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Mostra del cinema di Venezia, quella coppa colma di sangue

Chi era il Volpi che inventò la Mostra del Cinema? Racconta Wu Ming 1 che governava la Libia quando Graziani ci giocava con le armi chimiche. Le Coppe del festival di Venezia portano ancora il suo nome

di Checchino Antonini

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Fra pochi giorni un’attrice o un attore famosi solleveranno la Coppa Volpi sorridendo felici ai flash dei paparazzi che abitano la Mostra del Cinema di Venezia. Una coppa che porta il nome di un nobile affarista dell’epoca, un notabile fascista che si macchiò di vari crimini, alcuni gravissimi. Crimini contro l’umanità. Possibile che si possa essere così felici nel sollevare una coppa traboccante di sangue umano?

L’Italia è stata la prima Nazione a gasare le popolazioni civili delle sue colonie. Evidentemente dev’essere un record di cui questo Stivale che si affaccia sul Mediterraneo va molto fiero visto che alcuni dei protagonisti di quelle stragi vengono osannati quasi un secolo dopo. Non è solo il caso di Rodolfo Graziani, sterminatore di libici e altre genti innocenti, che viene onorato con un Mausoleo in un paesino, Affile, nell’entroterra romano ma anche quello di Giuseppe Volpi, imprenditore e finanziere veneziano che, alla vigilia della Marcia su Roma condivise con Graziani la disavventura libica (è certo il punto di vista dei beduini). L’uno era colonnello, l’altro addirittura Governatore.

«Dopo la Marcia su Roma, la “riconquista” cambia … marcia. L’ordine di Mussolini è testualmente di “pestare sodo” e Volpi e Graziani non se lo fanno dire due volte», scrivono Wu Ming 1 e Roberto Santachiara nel recente “Point Lenana” (Einaudi 2013, 596 pagg, euro 20). Un testo imperdibile, “oggetto narrativo non identificato”, lo definiscono gli autori miscelando biografia, diario, inchiesta e storia.

Ma chi era Giuseppe Volpi? Nel 1917 fu tra i protagonisti della realizzazione del nuovo Porto Marghera, speculazione edilizia e industriale sulla terraferma di fronte a Venezia, e alla fine della Grande Guerra acquistò in laguna il Grand Hotel e l’Excelsior e altre catene alberghiere altrove. Niente male per un quarantenne, ex studente rimasto orfano e squattrinato ma che riuscì a fare fortuna importando tabacco dal Montenegro ottomano. Da allora scalò posizioni su posizioni nel capitalismo italiano soprattutto da che, massone, aderì al fascismo. Dal 1922 al 1925 fu governatore della Tripolitania come hanno scoperto gli autori di Point Lenana mentre seguivano le tracce di Felice Benuzzi, triestino, uno dei tre prigionieri di guerra che evasero da un Pow inglese per scalare il Monte Kenia prima di riconsegnarsi ai soldati di Her Majesty.

Fu nella veste di governatore che Volpi avallò le azioni di dura repressione ordinate da Graziani contro i ribelli libici. Nel 1925 gli valse il titolo di conte di Misurata da Vittorio Emanuele III. Dal 1925 al 1928 fu ministro delle Finanze del governo Mussolini a sugello della perfetta intesa tra le camicie nere e il capitalismo italiano. Volpi fu anche presidente della Confindustria dal 1934 al 1943. Nel frattempo era diventato presidente del Cda delle Assicurazioni Generali al posto del dimissionario, perché ebreo, Edgardo Morpurgo.

Negli stessi anni fu anche presidente della Biennale di Venezia nell’ambito della quale diede impulso alla 1ª Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica, oggi conosciuta come Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Dopo il 25 luglio cadde in disgrazia e tentò di fuggire in Svizzera senza riuscirci. Fu arrestato dalle SS e trattenuto per qualche giorno nella prigione di via Tasso ma a farlo liberare ci pensò il Maresciallo Rodolfo Graziani, nel frattempo divenuto capo delle forze armate repubblichine di Salò.

Nel Dopoguerra se la sarebbe cavata grazie all’Amnistia Togliatti (il capo del Pci che fu Guardasigilli dopo la Liberazione) che rimise in circolazione buona parte dell’ establishment del Ventennio così ebbe tempo, come titolare della SADE (Società Adriatica Di Elettricità), di promuovere la costruzione della diga del Vajont e di acquistare Villa Barbaro di Maser, dimora cinquecentesca opera di Andrea Palladio ed inserita nei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco nel 1996. Il suo funerale, recita Wikipedia, fu celebrato da Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII).

Ancora oggi il premio al miglior attore e quello alla miglior attrice (le “Coppe Volpi”) della Mostra del Cinema di Venezia portano il suo nome. Ma quella Coppa è colma del sangue di quelle guerre e quella dittatura. Chissà al Gran Gala, i premiati se ne renderanno conto.

Magari se glielo chiedi risponderebbero che l’Arte non è né di destra né di sinistra.

[Una versione di questo articolo è apparsa sul quotidiano Liberazione esattamente tre anni fa e ci è sembrato molto attuale]

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