mercoledì 18 Settembre 2019

Sala indagato si autosospende da sindaco di Milano

Sala indagato si autosospende da sindaco di Milano

L’annuncio del sindaco di Milano: «Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica». Nel mirino la scarsa trasparenza di Expo

di Ercole Olmi

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«Apprendo da fonti giornalistiche che sarei iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di Sindaco, determinazione che formalizzerò domani mattina nelle mani del Prefetto di Milano». Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala in una nota dopo la notizia diffusa in serata sull’iscrizione del primo cittadino ed ex commissario Expo nel registro degli indagati nel fascicolo che riguarda i lavori della Piastra per l’Esposizione universale con l’ipotesi di concorso in falso ideologico e falso materiale. Sala, prima di folgorare il centrosinistra milanese, è stato ad e commissario straordinario di Expo. A coordinare l’inchiesta è il sostituto pg di Milano Felice Isnardi che poco più di un mese fa ha avocato l’indagine togliendola alla Procura che aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo. Richiesta che era stata ‘bocciata’ dal gip. Con le nuove indagini della Procura generale è arrivata l’iscrizione di Sala.

Giuseppe Sala è stato indagato e archiviato, tutto in gran segreto, durante il periodo di tregua armata tra Procura e società Expo, dichiarata per “senso di responsabilità” dal procuratore generale Edmondo Bruti Liberati su richiesta del premier Matteo Renzi. La notizia nel gennaio scorso dalle frequenze di Radio Popolare: «La pressione della magistratura, si diceva tra le righe, avrebbe potuto compromettere la buona riuscita dell’evento. Anche il nome di mister Expo, quindi, è finito tra i fascicoli della Procura. Anche l’uomo che pareva fuori da ogni sospetto è stato toccato dalla giustizia. E per motivi connessi alla trasparenza della sua amministrazione», scriveva Lorenzo Bagnoli.

La notizia filtrò da Palazzo di Giustizia il giorno dopo la pubblicazione del “preconsuntivo di bilancio” ( e poche settimane prima delle primarie del Pd del 7 febbraio), un primo conto economico di entrate e uscite della società. Un documento richiesto a gran voce in nome della trasparenza, in particolare da uno dei competitor di Sala come candidato sindaco per Milano: Pierfrancesco Majorino.

Alla voce ricavi 736 milioni di euro, costi di gestione 721 milioni. Ricavo netto di 14,2 milioni. Ma anche al netto dei bilanci del passato, senza tener conto dell’assottigliarsi del bilancio, passato da 46,78 milioni a 14,2 milioni. Sala durante la sua presentazione al Teatro Strelher di Milano aveva promesso una città trasparente e una salda alleanza con l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. Il fascicolo a carico di Giuseppe Sala è legato proprio a un deficit di trasparenza nell’affidamento a Eataly, di Oscar Farinetti, per la gestione dei ristoranti del decumano. Con tanto di maxisconto dei costi delle celle frigorifere (50mila euro) e solo il 5 per cento di royalties sul volume d’affari, contro il canonico 12. Cantone chiese spiegazioni aggiuntive. Il gip Claudio Castelli il 12 Gennaio ha firmato l’archiviazione perché la decisione di affidare l’appalto senza gara per ragioni tecniche e tempi contingentati, seppur opinabile, “rientra pienamente nella discrezionalità amministrativa”.

Ma anche L’Espresso scovò un altro caso di trasparenza non pervenuta da parte di Expo. Piero Galli, “direttore generale della divisione vendite, marketing e gestione dell’evento”. Il vero nome è “Pietro”,  ma la “t” è stata dimenticata per non risalire al suo casellario giudiziario perché nel 2005 Galli ha subìto una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta di Digitalia, azienda del gruppo Cameli-Gerolimich. Secondo la Cassazione, cita l’Espresso, “Galli e un altro manager hanno svuotato le casse dell’azienda per favorire un superiore, titolare di una società collegata: Digitalia le ha venduto un ricco brevetto ‘a prezzo vile’, le ha concesso ‘finanziamenti senza interessi’ e ne ha comprato il 60 per cento ‘con sopravvalutazione del prezzo’”.

Galli è un uomo di Sala. L’ad di Expo l’ha difeso non solo perché un capo non molla un suo dipendente, ma anche per motivi personali. Basta rileggere la biografia del candidato sindaco. Come scrive lui stesso nel suo cv, Sala da Gennaio 2007 a Dicembre 2008 è presidente di Medhelan Management&Finance, una società di consulenza. Un quinto delle azioni della società appartengono alla Bain&Company Italia, proprio la società dove all’epoca Galli è un alto dirigente.

Expo è stato uno sporco e cospicuo affare: anche a luglio, 11 persone sono state arrestate nell’ambito di un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano per reati come il riciclaggio e l’associazione a delinquere con finalità mafiosa.

Gli arresti vanno a inserirsi nel quadro di un’indagine partita nel 2013 sulle infiltrazioni mafiose all’interno della Fiera Milano.

La società sotto la lente di ingrandimento degli investigatori è la Dominus Scarl che si è occupata dell’allestimento degli stand per conto della Fiera. La Dominus ha lavorato per un appalto senza gara pubblica emesso dalla società Nolostand, controllata a tutti gli effetti da Fiera Milano. La Dominus, attraverso alcune società a essa legate, avrebbe svolto dei lavori nei padiglioni di Expo 2015. Per l’esattezza nei padiglioni di Francia, Qatar, Guinea e quello della Birra Poretti. La magistratura accusa la Fiera di scarsa vigilanza. Il flusso di denaro guadagnato sarebbe stato indirizzato a favore della cosca di Pietraprerzia (in provincia di Enna).

L’ordinanza completa

Sala ha 57 anni ed è nato in provincia di Monza. È laureato alla Bocconi, ha lavorato a lungo in Pirelli – fino a diventare amministratore delegato della parte pneumatici – e poi in Telecom, prima di essere scelto da Letizia Moratti nel 2009 per fare il direttore generale del Comune di Milano. All’epoca Repubblica lo descriveva «un personaggio schivo e riservato», sponsorizzato da Bruno Ermolli, amico e collaboratore di Berlusconi, “il più potente lobbista del nord Italia“. Un anno e mezzo dopo Moratti gli chiese di lasciare l’incarico e occuparsi di Expo. Chi decise di promuoverlo da semplice rappresentante del comune nel cda di Expo 2015 S.p.A. a commissario unico delegato del governo fu però Enrico Letta, nel 2013, per cercare di salvare il salvabile. A dicembre del 2015

Sala ha pronunciato un discorso dal palco della Leopolda per lanciarsi nella corsa a sostituire Pisapia che, a sua volta, vorrebbe ritagliarsi un ruolo nazionale dopo aver votato Sì al referendum costituzionale.

 

 

 

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2 Comments

  1. Avatar
    Mmario pellerey

    la signora due milioni e mezzo alleggeriti alla “mutua” gli appalti in odore di mafia….è agli arresti………il piero galli non è messo in grado di non nuocere……verdini……..ora sala………però i ciapa ciuc arrestano gli anarchici……..no pasaran

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  2. Avatar
    salvo

    Sala si sta dando la zappa ai piedi non presentandosi spontaneamente al GIP,dimostrando così in modo palmare che ha paura di guardare negli occhi il magistrato.manda gli avvocati per capire cosa hanno in mano gli avvocati e chiede un aiutino al partito per fare le discrete ma doverose pressioni.Se il GIP è cattivello e pronuncia la frase fatidica “FACCIA i nomi tanto Lei ormai è rovinato”!!!!!potrebbe tradire una emozione forte ,anche dal timbro della voce e incoraggiare il GIP.Meglio evitare e prendere tempo e mandare un messaggio chiaro e netto al giovane GIP :non rovinarti la carriera |||Infatti puntualmente è stato fatto il nome di Gherardo Colombo e Renzi è stato CHIARO: Sala NON SI TOCCA.Ma se il GIP è un novello Caselli, o D’Avigo o DiPietro,le cose si complicano.Allora il GIP sarà trasferito e magari promosso al CSM. Il nuovo GIP archivierà e chiuderà l’istruttoria.Se il Procuratore Generale vorrà vederci CHIARO allora lo faranno Sottosegretario e tutto finirà all’ITALIANA!!

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