Caso Liotta, otto medici del carcere a giudizio

Caso Liotta, otto medici del carcere a giudizio

Alfredo Liotta, detenuto, fu lasciato morire nel carcere di Siracusa. La denuncia di Antigone, quattro anni dopo, ha prodotto il rinvio a giudizio per otto medici e un perito

di Francesco Ruggeri

Patrizia Savoca, la moglie di Alfredo Liotta
Patrizia Savoca, la moglie di Alfredo Liotta

Sono nove gli imputati rinviati a giudizio per la morte di Alfredo Liotta avvenuta nel carcere di Cavadonna a Siracusa nel luglio del 2012: il Direttore sanitario e sette medici del carcere, nonché il perito nominato dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania.

Il caso venne portato a conoscenza del Difensore Civico di Antigone, che acquisì tutte le carte sullo stato del detenuto, da parte di alcuni famigliari del 41enne. Da queste emerse come il personale medico e infermieristico che si succedeva dal detenuto, non avesse saputo individuare e comprendere i sintomi né il decorso clinico di Alfredo Liotta e che tali carenze conoscitive ne avessero determinato il decesso. La scarsa lucidità del paziente avrebbe dovuto allarmare il personale sanitario e far considerare diversamente i rifiuti reiterati della terapia e del cibo che invece furono interpretati come rifiuti volontari.

Perciò Antigone, con il proprio Difensore Civico, Simona Filippi, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa affinché fossero individuati i responsabili della morte dell’uomo, richiedendone il rinvio a giudizio.

Rinvio a giudizio arrivato ad oltre quattro anni di distanza. Per il Direttore sanitario e i medici l’accusa della Procura di Siracusa è quella di aver cagionato con colpa, nelle loro posizioni di garanzia sulla salute dei detenuti “il decesso del detenuto Liotta Alfredo, avvenuto a seguito di collasso cardiocircolatorio causato da evento emorragico innestato in una grave condizione anoressica”. “Colpa consistita – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – in mancanza di una scelta espressa, inequivoca ed intenzionale del Liotta di rifiutare il cibo e le azioni diagnostiche e terapeutiche necessarie per la salvaguardia della sua salute e, a partire dal 13.07.2012 in assenza di capacità di autodeterminazione del Liotta in relazione a tale scelta”, nonché “nell’aver effettuato una diagnosi non corretta in ordine alle effettiva patologia del Liotta e di conseguenza non aver posto in essere un’adeguata gestione intramuraria dello stesso”.

Per quanto riguarda il perito invece l’accusa è quella di “non aver correttamente rappresentato alla Corte d’Assise d’Appelllo di Catania la patologia da cui il Liotta era affetto e non averne specificato le conseguenze in ordine alla capacità di determinarsi consapevolmente”. Una condotta che non avrebbe permesso alla Corte “di impartire all’Amministrazione Penitenziaria le corrette direttive per la gestione del detenuto”, compresa anche la possibilità di prevedere una diversa misura alla detenzione.

L’udienza preliminare si terrà il prossimo 6 aprile e Antigone interverrà come parte offesa, insieme alla moglie e al figlio dell’uomo, e presenterà la richiesta di costituzione come parte civile.

 

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