lunedì 11 Novembre 2019

Abbiamo vinto! Abbiamo perso! Diario referendario

Abbiamo vinto! Abbiamo perso! Diario referendario

Guardo le mie compagne e i miei compagni d’avventura, siamo rimasti in pochi… Diario referendario da Brescia, un’avventura cominciata a febbraio

di Eugenia Foddai

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Questa avventura, cominciata a febbraio, stasera si conclude e sono passati quasi dieci mesi. Speriamo non invano. Guardo le mie compagne e i miei compagni d’avventura, siamo rimasti in pochi, quelli devoti al lavoro militante; gli altri, i tromboni, che dettavano la linea alle prime riunioni, se ne sono andati quasi subito. Hanno aderito al comitato una quarantina di realtà politiche: chi le ha viste? Alla prima assemblea confidai ad un compagno che quella storia non era per me, tutti quei moderati mi innervosivano, e lui con più esperienza mi  rassicurò ”vedrai che fra poco non li vedi più, quando c’è da lavorare spariscono e rimaniamo noi, i soliti!!!”. Fu una predizione vera per i tre quarti, alla fin fine ci siamo ritrovati i soliti “noi” che ci definiamo “una macchina da guerra”, la guerra al capitale si intende, ma questa è stata l’occasione di conoscere e lavorare anche con altre persone che non vorremmo più perdere perché dopo il referendum, l’Italicum ci aspetta, e la lotta continua!

All’inizio c’erano anche i “professori” dell’Università, poi se ne sono andati, hanno lasciato la barca dell’organizzazione, erano quelli che volevano star sempre nel merito della riforma ed evitare “di focalizzare l’attenzione su ideologie di partito o singoli membri del Governo (Renzi in primis) al fine di ampliare il più possibile la platea di coloro che voteranno NO (in particolare, chi diserta le urne)”, con una sensibilità politica pari allo zero!

Fra loro c’era chi si agitava al solo pensiero di essere fotografato mentre entrava o usciva da Rifondazione Comunista, che ci ha messo a disposizione la sua sede e dove aspettiamo insieme l’esito referendario: troppo compromettente anche per difendere il dettato costituzionale! Non abbiamo sentito la loro mancanza! Si erano fieramente opposti alla svolta del Comitato nazionale che finalmente aveva cambiato la strategia perdente dei primi mesi. Basta giocare di rimessa, bisognava andare all’attacco. Il direttore di campagna che secondo noi ha visto giusto, con lo slogan “la forza del NO!” ha ridato smalto alla nostra compagine. Ma i professori insistevano per spiegare al popolo le questioni tecniche legate alla controriforma, guai a parlare delle scelte politiche che la supportano. In tempi di dittatura dell’ignoranza quando si può catturare l’attenzione del cittadino medio al massimo per cinque minuti, vogliono far lezione di diritto costituzionale, insomma, vogliono perdere! La verità è troppo semplice per non essere detta: questa riforma la vuole la finanza internazionale e in primis la J. P. Morgan!

La peggior delusione ce l’ha data una parte dell’Anpi locale: gira un volantino/ appello degli iscritti che con lo slogan “Liberi di votare”, votano Sì: eppure Smuraglia nella relazione finale dell’ultimo congresso aveva sottolineato “l’obbligo degli iscritti al rispetto dello Statuto e del Regolamento e delle decisioni degli organismi dirigenti. Dunque, niente pronunce pubbliche per il Sì, niente iniziative a favore o con i Comitati per il Sì e nessun ostacolo, esplicito o implicito, alla nostra azione. Questo deve essere chiaro a tutti e deve essere fatto rispettare dai nostri dirigenti”. Smuraglia conosce bene i suoi polli!

Per la raccolta delle firme non ci hanno aiutato né quelli del “C’è chi dice No”, che sono arrivati sul pezzo in ritardo, e se il referendum fosse stato fissato per il 2 ottobre, nemmeno sarebbero riusciti ad organizzarsi, né la Cgil che come una faraonica macchina in dismissione ha deciso, con i suoi tempi, di essere contro il Sì anche se non proprio per il NO.  Alcuni centri sociali non hanno partecipato nemmeno alle iniziative per il NO, due radio di movimento, a cui ho telefonato, mi hanno detto che non si occupano della difesa della Costituzione perche è una Costituzione borghese … e mi dico che probabilmente per meno della rivoluzione proletaria loro non si alzano dal letto!

Non si contano gli artisti, gli intellettuali, i giornalisti, i personaggi famosi che per una ragione o per l’altra , ci hanno profondamente deluso alleandosi con il Sì, lo strappo è stato doloroso proprio a sinistra, se la parola sinistra ha ancora un senso. Si sono venduti, hanno ceduto al presente il nostro futuro. Io per esempio sono stata colpita dal Sì della figlia di Togliatti e Nilde Iotti, ho pensato a suo padre che dette l’amnistia ai fascisti dopo 20 giorni dal Referendum istituzionale: allora si decise la forma di governo se repubblicana o monarchica, in contemporanea i cittadini, e per la prima volta anche le cittadine, elessero i componenti dell’Assemblea Costituente. E mi dico che la parabola del Pci a causa dei suoi dirigenti, Napolitano in testa, è il paradigma della nostra storia nazionale, i bacilli del Sì erano già presenti allora.

Per quanto riguarda invece il peggior ruffiano fra tutti i voltagabbana, l’oscar va all’unanimità dei componenti del nostro Comitato a Roberto Benigni!

Ed ora vorrei raccontare chi sono alcuni dei compagni di strada in questa impresa titanica di contrasto allo scippo della nostra Costituzione.

Daniele, un mito! Se avesse detto qualche Sì ora sarebbe Senatore della Repubblica ed invece è qui con noi, si fa per dire, perché ora è ai seggi, lo aspettiamo per il dopo. Daniele si è sobbarcato il lavoro più pesante, quello di coordinatore del Comitato provinciale, dico meglio “referente organizzativo del Comitato Provinciale per il NO nel Referendum sulle modifiche della Costituzione”.Ha tenuto i contatti col nazionale, il regionale,  i comitati territoriali, con le altre formazioni politiche per il No tra cui il M5S. Ha svolto magistralmente la parte burocratica, quella più noiosa, qualsiasi richiesta agli organi competenti, ordini di materiali informativi, richieste di utilizzo del logo del comitato, manifesti e loro ripartizione anche a livello regionale, assegnazione degli spazi per le affissioni, istruzioni sui compiti dei rappresentanti di lista presso i seggi elettorali, richiesta dei gadgete tanto altro ancora.Ci è riuscito così bene perché aiutato dal suo gran senso dell’umorismo. In camice da medico con lo stetoscopio in mano ci ha auscultati tutti per verificare la nostra sana e robusta Costituzione, e ci ha consegnato un diploma di tutto rispetto. A chi soffriva di momentanea carenza costituzionale, e non fosse stato in perfetta forma democratica per integrare la voglia di contare, il diritto di scegliere e la sovranità popolare, Daniele era pronto alla somministrazione della Partecipina: una vitamina anti-qualunquistica,  indicata per la sindrome da assuefazione agli slogan e alle promesse elettorali, per le patologie da rigurgito autoritario, la perdita di fiducia nella democrazia e allergia alla P2; oppure il Dignitologo: un coadiuvante anti-autoritario per la difesa della Democrazia e della Costituzione, nella sua composizione si trovano l’eguaglianza, la solidarietà, la giustizia, l’onesta, il rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente, cura le patologie da rigurgito autoritario, stati depressivi indotti da falsi annunci catastrofici; oppure il Democratene: integratore della volontà , è consigliato contro le conseguenze delle interviste di Porta a Porta ( vomito, diarrea, ecc …) tutte medicine che non vengono fornite dal Governo, da usare senza moderazione. Per essere efficaci devono essere tutte accompagnate dal voto NO nel referendum costituzionale!

Maria, la vera sorpresa di questo nostro gruppo, lei e il marito, si vede che non sono della nostra pasta, qualcuno mi ha riferito che lui è stato un primario del nostro ospedale; non so se la notizia è esatta, non le ho mai chiesto nulla. Sono venuti con noi in pullman alla manifestazione NO-Renzy-day a Roma del 22 ottobre, e il marito, sempre così elegante, stava in mezzo alle bandiere rosse senza scomporsi. Durante il corteo ci ha raccontato la storia di alcuni palazzi e piazze romane da cui passavamo, era un piacere ascoltarlo, ed è proprio mentre alzavamo il naso per ammirare le bellezze di Roma che abbiamo visto da una delle sue splendide terrazze un omuncolo farci gesti di scherno, tale Fabrizio Rondolino, uomo per tutte le stagioni, editorialista dell’Unità, l’ex compianto giornale del Partito Comunista: gli ho fatto il terzo dito e vorrei tanto che ci portasse fortuna!

Giulia, la nostra poetessa. E’ lei che ha scritto quasi tutti i report delle nostre riunioni  e che stasera, in attesa del risultato, ci delizia con la cucina siciliana e le sue dotte citazioni. Per raccontare Giulia ecco un brano tratto dal suo report sulla partecipazione alla manifestazione di Roma “Una marea dai colori opalescenti ha catramato il centro della Capitale, inondando di pacifico caldo fragore il percorso contenuto tra argini di milizie. Donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, hanno avuto spazio, parola, voce. Centinaia di migliaia di occhi hanno accompagnato il fluire del corteo, caldeggiandone le ragioni col silenzio partecipe dell’ascolto. Non ci sono parole che possano rendere riconoscenza adeguata a quest’atto di reale democrazia: la forza degli ultimi che dà dignità e orgoglio alla difesa di valori spudoratamente aggrediti. In questo contesto è risultata appariscente, incontrovertibilmente deflagrante, irrimediabilmente certificata la totale morte dei corpi sociali ambigui, asserviti, collusi, inerti o semplicemente afflitti da mediocrità letale.”

Chi ha mai letto report simili? Sempre presente, ha partecipato con entusiasmo e passione alla vita interna ed esterna del comitato, ha avuto scazzi terribili con l’ala destra ma ne è uscita sempre a testa alta. Si è ritrovata in mezzo agli eterni litigi su come utilizzare la mailing list, scrivere gli ordini del giorno e quali contenuti far prevalere nei volantini. Giulia è stata la nostra più forsennata volantinatrice. Una sera fredda fredda in cui sembrava presa da un sacro furore e continuava a prendere volantini al nostro Info Point ( gentilmente offerto dal Comitato spontaneo contro le nocività) le ho chiesto con malizia affettuosa “ma poi li butti nel cassonetto, vero?” Non ha riso. Troppo serio il suo impegno …

Gisella, appassionata di Diritto Costituzionale, ala destra del comitato, con Manu, ala sinistra, si è intesa benissimo durante la raccolta firme. Insieme si son fatte un sacco di banchetti; la sua posizione inizialmente molto rigida, non voleva una campagna contro Renzi, ha dovuto prendere atto dello stato di cose presente e di necessità far virtù.

Manuela detta Manu, oltre che raccoglitrice di firme e cuoca delle iniziative di autofinanziamento, è stata anche la nostra cassaforte, tra l’altro ha tenuto tutti i conti e si è presa in carico anche le modalità per riempire la cassa. Ha sempre cercato di mediare fra le varie anime del comitato. Scrupolosa e attenta, insieme con Fulvia, si è smazzata il noiosissimo lavoro relativo al reperimento dei certificati di iscrizione alle liste elettorali!

Gigi si è invece occupato della parte social network, degli eventi su facebook, dei filmati, ne abbiamo girati alcuni e ci siamo scoperti un futuro come attori: ci ha istruito sulle nuove tecnologie, quando la nostra specialità restano i volantini e gli striscioni, modi di far politica del Novecento. I volantini sono stati la nostra arma, speriamo vincente. Marsilio, il nostro miglior venditore di gadget, se li è fatti in proprio, logo o non logo del Comitato, quello che conta per lui è dare, con parole semplici e concrete, voglia alla gente della valle di votare No! Anche Magda e Isaia sono stati preziosissimi volantinatori della Valtrompia. Un giorno Magda mi ha detto “ ho volantinato davanti alla Beretta, avevo voglia di fabbrica!” , che belle parole … a noi compagni dicono molto!

Ripercorrendo le mail del comitato si ritrovano passaggi straordinariamente vivaci, segni evidenti della mobilitazione che abbiamo messo in moto: Mattarella viene a Brescia, gli scriviamo una lettera per consegnargliela a mano e lui non ci riceve; organizziamo un presidio sotto la Prefettura perché vogliamo che sia fissata finalmente la data del Referendum;la mancata “fusione” tra le varie anime e realtà politiche e associative che formano il Comitato per il NO impedisce un’adesione nazionale alla manifestazione del 22 ottobre, ma noi ci andiamo lo stesso; l’apertura della campagna referendaria della Lombardia ce la sobbarchiamo noi; il Comune della nostra città a guida Pd ci nega la piazza che abbiamo scelto; il Comitato regionale è contento di sbolognarci l’iniziativa, perché qui c’è uno zoccolo duro di persone organizzate e unite nell’impegno, loro ci promettono che per riempire Piazza del Mercato arriveranno anche dei pullman dalle città lombarde più importanti … se abbiamo visto un’auto con tre compagni a bordo è già tanto. Non siamo riusciti nemmeno a condividere col regionale  le spese dello striscione in PVC, ad onore della Cgil di Brescia devo dire che almeno lei ci ha offerto il palco per l’iniziativa.

Francesca, Pietro, Giorgio, Dino, Gisella e altri volontari sono stati mobilitati nei dibattiti con quelli del Sì su tutto il territorio provinciale, anche nelle frazioncine dei paesi della provincia più sperdute, di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza.

L’ala sinistra del comitato non è stata mai propensa a dar man forte ai dibattiti tra il Sì e il No perché il Sì da solo ha ben poco da dire, per marcare questa nostra posizione Beppe del Centro Sociale 28 maggio ha un’idea geniale: organizzare quattro serate di dibattito e confronto solo del NO in tutte le sue sfumature, tenendo la barra sempre fissa sull’antifascismo e antirazzismo. Il comitato accetta e cominciano le discussioni su chi invitare, riusciamo a mettere insieme per i giornalisti a confronto: Corradino Mineo e Dino Greco, per i militanti a confronto: Mani Ovadia e Giorgio Cremaschi, per i magistrati a confronto mettiamo in campo Ferdinando Imposimato e la destra del comitato propone Armando Spataro, che accetta. A noi dell’ala sinistra manca il fiato e dopo notturna consultazione, e preparando le munizioni del caso, proponiamo  per le partigiane a confronto oltre alla sempre verde Lidia Menapace, Nicoletta Dosio, pronti a rispondere per le rime in caso di rifiuto, ma nessuno ci fa caso e un sì serafico ci delizia, mettendo via l’artiglieria ci chiediamo se loro sanno chi è Nicoletta Dosio … Così anche la serata delle partigiane a confronto è un vero successo, anche se Nicoletta Dosio l’abbiamo ascoltata in streaming perché le hanno nel frattempo dato i domiciliari ed anche se ha subito disobbedito alla prescrizione, non ha voluto abbandonare la sua valle.

Questa esperienza di fine settembre ci ha caricato nuovamente dopo la delusione della raccolta firme. Nemmeno nelle nostre più rosee previsioni avevamo immaginato una partecipazione così numerosa e attenta. Gli intervenienti hanno approfittato anche della simpatica accoglienza delle compagne di Brescia con Manu come capo cuoca, della Franciacorta con Monica e Luisa, e della Valtrompia con Maria, Elesia e Magda, tutte insieme si sono rese disponibili dentro e fuori la cucina del centro sociale, insieme ad altre di cui non ricordo il nome.  Questa straordinaria partecipazione non è stata supportata né stimolata dai media locali e dalla stampa colpevoli tutti di un silenzio interessato. Come scrive Nicoletta il partito trasversale degli affari concentra in sé i tre poteri, usandoli come strumento di sfruttamento, repressione sociale, devastazione ambientale, e a questi ci sentiamo di aggiungere anche il quarto potere: quello dello spettacolo e della falsa informazione, indispensabili strumenti di manipolazione delle masse.

Quando Spataro, arrivato con la scorta, è stato accolto dalle compagne con i foulard Notav, e sedendosi al tavolo del dibattito si è trovato proprio di fronte lo striscione su cui si poteva leggere in un rosso fiammeggiante: “Nicoletta non si arresta! Libertà per i Notav” firmato dal centro sociale 28 maggio, ha cambiato faccia: ci ha scritto poi che lo ha considerato un gesto provocatorio e di grave scortesia nei suoi riguardi. Non voleva parlare se noi non toglievamo lo striscione, ma quando ha capito che non ne avevamo l’intenzione, ha detto nella premessa al suo intervento che non se ne andava solo per rispetto ai numerosissimi presenti; peraltro è stato tecnicamente impeccabile perché la sua esposizione delle ragioni del NO non difettava nella chiarezza e nei contenuti, ha chiaramente puntato il dito proprio contro quei poteri forti, come la banca J. P. Morgan, che vogliono azzerare la politica per lasciare il campo solo all’economia.

 

Questo referendum ha risvegliato la creatività di molti. Chi si è impegnato ha trovato tanti modi per far passare il messaggio che gli stava a cuore: Wanda per esempio ha scritto un libro per bambini “Andiamo, è ora di dire No” con in copertina il disegno di una lampada d’Aladino dal cui beccuccio esce la forma stilizzata dell’Italia, con immagini a colori su carta preziosa color crema. La pubblicazione se l’è pagata lei e l’ha offerta al Comitato per il nostro finanziamento.

Nel frattempo abbiamo dissepolto: i padri costituenti, il Presidente della Repubblica più amato, il partigiano Sandro Pertini, e la Resistenza, mai così emotivamente vicina al dramma che stiamo vivendo e che ci fa sentire i nipoti delle partigiane e dei partigiani della guerra di Liberazione. E’ stato un salutare ritorno al nostro migliore passato, tant’è che è stato facile per me rispondere durante un volantinaggio a uno che mi accusava di fare, con il mio NO, un passo indietro: “lo faccio volentieri se davanti mi si presenta il baratro!” touché!!!

Mi sento di dire che se perdiamo il 4 dicembre 2016 sarà ricordato come la data della morte della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza antifascista.

Termino qui questo omaggio ai miei compagni di lotta, di molti non ho potuto parlare per ragioni di spazio e memoria, e dedico loro le parole di una poesia di Giulia “Questo non è un referendum come gli altri/questo è uno come non ce n’è mai stato/questo è quello del tutto per tutto o niente per niente/questo è quello che non torna una seconda volta/questo è quello che la va o la spacca/ questo referendum è questo, è così.”

e così sia!
 

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