Varoufakis “vota” Macron. Ecco perché

Varoufakis “vota” Macron. Ecco perché

Endorsement di Varoufakis per l’ex collega Macron: sarebbe stato l’unico a tentare di aiutare Atene

di Giulio AF Buratti

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Endorsement clamoroso di Varoufakis per Macron. Con un articolo su Le Monde, l’ex ministro greco utilizza il refrain di “voglio scegliermi il governo a cui fare opposizione” mescolandolo con la solfa consueta del voto utile – ma il dilemma c’è, eccome – e condendolo con la personale riconoscenza per Macron. Varoufakis, infatti, rivela un retroscena di quando i due erano colleghi, entrambi al governo dei rispettivi paesi e Macron avrebbe rivestito i panni del poliziotto buono, mentre i cattivi erano Hollande e Merkel.

Ma andiamo con ordine. «Farò tutto il possibile affinché tu possa battere Le Pen, con la stessa determinazione con cui mi unirò al movimento Nuit Debout per oppormi al tuo governo quando, e se, una volta diventato Presidente cercherai di mettere in atto quelle tue proposte politiche neoliberiste che hanno già fallito ovunque».

L’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, uno dei punti di riferimento della sinistra “radicale” in Europa, ha scelto le colonne di Le Monde per il suo appello a votare per Emmanuel Macron al secondo turno delle presidenziali francesi domenica prossima.

Emmanuel Macron, scrive Varoufakis, è «l’unico ministro in Europa» ad aver fatto «tutto il possibile» per aiutare Atene in occasione della crisi del debito. Varoufakis sostiene di comprendere «che gli elettori progressisti francesi abbiano tutti i motivi di essere arrabbiati» contro il programma social-liberale di Emmanuel Macron, ma «rifiuta di far parte di una generazione di progressisti europei che avrebbero potuto impedire a Marine Le Pen di arrivare alla presidenza francese ma non l’hanno fatto». «Durante il mio mandato come ministro delle Finanze della Grecia all’inizio del 2015 – dice Varoufakis – Emmanuel mi ha rivelato un aspetto di sé che pochi progressisti conoscono»: «quando la troika dei creditori della Grecia e il governo di Berlino strangolavano i tentativi del nostro governo di sinistra appena eletto di liberare la Grecia dal giogo del suo debito, Macron è stato l’unico ministro in Europa a fare tutto il possibile per aiutarci».

Ricorda ancora Varoufakis: «Un anno fa, a un evento alla New York Public Library, hanno chiesto a me e a Noam Chomsky quale fosse la nostra posizione sull’imminente duello tra Hilary Clinton e Donald Trump. Entrambi abbiamo risposto che, negli stati in bilico, gli americani progressisti avrebbero dovuto turarsi il naso e votare per Clinton. Lo stesso consiglio era stato dato anni prima da tutti i leader della sinistra francese quando, nell’aprile del 2002, Jacques Chirac e Jean Marie Le Pen si sfidarono al ballottaggio delle presidenziali: “Turatevi il naso e votate Chirac!”, fu l’appello condiviso.

Il punto della questione è questo: è davvero Marine Le Pen meno peggio di quanto fosse suo padre? È davvero Emmanuel Macron, da una prospettiva di sinistra, molto peggio di Jacques Chirac nel 2002? Se la risposta è no, perché alcuni leader della sinistra oggi sono restii nell’appoggiare Macron contro Le Pen?

Gli elettori progressisti francesi hanno più di un motivo per essere arrabbiati con Emmanuel Macron

 

  • Il voler continuare con la deregolamentazione del mercato del lavoro nel mezzo di una crisi deflazionistica è da neoliberisti impazziti
  • La sua attuale proposta per una riconfigurazione dell’Eurozona in una Federazione più leggera fa solo il gioco di Wolfang Schäuble, e del suo piano per un’austerity permanente in cui la Francia perderebbe anche quel poco di controllo residuo che ha sul bilancio nazionale (“Voglio la Troika a Parigi”, ho sentito dire una volta da Schäuble) in cambio di un bilancio europeo a quel punto macro-economicamente insignificante
  • Le sue recenti prese di posizione sulla riduzione delle tasse sulla ricchezza e sui tagli agli enti locali sono dal lato sbagliato della storia

 

Nonostante tutto, non c’è nulla di peggio per un progressista che professarsi equidistante da Le Pen e Macron. Certo che tutti vorremmo, o almeno lo vorremmo noi a sinistra, che il sistema elettorale francese non fosse strutturato così. Ma lo è. E dato che lo è, mi rifiuto di fare parte di una generazione di progressisti europei che avrebbero potuto fermare la vittoria di Marine Le Pen, e non lo ha fatto. Questo è il motivo per cui sto scrivendo questo articolo: per sostenere la candidatura di Macron al secondo turno, senza se e senza ma. Non possiamo permetterci che il Front National si ritrovi all’Eliseo per una nostra tattica indifferente».

Dice ancora Varoufakis che questa sarebbe stata la sua posizione verso chiunque avesse sfidato Le Pen ma aggiunge la personale riconoscenza all’ex collega Macron: «fu l’unico ministro di uno stato europeo che si distinse nel darci una mano. E lo fece a un alto costo personale.

Ricordo perfettamente il pomeriggio del 28 giugno 2015. Quella maledetta domenica in cui l’eurogruppo ha deciso di chiudere le nostre banche, per punire il nostro governo che aveva deciso di resistere all’ennesimo prestito da strozzini e all’ennesimo attacco a base di austerity e recessione alle fasce deboli del paese. Erano le sei del pomeriggio, quando ricevetti un messaggio da Emmanuel che m’informava che stava provando in ogni modo a convincere il presidente Hollande e il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel a trovare una soluzione. “Non voglio che la mia generazione sia responsabile dell’uscita della Grecia dall’Unione Europea”, mi disse.

Meno di un minuto dopo gli risposi: “Certamente, sappi però che abbiamo bisogno di un accordo che ci dia un po’ di respiro, e la certezza che questa situazione non si ripeta tra pochi mesi”. Emmuanel era d’accordo. Avrebbe parlato al presidente e sarebbe tornato da me. “Una soluzione sostenibile è la chiave della faccenda, sono d’accordo con te”, mi scrisse, aggiungendo che sarebbe partito l’indomani per la Grecia, in incognito, per incontrarsi a cena con me e Alexis (Tsipras, ndr) e stilare un accordo tra Atene, Berlino e Parigi.

Dopo mezzanotte, mentre eravamo immersi nel caos dovuto all’imminente chiusura delle banche, Emmanuel mi scrisse di nuovo per dirmi che il presidente Hollande voleva fare una dichiarazione pubblica la mattina seguente, in cui auspicava la riapertura dei negoziati. Lo ringraziai e aspettai. “Ok – Emmanuel scrisse poco dopo – Sono pronto e sono certo che io, te e Alexis troveremo un accordo… Convincerò il presidente domani. Dobbiamo farcela!”.

La mattina dopo, lunedì 29 giugno, il giorno in cui sarebbe dovuto arrivare ad Atene, Emmanuel chiamò per chiedermi un favore: “Può Alexis chiamare il presidente Hollande e confermare che vuole ricevermi ad Atene come suo emissario?” Io chiamai Alexis e gli spiegai l’opportunità che avevamo, e lui si mostrò d’accordo nel coglierla. Un’ora dopo però, Alexis mi richiamò, comprensibilmente arrabbiato. “Che succede? – mi disse – Dall’ufficio di Hollande mi dicono che non hanno la minima idea di alcuna missione di Macron ad Atene. Mi hanno detto di sentire Michel Sapin. Ti hanno preso in giro?”

Quando riferii questo scambio a Emmanuel, sembrò furioso. La sua spiegazione mi sconvolse. “L’entourage di Hollande non vuole che io venga ad Atene. Sono tutti vicini alla cancelleria tedesca. Hanno chiaramente bocciato l’approccio di Alexis alla questione. Ma dammi il suo (di Tsipras) numero di telefono. In meno di un’ora sarò all’Eliseo a parlare personalmente con Hollande e gli dirò di chiamare lui direttamente Alexis”.

Passarono alcune ore e Hollande non chiamò mai Alexis. Quindi scrissi un messaggio a Emmanuel: “Devo pensare che non ci siano stati progressi? E che il tuo viaggio sia stato cancellato?”. Un Macron più demoralizzato che mai mi confermò che era stato fermato, dal presidente e dal suo entourage. “Proverò ancora ad aiutarti Yanis, in ogni modo, credimi”, mi promise. Gli credetti.

 

In ottobre, tre mesi dopo le mie dimissioni incontrai di nuovo Emmanel a Parigi. Mi raccontò che in un incontro avvenuto poco prima del suo tentativo di mediazione con Alexis, aveva usato le mia famosa frase secondo cui le imposizioni della Troika alla Grecia erano una versione moderna del Trattato di Versailles. Merkel lo aveva sentito e, secondo Emmanuel, aveva ordinato a Hollande di tenerlo fuori dai negoziati con la Grecia.

Soffocando la primavera greca la troika non ha devastato solo la Grecia, ma l’integrità stessa dell’Europa e la sua anima. Emmanuel Macron è stato l’unico membro dell’establishment che ha tentato di fermarla. Per questo mi sento in dovere di fare in modo che i progressisti francesi, che abbiano o meno l’intenzione di recarsi alle urne per il secondo turno delle presidenziali, facciano una scelta consapevole».

 

 

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