla riunione in regione contro i petrolieri canadesi che stanno cercando di resuscitare il delirante progetto di estrazione a Bomba”. Perché, un anno dopo la sentenza del Consiglio di Stato (giunta al termine di anni di una vera e propria lotta popolare che a Bomba si era riunita nel Comitato Gestione Partecipata, già attivissimo sul nuovo progetto anche con una prima assemblea in piazza) che ha definitivamente cancellato il progetto della Forest Oil, un progetto è stato presentato dalla Compagnia Mediterranea Idrocarburi (CMI). L’Associazione Nuovo Senso Civico scrive di avere “più di un dubbio sulla legittimità del nuovo procedimento che approfondiremo con tutti gli strumenti e gli esperti a nostra disposizione, ma qui vengono a maturazione tutti i  frutti velenosi della legge Sblocca Italia che abbiamo subito paventato come perfetto lasciapassare per perforazioni ed estrazioni diffuse su tutto il territorio nazionale”. Durissima anche Legambiente, che evidenzia “gli interrogativi che sorgono in questa opera fotocopia sono gli stessi della prima, con l’aggravante che qui ci troviamo su un territorio, come quello di Paglieta, fortemente antropizzato con un’ urbanizzazione diffusa tra attività industriale e agricoltura”.

Mentre la lotta contro questo nuovo progetto andrà avanti “difenderemo la nostra Costituzione dalla pessima riforma che vuole escludere del tutto i cittadini dalle scelte” conclude il Coordinamento No Ombrina, sottolineando che la vittoria del Si nel prossimo referendum confermerebbe una riforma costituzionale che prevede l’accentramento totale della politica energetica senza che i territori (neanche le Regioni) abbiano più voce.

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