mercoledì 20 giugno 2018

#FightRight, diritti che sconfinano nelle strade di Roma

#FightRight, diritti che sconfinano nelle strade di Roma

#FightRight, migliaia di migranti e italiani al corteo di Usb e centri sociali per i diritti di tutti

fotoracconto di Andrea Zennaro

Gli allarmi del Viminale, rilanciati dalla stampa romana di proprietà di noti palazzinari, sembrano essere la più classica delle fake news: non c’è stato alcun incidente a turbare Fight Right, il corteo che ha rivendicato “diritti senza confini” a Roma. Un corteo colorato e pacifico che ha attraversato il centro storico. «Siamo quelli che vengono confinati in centri di accoglienza e nelle periferie. Siamo disoccupati e senza casa – hanno detto al megafono gli organizzatori – Siamo uomini e donne colpiti in questi anni da leggi infami. È la nostra giornata. È la giornata degli esclusi, degli invisibili – hanno aggiunto – Sfiliamo per le strade di Roma per riprenderci la nostra dignità. Abbiamo sete di diritti e libertà ». A scendere in piazza tanti migranti, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa centrale, e poi dai movimenti per la casa, agli studenti, dai centri sociali all’Usb. Il corteo nazionale è partito da piazza della Repubblica ed è arrivato a piazza del Popolo scortato dalle forze dell’ordine. L’area della manifestazione era super presidiata. Nei giorni scorsi gli investigatori avevano ipotizzato il rischio che tra i manifestanti potessero infiltrarsi violenti, anche provenienti da altre città, con l’obiettivo di creare disordini. Il corteo è invece stato pacifico e di questo il questore di Roma, Guido Marino, ha ringraziato, oltre che le forze dell’ordine, anche gli organizzatori per la collaborazione. «Siamo circa 25mila persone» hanno detto i promotori all’arrivo in piazza del Popolo. Lungo il percorso sono stati esposti striscioni con scritto ‘Ius omnibus’ , ‘Uniamo le lotte’ e ‘schiavi mai’«. Alcuni indossavano pettorine rosse con la frase »Diritti senza confini«, altri sventolavano bandiere »Stop sfratti e sgomberi« e »No tav«. »Oggi è la giornata degli invisibili, di tutti quelli che sono stati confinati nelle periferie, nelle campagne, di tutti quelli che sono stati colpiti dalle norme repressive – ha detto Abdoul, uno dei tanti migranti presenti – Ma è la giornata soprattutto per dire che chiediamo giustizia sociale, libertà di circolazione e diritti«. »È la nostra giornata – ha aggiunto il giovane che viene dal Senegal – Ci siamo tutti in piazza. Vogliamo finalmente riprenderci tutto«. Tra gli slogan: »Libertà senza confini« e »Permesso di soggiorno per tutti«. Gli organizzatori hanno sottolineato di aver chiesto un incontro al ministro Minniti. »Non vogliamo intermediazione – ha detto Aboubakar Soumahoro, del coordinamento ‘Diritti senza Confinì – Vogliamo sapere da lui cosa vuole fare con noi invisibili«. Ben visibile, nel corteo, lo striscione di Potere al popolo, portato in piazza dai militanti di Je so’ pazzo che oggi animeranno, con altri settori della sinistra politica e sociale, l’assemblea che lancerà la lista alternativa per le prossime politiche.

All’indomani del corteo i promotori hanno diffuso questo comunicato:

Una manifestazione popolare, pacifica e di massa in cui abbiamo reso visibili “gli invisibili”, uomini e donne, profughi e migranti, lavoratori, senza casa, precari, pensionati, disoccupati, studenti, insegnanti, braccianti, commesse, facchini sfruttati e schiavizzati, colf, badanti, famiglie e tutti i dannati delle politiche di austerità dell’Unione Europea!

Grandissimo e inaspettato successo per il corteo Fight/Right, organizzato da Diritti Senza Confini, alla quale hanno partecipato oltre 35 mila persone provenienti da tutta Italia, nonché delegazioni dall’estero.

Gli “esclusi” hanno preso parola, indipendentemente dal colore della pelle e della provenienza geografica.

E’ stata una manifestazione degli “invisibili,”, nella quale abbiamo finalmente reso visibile il processo sistematico di privazione della nostra dignità e dei nostri diritti.

Si sono resi visibili “gli invisibili” creati dalla legge Bossi – Fini attraverso il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro;

“gli invisibili” creati dalla  Minniti – Orlando con la deriva da sistema apartheid imposta ai profughi e operatori nei centri di accoglienza vogliono nascondere al popolo; “gli invisibili” vittime degli sgomberipassati, i fantasmi cacciati da piazza Indipendenza con gli idranti; “gli invisibili” rom delle baraccopoli a cui era stato promesso il superamento dei campi istituzionali mono-etnici in giro per l’Italia, tuttavia continuiamo  a vivere in quei ghetti e ci centellinano persino l’acqua da bere. Gli “invisibili” dei pareri negativi delle commissioni per il diritto d’asilo, in attesa di un permesso di soggiorno da anni, che dormono sotto i tunnel e nei piazzali delle stazioni; gli “invisibili” sfruttati e schiavizzati nelle campagne nella filiera agroalimentare, nella filiera della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), nonché attraverso l’alternanza scuola-lavoro e  non solo; gli “invisibili” delle politiche di austerità, sistematicamente e continuamente impoveriti dalle politiche di austerità e dai tagli al welfare e ai servizi sociali. Gli “invisibili” solidali che sostengono i senza voce colmando le lacune lasciate dal welfare che sta scomparendo, ma si ritrovano ad essere criminalizzati; gli “invisibili” vittime della colonizzazione politica ed economica e delle guerre geopolitiche, della devastazione ambientale in corso in Europa, Africa, Asia e nelle Americhe.

E’ stata una manifestazione di tutti e tutte insieme, per la resistenza e la lotta dell’umanità contro la barbarie di questo sistema. Dalla piattezza della società italiana è emersa una capacità di conflitto ed un protagonismo diretto e dal basso che da anni necessitavano di una sintesi: la nostra rivendicazione ha coniugato antirazzismo, antisessismo, giustizia sociale e la libertà di circolazione e di residenza.

La nostra piazza è stata capace di identificare un bersaglio comune: l’Unione Europea, il Governo Italiano e i loro partners (Turchia e Unione Africana tra gli altri) non possono non sentirsi responsabili della vendita di esseri umani, della morte di migliaia di persone nel mare Mediterraneo o nel deserto, degli accordi criminali con la Libia e l’Unione Africana; non possono non sentirsi responsabili della fabbricazione ed esportazione di armi in giro per il mondo,  dell’innalzamento di muri legislativi e fili spinati davanti a uomini e donne in fuga dalle guerre. Ci siamo uniti nella convinzione che la guerra è anche interna: attraverso le politiche di austerità con tagli allo Stato sociale che producono eserciti di persone impoverite e disoccupati, criminalizzano chi lotta per la giustizia sociale e per la libertà. È a causa dei tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali. La nostra piazza ha ribadito all’unisono che questa Unione europea, con i suoi  trattati e le sue direttive come il Regolamento Dublino III, gli accordi con la Turchia e con l’Unione Africana, ecc…) rappresenta un cappio al collo per  ognuno di noi e per la stragrande maggioranza della popolazione.

La nostra manifestazione è stata e sarà una marcia per la dignità e la libertà. Una marcia a carattere vertenziale, ragione per cui abbiamo chiesto un incontro al Ministro dell’Interno Marco Minniti per esporreuna interlocuzione diretta sui temi specifici di sua competenza, nonché l’apertura di un confronto diretto. Andiamo avanti con questa prospettiva ribadendo la nostra piattaforma rivendicativa:

–        la libertà di circolazione e di residenza

–        il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale

–        la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia

–        la solidarietà, l’antirazzismo e la giustizia sociale

–        l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti – Orlando e Dublino III)

–        la rottura del vincolo permesso di soggiorno/contratto di lavoro e residenza

–        il diritto all’iscrizione anagrafica

–        lo smantellamento dei lager e la fine degli accordi di deportazione

–        la cancellazione dell’art. 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana

–        un’accoglienza e un lavoro dignitosi per tutti e tutte

–        la fine di qualsiasi forma di ghettizzazione

–        spese per i servizi sociali fuori dal patto di stabilità

–        il diritto al reddito minimo per tutte e tutti

Insieme siamo stati capaci di unirci, intrecciando anche percorsi e soggettività diverse, per obiettivi concreti e reali nonostante le nostre differenze. Esse per noi costituiscono una ricchezza per rompere la categorizzazione ed il confinamento. Non disperderemo questo patrimonio. Andremo avanti uniti e determinati, per modificare il presente e realizzare  il nostro futuro.

La nostra marcia per la libertà e la giustizia sociale è irreversibile, non possiamo darla vinta a chi usa la violenza legislativa ed economica facendoci una guerra sistematica e permanente. Per tutto ciò non dobbiamo permettere alla paura di vincere! SENZA PAURA!!!

 

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