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Nell’Abruzzo del Pd la Honeywell licenzia e se ne va

Confermate le più fosche previsioni: Honeywell chiuderà lo stabilimento in provincia di Chieti. Quale futuro per oltre 400 lavoratori?

da ChietiAlessio Di Florio

Sembra giunta al capolinea la durissima vertenza dei lavoratori Honeywell dello stabilimento di Atessa, in provincia di Chieti. Anzi, dal prossimo aprile, ex lavoratori. Perché l’azienda il 14 ottobre, dopo un’attesa durata settimane e non aver comunicato nulla (http://www.popoffquotidiano.it/2017/10/21/abruzzo-in-piazza-per-lavoro-e-casa/ ) in un incontro a Roma il 17 ottobre scorso, ha comunicato al Governo Italiano la decisione ufficiale di chiudere definitivamente lo stabilimento tra 5 mesi. Per delocalizzare in Slovacchia. Potrebbe quindi chiudersi il sipario, con un epilogo drammaticamente simile ad altre vertenze (basti pensare alla Golden Lady di Gissi), su una durissima vertenza che dura ininterrottamente da almeno due mesi. Uno sciopero ad oltranza con il quale i lavoratori hanno cercato di difendere il diritto al lavoro e sostegno alle istituzioni.

L’azienda non è tornata sui suoi passi, decisi già da tempo, neanche davanti all’offerta ministeriale di 50 milioni di euro per sostenere nuovi investimenti in innovazione e ricerca. Fondi che sarebbero stati solo l’ultimo capitolo di una lunghissima serie. Una decisione che lascerà presto a casa i 420 lavoratori della Honeywell e quasi certamente colpirà anche i lavoratori delle aziende coinvolte nell’indotto.

L’assemblea del 15 novembre ad Atessa ha comunicato l’interruzione dello sciopero con il rientro graduale al lavoro. Il 21 novembre è già fissato un incontro con il ministro Calenda a Roma. E sarà l’inizio di una nuova decisiva partita per i lavoratori e il territorio: le istituzioni ora devono costruire un nuovo futuro, serviranno nuovi investitori e riconversione produttiva. Come ha sintetizzato Carmine Tomeo, dirigente provinciale Prc, “adesso tocca anche ad altri: alle istituzioni, ai soggetti politici, sindacali e sociali, ai lavoratori del territorio unirsi ai lavoratori della Honeywell per difendere il diritto al lavoro e non darla vinta all’avidità di profitto”. Un sostegno che dovrà avere un cambio di passo, soprattutto dal governo italiano e dai suoi rappresentanti sul territorio, rispetto a quanto accaduto finora. In queste settimane la risposta più frequente ai lavoratori può essere sintetizzata con “interrompete lo sciopero, tornare a lavorare e la ditta accetterà di dialogare”. Sic et simpliciter. Un comportamento definito “vergognoso” dal segretario nazionale di Rifondazione Maurizio Acerbo che ha accusato Calenda di essersi schierato “di fatto contro i lavoratori”. Regione, Provincia, i due maggiori comuni del territorio. Risposte non potranno che arrivare soprattutto dal PD e dai suoi alleati, non soltanto presenti al governo nazionale ma anche in Regione, Provincia e nei due maggiori comuni del territorio coinvolto.

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