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1628 orfani per femminicidio. Invisibili

Dopo essere stato approvato alla Camera, il ddl per la tutela degli orfani per femminicidio s’incaglia al Senato. E i bambini e le bambine stanno a guardare

di Marina Zenobio

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Che fine fanno i bambini la cui mamma è stata uccisa dal papà, il quale è in carcere se non si è suicidato subito dopo aver assassinato la sua compagna o ex compagna?

Sono i figli orfani per femminicidio o, come si chiamano nel lessico giuridico “orfani di crimini domestici” e se ne contano oltre 1600 negli ultimi dieci anni, secondo dati raccolti da Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa, per il progetto europeo “Switch-Off” che significa “spenti”. Spenti come solo possono essere i bambini che hanno assistito al massacro delle madri da parte dei padri.

Sono infanzie lacerate da una profonda solitudine, sopravvissute ad un passato terribile e con un futuro incerto e doloroso. Molti convivono con lo straziante senso di colpa perché credono di non aver fatto abbastanza per salvare la madre. Se non hanno parenti a cui essere affidati finiscono nel “sistema”, migranti tra case famiglie, istituti e comunità, i più “fortunati” dati in adozione, con scarsi sostegni economici per chi li accoglie e ancora più scarsi sostegni psicologici.

Alla ricerca di una tutela per questi piccoli da troppo tempo invisibili, era stato elaborato un disegno di legge approdato alla Camera il 27 ottobre 2016, approvato all’unanimità il 1 marzo 2017 per poi incagliarsi miseramente in commissione Giustizia del Senato dove giace da circa 4 mesi.
Quei bambini e quelle bambine ci guardano, aspettano di uscire dall’invisibilità perché hanno più che il diritto di essere sostenuti, loro e le famiglie che li accolgono.

Se le senatrici e i senatori della nostra Repubblica riusciranno a far disincagliare il ddl da quella melma in cui sembrano muoversi così bene, saranno queste le misure a sostegno degli “orfani di crimini domestici”:

Gratuito patrocinio e assistenza legale a spese dello Stato sia per il processo penale che civile, a prescindere dal reddito.

Pensione di reversibilità ai figli delle vittime senza obbligo di restituzione. In pratica la nuova legge annulla il diritto alla pensione di reversibilità per i ritenuti colpevoli di femminicidio. Come annulla, per il ritenuto colpevole, il diritto al godimento dell’eredità che spetterà ai figli delle vittime.

Sequestro conservativo dei beni dell’indagato per assicurare agli orfani il risarcimento del danno. In pratica si predispone il congelamento dei beni di colui che ha commesso il delitto e l’obbligo in sede penale per il giudice di riconoscere ai figli della vittima il 50% del risarcimento presunto già con la sentenza di primo grado.

Tutela per i maggiorenni che non siano economicamente autosufficienti verso i quali la legge riserverà gli stessi diritti dei figli minorenni delle donne assassinate dal coniuge, anche se separato o divorziato, dal partner di un’unione civile anche cessata o comunque da qualsiasi persona che sia stata legata alla vittima da una relazione affettiva stabile.

Pene più severe per gli assassini. Con la nuova proposta di legge la pena per il femminicidio sarà l’ergastolo. Finora la pena prevista era di 11 anni di reclusione. Se prima del delitto era già avvenuto il divorzio o la cessazione dell’unione civile, la reclusione andrà dai 24 a 30 anni.

Istituzione di un fondo di solidarietà per borse di studio, iniziative per il reinserimento lavorativo e assistenza medico-psicologica di complessivi 2 milioni di euro l’anno. L’assistenza spetterà agli orfani fino al pieno recupero psicologico.

Ai figli e alle figlie delle vittime di femminicidio spetterà anche di rientrare nella quota di riserva prevista per l’assunzione di categorie protette e, nel caso portino il cognome del genitore condannato per l’uccisione della madre, potranno chiedere di cambiarlo.

“Se femminicidio è un crimine contro l’umanità gli orfani e le orfane sono le voci delle donne uccise” si legge nella premessa del progetto Switch-Off, eppure restano la parte dimenticata che paga il prezzo più alto per l’uccisione. “Non possiamo dire se perdere la madre in quel modo sia peggio di qualsiasi altra cosa, ma sappiamo che gli orfani di femminicidio hanno estremo bisogno di essere capiti e ascoltati: le loro vite sono state improvvisamente ‘spente’”, la politica ha il dovere di ridare loro un po’ di luce.

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