Col reddito di base nei non-luoghi dell’utopia

Col reddito di base nei non-luoghi dell’utopia

Reddito di base, a Roma due giorni di incontri curati dal Basic Income Network Italia. Quali sono i bisogni e i transiti dei precari post-fordisti e dei precari nativi

di Rachele Serino

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A Roma, il Basic Income Network Italia propone due giorni di incontri sul tema del reddito di base.

Partendo dalla fine, venerdì 10 novembre presso Hub Culturale Moby Dick alle 17,30 Philippe Van Parijs, co-fondatore della rete mondiale BIEN, filosofo ed economista terrà una lectio magistralis sul tema ‘Reddito di Base. Una proposta concreta per il XXI° secolo’.

Di fronte alla 4° rivoluzione industriale, al general intellect, la sharing economy, la robotica e l’automazione avanzata, il XXI secolo sembra portarci nuovi scenari e nuove domande, e il reddito di base incondizionato, una erogazione monetaria individuale ed incondizionata, emerge come una proposta sempre più convincente come dimostra il dibattito ormai mondiale su questo tema e le tantissime sperimentazioni in corso (dalla Finlandia al Kenya, dall’India al Canada, dal Brasile all’Olanda – per approfondimenti vedi www.bin-italia.org).

Con Van Parijs, autore insieme a Yannick Vanderborght del libro ‘Il Reddito di base. Una proposta radicale’ uscito in Italia solo pochi giorni fa per il Mulino, si può viaggiare nei non luoghi dell’utopia intesa come strumento di progettualità sociale altra e diversa, declinando in maniera concreta il portato di cambiamento insito nel reddito di base.

Nell’epilogo del loro ultimo volume gli autori si domandano se la proposta di un reddito di base non sia radicale e utopistica ‘certamente lo è nella misura in cui ciò non esiste e non è mai esistito in alcun luogo in modo compiuto. E’ utopistico anche nel senso che si tratta di una visione del mondo migliore’.

L’incontro conclude una giornata che il Bin Italia promuove a partire dalle 11 della mattina nel quale interverranno Chiara Saraceno, Giacomo Marramao e Andrea Fumagalli,  Aula Verra, Facoltà di Lettere e Filosofia Università Roma Tre sul tema Robotica, intelligenza artificiale, futuro del lavoro e reddito garantito.

Un incontro questo che cercherà di approfondire le premesse che sostanziano sempre di più la praticabilità di un reddito di base, ossia le mutazioni di forma del mercato del lavoro globale.

Il percorso comincia il giorno prima, giovedì 9 Novembre alle ore 18,00 nello spazio di Millepiani coworking con il dibattito ‘Precarietà, bisogni emergenti, cooperazione e innovazione sociale’ all’interno delle attività del progetto di ricerca Commonfare/PieNews, – www.commonfare.net  in cui è coinvolto il BIN Italia. La contaminazione tra strumenti narrativi, condivisione di informazioni e piattaforme collaborative, è al centro dell’incontro di Roma in cui si costruiscono sinergie con esperienze di nuovo welfare quali Acta e Smart IT.

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L’obiettivo dell’indagine di cui si presenteranno i risultati (realizzata a Roma e Milano) era quello di aggiornare la mappa dei bisogni che esprimono i soggetti precari e in condizione di difficoltà economica, raccogliere storie collettive di autogestione e autorganizzazione sostenibili, co-progettare una piattaforma collaborativa capace di valorizzare gli scambi e le interazioni in termini di welfare del comune.

Ma raccontare i precari vuol dire raccontare esperienze di variabilità e d’incertezza tra percorsi biografici singolarizzati. Dove dunque cercare una singolarità generica che possa esprimere queste condizioni generali e comuni? Dentro le modificazioni strutturali dei processi produttivi, base sulla quale ogni singolarità, realmente si posa. Così, parlare di condizione non rende giustizia ai vari livelli che disegnano la mappa cognitivo-emotiva, pluristratificata, della soggettività precaria e le sue trasformazioni, poiché né evoca né rappresenta le zone di transito, i passaggi, gli attraversamenti che sono impliciti nell’esperienza delle vite precarie, le quali mutano con il passare del tempo, in relazione alle diverse collocazioni nel lavoro ma anche nello spazio, nelle fasi della vita, nelle interazioni relazionali.

E’ evidente che “i precari post-fordisti”, o “di prima generazione”, hanno fratelli e sorelle più giovani, figli in qualche caso, ovvero i “nativi precari” o “precari della crisi”. Questa figura esce dagli schemi dell’epoca post, si presenta come il “pre” che si fa avanti. La precarizzazione di massa porta con sè un ridimensionamento della centralità del lavoro, che non è visto più come unico spazio-tempo di realizzazione personale lasciando che la rivendicazione di un reddito di base emerga più immediata, conseguente, necessaria. Casa, reddito, tempo, riconoscimento di diritti civili e sociali, sono alcuni dei bisogni diffusi che potrebbero sempre più trovare un’espressione congiunta, mescolarsi in un amalgama in grado di essere parola viva di un nuovo discorso sociale e politico.

Da qui nuove forme di welfare del comune che si nutrono di cooperazione. Un percorso questa due giorni, che a partire da un aggiornamento dei bisogni sociali si muove innestando pratiche di mutualismo e nuovi strumenti di collaborazione come le piattaforme, passa per l’analisi dei cambiamenti nel sistema di lavoro e produzione e torna agli strumenti che possono dare risposte fuori dall’illusione che quello in cui viviamo sia il vero luogo e che il modo in cui viviamo sia l’unico.

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