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Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

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Gig workers, l’Italia dei lavoretti da fame

Infografica: Rapporto Coop 2017 – italiani.coop @RapportoCoop
Gig worker Rapporto Coop 2017

MILANO – Il 27% degli italiani che hanno un impiego a tempo pieno o indeterminato, svolge anche altri lavoretti per arrotondare il proprio reddito. E tra questi, il 41% tramite app o piattaforme on line. È quanto emerge dal Rapporto Coop 2017, che quest’anno presenta anche un capitolo sui cosiddetti “Gig worker”: dai “pony” che portano cibo a domicilio in bici a chi gestisce profili di piccole aziende sui social network.

Dalle interviste a un campione di circa 500 Gig worker, si scopre che la maggioranza (54%) è costituita da uomini, il 69% ha tra i 20 e i 39 anni e il 60% ha un diploma di scuola superiore. Questi lavoretti rendono poco: il 65% dichiara che al massimo arriva a guadagnare 50 euro al mese, il 18% da 50 a 100 euro. C’è chi, il 14%, è più fortunato (o abile) e guadagna da 100 a 500 euro, il 2% fino a mille euro e appena l’1% oltre i mille euro.

Proprio perché i lavoretti rendono poco, la maggioranza ne fa più di uno: per la precisione, il 24% ne fa due, il 17% tre e il 14% addirittura da 4 a 5. Inoltre, il 45% si dedica al secondo o terzo lavoro almeno una volta alla settimana e il 35% almeno una volta al mese. (dp)

© Copyright Redattore Sociale

* Con gig economy si intende un modello economico sempre più diffuso dove  si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze. Domanda e offerta vengono gestite online attraverso piattaforme e app dedicate: l’affitto temporaneo di camere (ad es. Airbnb), di attività da freelance come la progettazione di siti web (ad es. Upwork o Fivver), di vendita di prodotti artigianali (ad es. Etsy) e di trasporti privati alternativi ai taxi (ad es. Uber), le consegne a domicilio (ad es. di pasti pronti, come Deliveroo Foodora). Nella gig-economy i lavoratori sono tutti in proprio (in inglese self-employed) e svolgono attività temporanee / interinali / part time / saltuarie / provvisorie. Gig* /ɡɪɡ/ è una parola dell’inglese americano informale che descrive un lavoretto o un incarico (nel senso di compito occasionale o temporaneo). Ad esempio, nella piattaforma Fivverogni servizio o micro-job è chiamato gig. Da gig worker deriva il sinonimo colloquiale gigger.

TAG: LAVOROCOOP

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