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«Basta disinformazione sulla transessualità!»

Transessualità, le persone transessuali del SAT-Pink di Verona ribattono al solito pezzo scandalistico di un noto quotidiano

sportello-trans-verona
In risposta all’articolo apparso su Libero.it il 5 febbraio 2017 Ancora una volta ci risiamo! Con l’articolo apparso il 5 febbraio 2017 su Libero.it dal titolo “Transessuali, tutto quello che non vi dicono (peccati compresi)” siamo di fronte all’ennesima operazione di disinformazione mediatica sulla transessualità. Al di là del titolo volutamente provocatorio, se il maldestro tentativo di banalizzazione del doloroso percorso che affronta una persona transessuale desta non poche perplessità, quel che appare del tutto inaccettabile è l’opera complessiva di ridicolizzazione della condizione transessuale e la dubbia competenza con la quale viene trattato l’argomento.
Eppure l’esordio dell’intervista ad un affermato chirurgo come il prof. Felici faceva ben sperare: «I trans e i transgender non sono persone malate, non sono disturbate, non hanno nessuna patologia…”
salvo poi aggiungere: I TRANS sono transessuali che hanno una forte pulsione verso lo stesso sesso, ma non sono omosessuali… Cioè chi é nata donna, ad un certo punto si vede e si sente diversa, con una reale dissociazione tra mente e corpo, e queste femmine si sentono davvero uomini per cui sono attratte dalle donne. Così gli uomini, che si percepiscono totalmente donne, sono attratti dagli uomini e questa pulsione è talmente violenta che in un remoto passato li induceva anche a forme di autolesionismo con auto mutilazione dei propri genitali maschili
Se davvero il desiderio giornalistico era quello di fare chiarezza sulle c.d. “differenze di genere” non è certo confondendo banalmente i concetti di identità di genere e orientamento sessuale che si possa raggiungere l’obiettivo, peraltro omettendo qualunque riferimento a tutta la letteratura scientifica sull’argomento (gender studies). E’ noto da tempo peraltro che esista un’ampia fascia di persone transessuali FtM ed MtF che non si riconosce in un orientamento sessuale univoco spiccatamente “eterosessuale”. Di certo non è in alcun modo definibile come “omosessuale” la persona FtM che ama le donne!! Per non parlare dell’autolesionismo e delle pratiche di auto-mutilazione dei genitali che non possono considerarsi pratica generalizzata che riguarda l’intera comunità MtF.
Se davvero si voleva fare chiarezza forse era il caso di aggiungere che:
· il 22 ottobre 2016 si è celebrata a livello mondiale la giornata internazionale per la depatologizzazione della condizione transessuale per chiedere all’OMS di togliere la transessualità dal manuale diagnostico ufficiale (DSM), una campagna internazionale che dal 2009 nel mese di ottobre propone varie iniziative e azioni sul tema (http://www.stp2012.info/). In tal senso la Danimarca ha deciso di eliminare la categoria “disforia di genere” dai disturbi psichiatrici pur garantendo assistenza e accesso a percorsi medici, psicologici e legali.
· Sebbene vi sia stata un’evoluzione nell’inquadramento del transgenderismo che non è più considerata un disturbo dell’identità di genere ma è indicata come disforia di genere, in Italia ed in molti altri paesi del mondo la transessualità viene considerata una malattia da certificare per poter avere mero accesso al percorso di cambiamento.
Le persone transessuali vengono quotidianamente sottoposte ad estenuanti ed umilianti procedure che prevedono: – la diagnosi di almeno due specialisti (psicologo o psichiatra ed endocrinologo), – l’attestazione delle cure ormonali continuative e costanti prescritte da medico specialista – gli interventi chirurgici per la rimozione degli organi riproduttori o l’eventuale ricostruzione degli organi genitali (almeno l’isterectomia e la mastectomia per gli FtM e l’orchiectomia per le MtF), – la lunga battaglia in tribunale e relativa trafila burocratica per ottenere la rettificazione anagrafica.
Magari era anche il caso di intervistare le persone transessuali provando a capire davvero il loro “sentire”, prima di prodursi in uno strampalato tentativo di ricomprendere la transessualità in categorie onnicomprensive che non possono che dimostrarsi del tutto inadeguate a descrivere una realtà complessa, che solo gli esperti dei servizi di assistenza alle persone transessuali sarebbero in grado di ricostruire congruamente.
L’associazione Sat-Pink è da sempre al fianco delle persone transessuali nella loro lotta per ottenere la piena depatologizzazione della condizione transessuale ed il diritto ad autodeterminarsi, garantendo comunque ogni supporto necessario per il benessere della persona e procedere con il proprio percorso.
La persona transessuale deve essere messa in condizione di decidere cosa fare del proprio corpo senza dover necessariamente far ricorso a diagnosi e tribunali, ma deve anche poter contare su professionisti/e e associazioni in grado di fornire trattamenti idonei e specialistici.
Una richiesta che peraltro aveva trovato conferme anche a livello internazionale con la risoluzione del Parlamento Europeo del 2011 e la risoluzione del Consiglio d’Europa del 2015 che invitavano tutti gli stati membri a realizzare la piena depatologizzazione della transessualità attraverso l’adozione di idonei provvedimenti normativi che prevedano procedure semplici trasparenti ed accessibili.
Fortunatamente nell’affermazione finale dell’intervista è lo stesso prof. Felici a riconoscere che: «…i transgender comunque non sono assolutamente uno “scherzo della natura” come molti pensano, perché la natura non scherza! Mai! Loro nascono così ed hanno tutto il diritto di farsi riconoscere per quello che sono, tanto che ultimamente il Tribunale li autorizza al cambio dei dati anagrafici anche senza il cambio chirurgico del sesso, per il loro diritto di riconoscere la propria identità sessuale»
Più che per quello che siamo, professore, a noi basterebbe che ci venga riconosciuto il genere di elezione cui da sempre nel cuore e nell’anima sentiamo di appartenere. E se esiste un vero diritto all’identità sessuale e di genere non c’è sentenza di Tribunale che possa giudicare quel che è già parte di noi.

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