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Homepadrini & padroniCaro Zagrebelsky, governo Renzi e "riforma" sono la stessa cosa

Caro Zagrebelsky, governo Renzi e “riforma” sono la stessa cosa

La deriva autoritaria sta prima di tutto nel modo stesso in cui la “riforma” è stata imposta e il governo Renzi e Napolitano ne sono pienamente responsabili

di Giorgio Cremaschi

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Non è decisivo sapere chi sia stato più efficace in tv tra Renzi e Zagrebelsky. Non è neppure sicuro che il successo, decretato dai commentatori, delle capacità di televendita del presidente del consiglio infranga il suo alone di sfacciata e respingente arroganza.

Ciò che mi ha invece negativamente colpito è un limite politico delle pur rigorosissime esposizioni del costituzionalista del NO. Un limite che a mio parere dà un vantaggio, televisivo e non, a Renzi. Un vantaggio che chi difende la Costituzione dal suo stravolgimento non può concedere.

Zagrebelsky avrebbe semplicemente dovuto chiedere a Renzi perché fosse lì.  Perché il capo del governo stia in campagna elettorale da gennaio per sostenere la sua riforma costituzionale.

Perché la risposta alla domanda su dove fosse il pericolo autoritario,  domanda con la quale  Renzi ha incalzato  Zagrebelsky,  stava proprio lì nello studio televisivo. Stava in un capo del governo che vuole riscrivere la Costituzione del suo paese, come avviene in ogni regime autoritario.

Su consiglio stringente di Giorgio Napolitano ora Matteo Renzi spiega che non bisogna personalizzare il referendum. Lo afferma ventiquattro ore su ventiquattro, mentre imperversa su tutti mass media. Ridicolo. Questa è la costituzione del governo Renzi e chi la respinge ne mette in discussione anche gli autori.

Certo, tra  chi fa campagna per il No ci sono anche esponenti del partito democratico che invece dichiarano di non voler colpire il governo. È legittimo, ma insostenibile. Perché il governo della Repubblica ha deciso di riscrivere la Costituzione della Repubblica imponendo  il continuo ricorso al voto di fiducia. Fiducia chiesta ad un parlamento dichiarato incostituzionale e quindi sicuramente privo della legittimità necessaria a cambiare la nostra   Carta, di cui rappresenta invece una palese violazione.

La deriva autoritaria sta prima di tutto nel modo stesso in cui la pessima riforma è stata imposta e il governo e chi lo sostiene, a partire da Giorgio Napolitano, ne sono pienamente responsabili.

È stato lo stesso Zagrebelsky a sostenere che le costituzioni non si cambiano a colpi di maggioranza, ma poi si è fermato sulla soglia delle responsabilità del governo attuale.

Che invece usa spudoratamente le sua riforma su tutti i tavoli politici nazionali ed internazionali per ottenere vantaggi. Dateci un po’ di flessibilità voi di Bruxelles, abbiamo cambiato la Costituzione, ha detto Renzi a Bratislava senza molto successo.

E la Banca Morgan che non sopporta le costituzioni antifasciste perché frenano le politiche liberiste, e le multinazionali, i poteri economici, le burocrazie finanziarie e le ambasciate, come si fa a non  parlarne?

Di fronte alla denuncia di Zagrebelsky sul potere oligarchico che scaturirebbe dalla costituzione renziana, Eugenio Scalfari ha risposto che le oligarchie ci sono sempre state. Ma non scherziamo, un conto sono i gruppi dirigenti politici e sindacali che nel passato hanno guidato la costruzione della nostra democrazia e la  partecipazione di massa, un conto le élites finanziarie che vogliono comandare oggi su tutto e su tutti. Confondere gli uni con gli altri è malafede intellettuale e costituzionale

Bisogna dare una spiegazione alle cose. Il Jobsact, la legge Fornero,  la Buona scuola, il decreto sulle trivelle e quello sulle privatizzazioni,  il decreto Ilva già fatto e quello per il  Ponte sullo Stretto in preparazione, tutte queste sono leggi che già smantellano i diritti della prima parte della Costituzione. La controriforma della sua seconda parte serve a chiudere il cerchio.

Chi non arriva alla fine del mese è il primo interessato a fermare la deriva autoritaria voluta dal governo per conto dei poteri forti, delle oligarchie economiche. Se loro perderanno il referendum, non saranno riusciti a consolidare costituzionalmente il potere acquisito nella economia e nella società, e la lotta per i diritti e la giustizia potrà riprendere.

Renzi non merita e non ha bisogno di vantaggi. Lui ed i poteri economici che ci dominano hanno voluto stravolgere la Costituzione nata dalla sconfitta del fascismo. È sacrosanto che il NO alla controriforma li coinvolga appieno. Perché il governo Renzi e la controriforma costituzionale sono la stessa cosa.

Per questo il 22 ottobre manifesteremo coerentemente per il No alla controriforma e per il No a Renzi.

 

 

 

 

 

 

 

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