Finlandia, i nazi non fanno prigionieri

Finlandia, i nazi non fanno prigionieri

Finlandia sotto shock. Avvocato per i diritti umani e fervente antifascista, Jimi Joonas Karttunen è morto dopo l’aggressione di un gruppo neonazista

di Giampaolo Martinotti

Il 28enne Jimi Joonas Karttunen non ce l’ha fatta ed è morto venerdì notte in seguito ai traumi riportati a seguito dell’aggressione subita da parte di alcuni neonazisti del Suomen Vastarintaliike, il Movimento nazista di resistenza finlandese (SVL). Giovane avvocato per i diritti umani, “reo” di aver coraggiosamente manifestato il suo dissenso nei confronti di un assembramento razzista e xenofobo, Jimi è stato attaccato alle spalle il 10 settembre scorso nella piazza della stazione centrale di Helsinki. Un assassinio insopportabile, un ragazzo colpito ripetutamente alla testa, preso a calci e pugni da un gruppo di vigliacchi in pieno giorno e sotto gli occhi increduli dei passanti, abitanti di una delle più silenziose capitali europee.

Dopo aver già arrestato uno degli assalitori, dal passato violento e membro fondatore del sedicente movimento neonazista, il dipartimento di polizia della capitale finlandese prosegue lentamente le indagini mentre la Finlandia s’interroga sul suo futuro. Il “paese dei laghi” infatti è stato duramente colpito dalla crisi finanziaria globale e il tracollo della Nokia, unito alla spirale recessiva alimentata dalle politiche di austerità, ha aggravato pesantemente una situazione già difficile. Negli anni, seguendo una triste dinamica ormai comune a tanti altri paesi europei, gruppuscoli di estrema destra hanno ottenuto un consenso preoccupante servendosi della stessa vile retorica nazional-populista tanto cara al nostrano leghista Matteo Salvini, alla transalpina Marine Le Pen del Front National e allo sgradevole leader dello UK Independence Party, Nigel Farage.

Secondo le agenzie di sicurezza finlandesi i neonazisti del SVL non godono di un vasto supporto, ma il fallimento delle politiche neoliberiste, e la profonda crisi parallela che attraversa le istituzioni dell’Unione europea, hanno sostenuto la crescita esponenziale di un euroscetticismo di stampo fascista che consente al Perussuomalaiset di sedere tra i banchi del governo di un paese notoriamente all’avanguardia come la Finlandia. Il partito dei “Veri finlandesi” influenza attualmente l’agenda politica governativa e, allo stesso tempo, porta avanti indisturbato la sua stretta collaborazione con le altre reti estremiste presenti nei vari paesi scandinavi. Gruppi nazionalisti e anti-immigrazione, avversi all’emancipazione della donna e impegnati in una disgustosa battaglia contro i diritti degli omosessuali. Movimenti che gridano alla supremazia bianca come il Suomen Vastarintaliike, e sui quali oggi un partito di governo può fare pieno affidamento per difendere i privilegi di una classe politica impegnata a minimizzare un fenomeno dai risvolti drammatici. Come drammatiche sono le morti premature inflitte ai tanti Jimi Joonas Karttunen, vittime di quei nazi che in Europa (e non solo, certo) sempre più spesso non fanno prigionieri.

In un video pubblicato sul sito del SVL in data 12 settembre, Karttunen viene ripreso mentre disteso a terra tra il suo sangue riceve l’aiuto disorientato di diversi passanti presenti sul luogo dell’aggressione. Il susseguente commento del movimento neonazista non lascia nulla all’immaginazione: “Ci sono state delle rimostranze nei nostri confronti e dunque abbiamo educato alla disciplina alcune persone”. Evidentemente, dall’Italia alla Scandinavia passando per tutta l’Europa, per i fascisti del terzo millennio educare significa insultare, reprimere, aggredire, uccidere. Prostrati ai diktat del capitalismo finanziario, i governi neoliberisti tagliano i diritti e aumentano povertà e disuguaglianze accordando così lo spazio di manovra necessario alla proliferazione di una ideologia essenzialmente complementare alla propria.

La morte di Jimi Joonas Karttunen deve risuonare per tutti gli antifascisti d’Europa come l’ennesimo campanello d’allarme che non può permettersi di rimanere inascoltato. Perché se è vero che, come affermava Lev Trotskij, “il fascismo non è nient’altro che la reazione del capitalismo”, per le svariate anime della sinistra è certamente arrivato il momento di attivarsi in modo unitario per estirpare il cancro del neofascismo. La lotta contro un sistema sociale ed economico iniquo e disumano rappresenta, oggi più che mai, un fondamentale passo in avanti per non rivivere un passato che molti “democratici” europei hanno forse dimenticato troppo in fretta.

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