mercoledì 13 Novembre 2019

Vasto, tra le case sbucano fusti tossici

Vasto, tra le case sbucano fusti tossici

Pericolose discariche abusive alla periferia di Vasto a pochi passi dalle case. Qualche settimana fa un violento incendio ha sfiorato i fusti tossici. Le terre dei fuochi abruzzesi 

da Vasto, Alessio Di Florio

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Miasmi insopportabili. Mal di testa, nausee, sensazioni di vomito anche a forte distanza. Dodici ore prima sotto il cavalcavia dominava solo il fuoco: un violento incendio ha avvolto cataste di rifiuti di ogni tipo. Compresi quattro fusti da 200 litri, di cui 3 arrugginiti, di un liquido vischioso di dubbia natura ma dalla sicura puzza orrenda. Uno dei bidoni, divorato dalla ruggine, ha perso totalmente il proprio contenuto creando un putrido e inquietante laghetto. Il catalogo dei rifiuti gettati indiscriminatamente è il più vario possibile.  Vecchi mobili, lavatrici, televisori, oggetti di ogni tipo, sacconi pieni di rifiuti di varia natura, lastre di eternit. Sono anni, denunciano i residenti, che è così. Sotto il cavalcavia, nelle immediate vicinanze o poco più distante. A circa mezzo chilometro, i residenti denunciano la presenza di lastre di eternit da anni (un residente ci ha parlato di almeno quattro anni). Rifiuti rimasti ammucchiati sotto al sole, alla pioggia o alla neve. Aria irrespirabile, un’altissima nube nera (esattamente sotto l’autostrada) e buona parte dei rifiuti bruciati, terrore che la sostanza contenuta nei bidoni potesse prendere fuoco e farli esplodere. 12 ore l’odore impregna ancora l’aria, bastano pochi secondi e respirare diventa difficile. Questo è in breve il racconto del 10 e 11 febbraio. Siamo sotto un cavalcavia autostradale a Vasto (Chieti). Maria Perrone Capano, residente a pochi passi da quest’enorme discarica tossica e abusiva ed ex segretaria del locale circolo di Rifondazione Comunista, racconta di aver postato già a dicembre “su facebook le foto dei rifiuti pericolosi e di tutta la monnezza che ci stavano riversando” aggiungendo “abbiamo chiamato, guardia forestale, vigili, comune  e pure la pulchra, con il WWF abbiamo anche fatto un’esposto a dicembre, da allora hanno continuato a gettare di tutto. Più sotto ci sono da anni anche lastre di eternit. Sono venuti la settimana scorsa Forestale e ARTA. Quelli sono rifiuti pericolosi, barili con sostanze che puzzano da morire e il cavalcavia sopra é l’autostrada.. Se quei barili esplodono che succede e soprattutto, di chi è la colpa se succede un disastro??? È evidente che qualche piccola impresa edilizia la sta usando come discarica, l’anno scorso trovai anche una lastra di eternit.. Più volte ho chiamato il Comune senza risultato (ci sono dei barili di metallo potrebbero contenere rifiuti pericolosi). Invece, sempre il Comune ha iniziato dei controlli sulla differenziata, multando non solo chi non la fa (cosa che riterrei legittima), ma anche chi compie qualche sbaglio. So di donne che hanno dovuto giustificare davanti a un vigile come buttavano un’assorbente sporco. La cosa assurda è che se non riescono a identificare il proprietario del sacchetto incriminato fanno la multa a tutto il condomino.. Io ritengo tutto questo illegittimo, sembra che chi ci governa non tenga conto che viviamo in uno stato di diritto, per diversi motivi: la privacy (ho l’AIDS prendo dei farmaci, chi fruga nella mia monnezza saprà della mia malattia), multano il condominio di fatto sanzionando anche chi è innocente (ma che sistema è?!?)”.

L’Abruzzo, dopo alcune settimane, sta ancora soffrendo i guasti dell’emergenza neve. Tra una buca e una voragine, molte strade fanno temere di franare da un momento all’altro. Ma le strade del crimine ambientale e dell’inciviltà, a quanto pare, non presentano nessuna difficoltà e continuano ad essere percorse a tutte le ore. A metà dicembre le Guardie WWF hanno presentato un esposto documentato e circostanziato. Ma il traffico non si è mai fermato, sotto la neve, l’acqua, settimana dopo settimana la discarica è stata alimentata costantemente.

Nell’ultimo mese e mezzo, dopo che la notizia dell’esposto delle Guardie WWF, il traffico di rifiuti non si è mai fermato. Si è continuato ad abbandonare indiscriminatamente di tutto. Il 3 febbraio il Corpo Forestale dello Stato (oggi carabinieri) e l’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) hanno effettuato un lungo e approfondito sopralluogo. Intanto le settimane passano, e mentre i criminali continuano i loro viaggi, i fusti (di cui ormai almeno uno e mezzo ha già perso il liquido contenente disperso nel terreno) continuano a stagliarsi. Minacciosi, inquietanti. Pochi giorni è stato posto un telo a coprire una parte dei rifiuti sotto il cavalcavia.

E il panorama, basta spostarsi anche solo di qualche chilometro, è sempre quello. Basta percorrere le periferie, camminare sotto i cavalcavia o fermarsi ai bordi di alcune strade. Nella galleria dell’horror tour di quest’articolo c’è anche una foto scattata vicino la Chiesa di Santa Maria del Sabato Santo, una delle principali e più frequentate chiese della città. Nell’archivio di PeaceLink Abruzzo un articolo del 25 maggio 2009 denunciava che “le discariche abusive vengono scoperte secondo ritmi altissimi, mostrando una corona che cinge d’assedio l’intera periferia cittadina”. Otto anni dopo la situazione va sempre più peggiorando, in un misto di fatalismo e conformismo alla barbarie ecologica. E i campi, le acque, l’aria vengono continuamente avvelenati. Ancor di più quando scoppia un rogo, deliberatamente acceso da menti criminali. Non è il triangolo della morte campano, non è la “terra dei fuochi” denunciata da Roberto Mancini. E’ l’Abruzzo, dove il malaffare ambientale e le ecocamorre sono presenti da decenni. La mega discarica di Bussi, l’ex fornace di Tollo, le cave dell’aquilano negli Anni Novanta approdo dei rifiuti della camorra. L’elenco potrebbe essere ancora lunghissimo. Tutto questo non nasce dal nulla, fiorisce col disinteresse (o la complicità) di cittadini, istituzioni locali (negli Anni Novanta almeno 15-16 comuni appaltarono la gestione dei rifiuti urbani a Gaetano Vassallo, allora imprenditore dei rifiuti legato al clan dei Casalesi), penetra come una piovra lì dove trova già terreno fertile. Per la barbarie e l’inciviltà, perché lì dove già c’è monnezza può solo arrivare altra monnezza. E anche chi si crede assolto, chi di pietra fa il convitato, è tra i primi coinvolti.

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