martedì 19 Novembre 2019

Val d’Orcia e dintorni, dove tutto il potere è dei gatti

Val d’Orcia e dintorni, dove tutto il potere è dei gatti

I gatti, nei borghi medievali senesi, sono tutt’uno col paesaggio. Sono irrinunciabili e testimoniano la tranquillità di una vita che scorre lentamente e in armonia con la natura

da Siena, Enrico Baldin

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Tra valli, cittadine e colli del senese un altro potere è possibile e già c’è, alternativo ma tangibile. E’il potere felino. Non contrapposto ma parallelo a quello di Monte Paschi e a quello del Partito Democratico, i gatti in provincia di Siena vivono sicuri di sé e del loro ruolo egemone. Basta girare e farsi un’idea per capire che non si tratta solo di integrazione e rispetto acquisito, è proprio una forma diversa di legittimo esercizio del potere.

A Monteriggioni, in Val d’Elsa nell’alto senese, basterebbe il camminamento della fortificazione per presidiare il paese. I gatti invece preferiscono disseminarsi lungo il centro storico, osservando il flusso di persone che arrivano anche dal percorso della via Francigena.

A Volpaia, piccolo paese a 600 metri d’altitudine nelle terre del Chianti, il numero di gatti ad occhio e croce supera quello degli abitanti che nell’ultimo censimento erano 44. Dentro al borgo medievale le anziane e dimesse signore parlano tra loro mentre i gatti si rincorrono passando anche tra le gambe delle pacifiche donne. Nei vicoli altri felini dormono alzando gli occhi al passaggio del forestiero, monitorano la situazione che rimane a dir poco tranquilla perché tutto richiama quella tranquillità e quella lentezza di cui i gatti sono garanti con la loro presenza. Sarebbe giusto – visto il rapporto numerico gatti per abitante – che i felini potessero esprimere almeno un seggio in consiglio comunale, ma al momento la richiesta non risulta espressa.

21729094_10210295270239570_1830811736_nA San Quirico d’Orcia, in Val d’Orcia patrimonio Unesco dell’umanità, nella via centrale, piuttosto frequentata da turisti, due gatti non badano a questi ultimi, entrando ed uscendo da boutique e negozi rincorrendosi a velocità sostenuta. Più su, nella parte più alta dell’antico borgo, mentre un gatto nero osserva gli stretti viottoli, un altro dorme sopra un muretto godendo di una posizione panoramica invidiabile sul paese e su tutta la Val d’Orcia. Poco più a sud, nella frazione di Bagno Vignoni, paese termale la cui piazza è un rettangolo di acqua calda fumante, all’apparenza non si vedono gatti. Poi al calar delle tenebre ne appare uno grigio piuttosto grasso, che si aggira per il centro lentamente con fare sicuro. Come fosse uno sceriffo del far west presidia la zona, si avvicina ai passanti strusciandosi alle gambe dando così la sua approvazione alla loro presenza.

A Pienza, sempre in Val d’Orcia, la situazione è diversa. Forse per via di antiche dicerie propagate anche nel paese fatto edificare dal Papa Pio II. In epoca medievale al gatto veniva associato il sospetto fosse portatore di tendenze magiche ed esoteriche se non sataniche, pertanto specie se si accompagnava a donne additate di essere streghe, il trattamento riservato era particolarmente cruento. Forse per questa ragione, tramandata di secolo in secolo, i gatti non paiono esercitare l’autorità facilmente percepibile negli altri paesi della zona. L’unico gatto che compare, apparentemente spaventato dalla folla di turisti, si imbuca tra alcune piante di basilico di un’enoteca, salvo poi riapparire più in là, in un vicolo che pur essendo secondario è denso di fascino.

A Monticchiello, paese dall’importante storia resistente e partigiana, i pochi abitanti hanno costituito una compagnia teatrale popolare a cui partecipano tutti i residenti da ben 51 anni, pure con un certo orgoglio. Nello sviluppo dell’attività del borgo sono certamente coinvolti anche i due gatti che appena dopo la porta d’ingresso al paese stazionavano nel pianerottolo di una delle tante abitazioni in pietra. Con un ruolo che probabilmente si sono ritagliati a modo loro, autarchicamente e anarchicamente.

Nel piccolo paese della val d’Arbia, Lucignano, a una decina di chilometri da Siena, tre gatti sgusciano tra la porta principale dell’antica fortificazione e il locale circolo Arci. Il più grasso dei tre ha un corto pelo grigio tigrato e pare decisamente il più anziano della compagnia, forse era vivo anche nell’epoca del Ducato di Siena. Si avvicina lentamente dando il benvenuto e alzando la testina per ricevere una carezza. Gli altri due invece proseguono indifferenti. Non ci sono più i giovani di una volta.

I gatti, nei borghi medievali senesi, rappresentano un tutt’uno paesaggistico. Tra muretti di pietre, viottoli acciottolati, anziani abitanti, urbanistica sobria e locali dove si degustano vini oli e formaggi, i gatti sono irrinunciabili e testimoniano la pace di un ambiente e la tranquillità di una vita che scorre lentamente e in armonia con la natura.

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