2.3 C
Rome
martedì 18 Gennaio 2022
2.3 C
Rome
martedì 18 Gennaio 2022
si fa di carta grazie a te! Arriva
Libro-rivista di racconti, inchieste, riflessioni

Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

OLTREPOP

E SAI COSA BEVI!!!
HomecultureSonmez: «Erdogan sa che se ferma la repressione cade»

Sonmez: «Erdogan sa che se ferma la repressione cade»

«Dopo il fallito golpe, la Turchia ha iniziato un gioco estremamente instabile». Parla Burhan Sonmez, scrittore, di turno alla «staffetta per la libertà» davanti alla prigione di Istanbul

di Francesco Ruggeri

img_5815

«Dopo il fallito colpo di stato, la Turchia ha iniziato un gioco estremamente instabile. Oggi, Erdogan sa che se ferma la repressione, rischia di cadere». A parlare, in un’intervista all’ANSA, è Burhan Sonmez, scrittore e attivista appena stato di turno alla «staffetta per la libertà» davanti alla prigione di Bakirkoy, a Istanbul. Dietro le sbarre, ci sono tanti scrittori e intellettuali come lui, finiti nel tritacarne delle purghe in Turchia. «Destra o sinistra, islamici o curdi, non conta più: siamo tutti vittime dell’oppressione del governo, che utilizza il tentato golpe come scusa per liberarsi dell’opposizione democratica», spiega lo scrittore turco, mentre sciorina le cifre – in costante aggiornamento – del pugno di ferro del presidente Recep Tayyip Erdogan.

In carcere oggi ci sono più di cento giornalisti e scrittori. Una realtà che Sonmez, tra i più apprezzati autori della nuova narrativa turca, conosce bene. Negli anni ’90, fuggì in esilio in Gran Bretagna dopo essere stato torturato. Un’esperienza drammatica che si riflette nel suo ultimo romanzo, ‘Istanbul Istanbul’, da poco pubblicato anche in Italia: «Con lo stato d’emergenza, il fermo di polizia può durare fino a 30 giorni, senza che si possa vedere un avvocato. In quel periodo, può accaderti di tutto». Sonmez ha vissuto a lungo a Cambridge, e potrebbe continuare a starci. «Oggi siamo tutti a rischio di arresto, ma questo non è il momento di scappare. Anzi: rispetto a due mesi fa, subito dopo il golpe, credo che adesso la gente stia riacquistando il coraggio e la voglia di lottare».

In questi giorni, Sonmez ha potuto visitare in prigione diversi detenuti grazie al suo tesserino da avvocato. Anche se ormai fa lo scrittore a tempo pieno, la sua conoscenza delle procedure legali lo aiuta a seguire i diversi casi. «In Turchia non esistono più istituzioni che obbediscono allo stato di diritto, ma solo alla volontà di Erdogan», è la sua denuncia. «Quando ci fu il golpe del 1980 ero un adolescente, ma ricordo bene la situazione. Neanche allora ho visto una repressione così dura, con tante decine di migliaia di persone arrestate e licenziate». Eppure, suggerisce Sonmez, il controllo di Erdogan sulla Turchia è meno solido di quanto potrebbe sembrare. «L’unica certezza è che non avremo un futuro stabile, comunque andranno le cose. Perché quando demonizzi metà della società, non puoi prevedere come finirà».

Il suo nuovo romanzo, Istanbul Istanbul, edito Nottetempo, è ambientato proprio nei sotterranei del carcere di Istanbul: la storia di quattro dissidenti. Sonmez vive proprio in quella città, sul versante anatolico. Per tutta la notte del golpe fallito, tra il 15 e 16 luglio, ebbe a dire: «Chiunque sia a vincere, comunque, il risultato comprometterà le nostre speranze democratiche. Perché nessuno dei due partiti è mosso da idee libertarie e democratiche. Erdogan ha lanciato un appello alla popolazione affinché scendesse in piazza. E la gente riversatasi per strada scandiva il nome di un uomo (Erdogan), o un richiamo religioso (Allah u Eqber). Non c’è stato alcun accenno alla libertà, alla democrazia o alla tolleranza. Non importa quali delle due forze avesse vinto. Alla fin fine, sia l’una che l’altra avrebbero preso di mira i gruppi democratici, i partiti socialisti e l’opposizione curda».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Violenze di gruppo a Milano, i 3 cerchi dell’orrore dei Taharrush JamaR...

La pratica dei Taharrush Jama'i viene dall'Egitto. L'obiettivo è scoraggiare donne e attiviste a partecipare a raduni ed eventi pubblici

Il virus della disuguaglianza

Il rapporto Oxfam: cresce in Italia e nel mondo la concentrazione delle ricchezze, aumenta il numero dei poveri 

Scuola al freddo, linea dura della preside: sospesi in 66

Sospesi in 66 in un liceo artistico di Milano per aver rivendicato un diritto. Una storia in apparenza d'altri tempi

Pitti uomo e la giostra del lavoro di merda

Nel giorno dell'inaugurazione di Pitti Uomo la denuncia dei lavoratori precari. Gkn "disintossichiamoci da questi livelli di sfruttamento"

«Quel generale anima nera dei depistaggi su Cucchi»

«Chi ha pestato Stefano non si poteva permettere che vedesse un legale di fiducia». Fabio Anselmo ricostruisce il depistaggio