Cedu sul G8, ammissibile il ricorso dei poliziotti condannati per la Diaz

Cedu sul G8, ammissibile il ricorso dei poliziotti condannati per la Diaz

G8, ricorso di poliziotti della “macelleria messicana” alla Corte europea dei diritti umani considerato ammissibile. Zucca: «Non è detto che poi venga accolto»

Ammissibile, secondo la Cedu, il ricorso dei poliziotti condannati per la “macelleria messicana”, l’incredibile dose di abusi e violenze e omissioni che ebbe luogo al termine delle giornate del luglio 2001, al G8 di Genova. Quello che Amnesty definì la più grave sospensione dei diritti umani in Occidente dalla fine della seconda guerra mondiale.

A diciassette anni dai drammatici fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 si potrebbe riaprire la vicenda giudiziaria che ha visto condannati in via definitiva numerosi poliziotti? La Corte europea dei diritti dell’uomo ha solo dichiarato ammissibile il ricorso presentato dai funzionari di polizia condannati. Se il ricorso venisse accolto si aprirebbe la strada alla revisione del processo anche se quello di oggi è solo il primo passo, come fa notare il sostituto procuratore di Genova Enrico Zucca secondo il quale «il fatto che la Corte europea abbia detto che il ricorso sia ammissibile non significa che verrà accolto». Cauta anche la reazione dell’avvocato Emanuele Tambuscio, difensore di alcune parti civili, secondo il quale si tratta solo di «un vaglio preliminare».

I poliziotti erano stati assolti in primo grado e sono poi stati condannati in appello e in Cassazione per falso e calunnia. I funzionari che hanno presentato ricorso alla Corte europea – Gilberto Caldarozzi, oggi vicedirettore della Dia, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Filippo Ferri, Salvatore Gava, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, entrambi in pensione, Massimo Mazzoni, Spartaco Mortola, e Nando Dominici sostengono che la corte di appello di Genova prima di «ribaltare» la sentenza di assoluzione del Tribunale, avrebbe dovuto risentire i testimoni già interrogati in primo grado. Non facendolo, è la tesi dei ricorrenti, avrebbe violato l’art. 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (diritto ad un equo processo) che sancisce il diritto degli imputati di interrogare i testimoni a carico.

La questione era stata affrontata ed esclusa dalla Cassazione che aveva rigettato il ricorso degli imputati spiegando che i giudici di appello non avevano operato una diversa valutazione delle testimonianze ma semplicemente tratto da alcune di esse conseguenze diverse rispetto alla responsabilità degli imputati. La parola passa ora alla Cedu che dovrà valutare nel merito la questione. «In caso di accoglimento con sentenza definitiva dei ricorsi da parte della Cedu – spiega l’avvocato di Nando Dominici Maurizio Mascia – si aprirebbe la possibilità di un ricorso per revisione da parte degli imputati condannati per far ripartire il processo dallo stessa fase in cui si è verificata la violazione». In questo caso potrebbe ripartire dal processo di appello.

E ripartirebbe anche la mobilitazione per verità e giustizia su quei giorni: l’ostinazione dei ds e delle destre, dei cespugli dell’Ulivo e le pressioni delle lobby di polizia hanno impedito una reale inchiesta parlamentare facendosi bastare la blanda commissione conoscitiva concessa dall’allora governo Berlusconi con il placet di Violante, “ministro degli interni ombra” per conto dei ds corresponsabili (avevano governato fino a un mese prima del G8) delle linee repressive che di dispiegarono a Genova dopo le prove generali a Napoli, ministro di polizia Bianco, capo del governo Amato.

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