mercoledì 21 novembre 2018

Roma, la città femminista non si sgombera

Roma, la città femminista non si sgombera

Contro la chiusura di molti luoghi di donne, Non Una Di Meno protesterà domani al Campidoglio, perché i desideri non sono trasparenti

di Marina Zenobio

E’ per domani pomeriggio alle 16 l’appuntamento convocato dalla rete Non Una Di Meno Roma a “casa” della sindaca Raggi, il Campidoglio. Questa volta per dichiarare che da troppo tempo, la capitale vive nel pericolo di perdere luoghi essenziali di autonomia, solidarietà e cultura nella città. In particolare, scrive la rete nella convocazione, “è in atto un chiaro e feroce attacco ai luoghi del femminismo, frutto di battaglie storiche e più recenti.

Il riferimento è, più in particolare, alla Casa Internazionale delle Donne a Trastevere, a quella di Lucha y Siesta a Cinecittà, al Centro Donna LISA a Vigne Nuove, lo spazio delle Cagne Sciolte a Ostiense e il Centro Donne DALIA al Pigneto.
Tutti luoghi che, nel corso degli anni, hanno consentito a moltissime donne di uscire dalla spirale della violenza e reso possibile la costruzione di percorsi di autonomia e liberazione.
Tutti luoghi di donne minacciati da procedimento di chiusura o di richiesta di risorse economiche improponibili che, denuncia Non Una Di Meno, “è conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di monetizzare e mettere a profitto ogni aspetto dell’esistente”.

Il Comune di Roma pretende dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma 800 mila euro di arretrati, senza tener conto del trentennale impegno sociale di questo luogo. Così come il centro antiviolenza Donna LISA, che ha appena compiuto vent’anni, sarebbe in debito con l’Ater di quasi 50 mila euro. Il Centro Donne DALIA ha un contenzioso con il V municipio per continuare a tenere aperto il suo sportello antiviolenza, mentre il destino della Casa delle Donne Lucha y Siesta sono legate a quelle di Atac, proprietaria dello stabile, che ne minaccia il futuro considerando un bene immobile da svendere. Ma a pagare per risanamenti, per i ricatti economici di questi luoghi saranno le donne che rischiano di perdere “non solo dei luoghi fisici in cui incontrarsi, ma ciò che sono diventati nel tempo: dei punti di riferimento irrinunciabili in città, spazi di condivisione, autotutela e autodeterminazione conquistati con la lotta, nati per modificare un contesto sociale e culturale che era e resta pesantemente segnato dalla violenza maschile sulle donne”.

L’idea di legalità delle istituzioni pubbliche non corrisponde ai diritti, ai bisogni e ai desideri di una vita migliore, quella vita migliore che una democrazia dovrebbe garantire. “A fronte di questa emergenza per le donne e per tutta la città – scrive Non Una Di Meno Roma – la proverbiale trasparenza della Giunta Raggi si fa vera e propria invisibilità: la sindaca scompare, le assessore si smaterializzano, le richieste restano senza risposta, i problemi senza soluzione…”

Per questo la rete scenderà di nuovo in piazza domani pomeriggio, per far convivere desideri e bisogni, dando loro corpo e dignità, “attraversando e ridisegnando la città, riappropriandoci di spazi abbandonati, sostituendo al calcolo finanziario l’inestimabile ricchezza delle relazioni e dei saperi differenti che produciamo quotidianamente”.

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