Citarum, il fiume più contaminato del mondo

Citarum, il fiume più contaminato del mondo

Le impressionanti immagini del fiume indonesiano il cui livello di contaminazione è 5mila volte superiore a quelli consentiti. 50 mila morti ogni anno. Responsabili degrado e fabbriche tessile

di Marina Zenobio

Situato a ovest dell’isola di Giava, in Indonesia, il Citarum è considerato il fiume più inquinato del mondo, con livelli di contaminanti altamente pericolosi. Nei villaggi che bagna non esistono sistemi fognari né di raccolta dei rifiuti così le sue acque si sono riempite di liquami, plastica e immondizia di ogni tipo. A completare il quadro le fabbriche circostanti che, senza alcun controllo, versano nel fiume pericolosissime sostanze chimiche. Il disastro ecologico è noto ma incalcolabile. Le cattive condizioni igieniche sono la causa di 50 mila morti ogni anno, oltre alle altre forme di vita marina e terrestre.

Si stima che oltre 2000 complessi industriali, tra cui 200 fabbriche tessili, siano concentrate proprio nella valle del Citarum, nella regione del Bandung. Da decenni il governo indonesiano permette alle fabbriche di versare i loro residui, non trattati, nei canali che conducono al fiume.
Dopo una protesta presentata nel maggio del 2017 da Greenpeace e altre organizzazioni comunitarie locali, il Tribunale Supremo indonesiano ha deciso di revocare quei decreti governativi che permettono il “versamento legale” dei residui prodotti delle tre fabbriche più grandi dell’Indonesia, PT Kahatex, PT Insan Sandan Internusa e PT Five Star Textile. Manco a dirlo i dirigenti delle fabbriche hanno impugnato il provvedimento minacciando che, senza il permesso di versare nel fiume e nei suoi canali affluenti i residui industriali, saranno costretti a chiudere e a licenziare migliaia di persone. Il caso è ancora legalmente aperto.
Intanto il governo indonesiano punta il dito contro le popolazioni locali accusandole di gettare i propri rifiuti nel fiume. Ma non dice una parola sulla mancanza di infrastrutture adeguate per la raccolta dei rifiuti, e alla popolazione resta solo da scegliere se bruciare o buttare in acqua avanzi e ogni tipo di immondizia.

Quando nel 2013 Greenpeace prelevò i primi campioni di acqua del Citarum nei pressi delle grandi industrie tessili, al loro interno riscontrò la presenza di contaminanti ambientali e prodotti chimici tossici molto pericolosi per la vita acquatica e potenzialmente dannosi per gli esseri umani. Quello stesso anno un dossier dell’Asian Development Bank riportava che il fiume era altamente inquinato dalla presenza di batteri coliformi fecali e letame agricolo, un livello di contaminazione 5 mila volte superiore a quelli consentiti. Secondo ricerche dell’Oms, più di un quarto della mortalità infantile (bambini al di sotto dei 5 anni) in questa zona del mondo è conseguenza dell’inquinamento ambientale.
E c’è un altro disastro all’orizzonte: è questione solo di tempo prima che la valanga di rifiuti colpisca la centrale elettrica del lago Saguling (il Citarum è uno dei fiumi che lo alimentano), compromettendo il corretto funzionamento del generatore e, paradossalmente, privando di energia elettrica le stesse fabbriche responsabili della sua contaminazione.

Per migliaia di anni il Citarum aveva percorso i suoi 350 chilometri pulito e pieno di pesci. Fin dal IV secolo avanti Cristo era stato fonte di alimentazione e trasporto per raffinate civiltà dell’epoca. Alla società “moderna” sono bastati 40 anni per distruggerlo e trasformarlo in una discarica a cielo aperto fonte di malattie e morte per le popolazioni locali, per la fauna e per la flora.

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