Marielle Franco stesse munizioni usate da agenti per una strage

Marielle Franco stesse munizioni usate da agenti per una strage

Per l’omicidio di Marielle Franco gli stessi proiettili usati da poliziotti brasiliani per una strage a Rio nel 2015. Marielle aveva denunciato gli abusi di polizia

Marielle Franco è stata uccisa da proiettili in dotazione alla polizia. Le munizioni usate nell’agguato all’attivista Marielle Franco, assassinata mercoledì sera nel centro di Rio de Janeiro assieme al suo autista, facevano parte dello stesso lotto venduto alla polizia federale di Brasilia nel 2006 e usato anche in una strage compiuta nell’agosto 2015 nello stato di San Paolo, in cui vennero uccise 23 persone. Lo scrive il sito Uol. Per la strage di San Paolo del 2015 sono stati arrestati 3 agenti della polizia militare ed uno della polizia civile, che avrebbero agito per vendicare la morte, in due distinti tentativi di rapina, di un agente della polizia militare ad Osasco ed una guardia civile a Barueri.

I proiettili usati per uccidere la consigliera comunale di Rio ed il suo autista Anderson Gomes, provengono da un lotto venduto dall’azienda CBC alla polizia federale di Brasilia nel 2006. Lo rivela una fonte della polizia di Rio, citata dalla Tv Globo. La fonte rivela anche che la targa di almeno uno dei veicoli usati dai killer è clonata. Marielle, femminista, afrodiscendente, attivista contro gli abusi di polizia, era una militante del PSoL, partito aderente alla IV Internazionale.

Le munizioni usate sono originali e sono di calibro 9, i colpi sparati dai sicari sono stati complessivamente 13: quattro hanno colpito Marielle Franco alla testa e tre il suo autista. Secondo la polizia di Rio, il lotto di munizioni UZZ-18 è stato venduto alla polizia federale di Brasilia dall’azienda Cbc il 29 dicembre del 2006. La polizia federale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna. Inoltre, l’auto Cobalt usata dai killer dell’attivista aveva una targa di Nova Iguacu che corrisponde ad un altro veicolo.

Applausi e proteste hanno fatto da cornice ai funerali di Marielle Franco, la giovane consigliera comunale barbaramente assassinata mercoledì sera a Rio de Janeiro. Durante l’omelia, il prete ha espresso profonda indignazione per l’omicidio della paladina dei diritti umani. «È mattanza di poveri, è mattanza di neri, mattanza di chi lotta», ha detto il sacerdote. E di donne. All’uscita del feretro dalla chiesa, qualcuno ha intonato più volte il nome di Marielle e la folla ha risposto: ‘Presente!’. Alle esequie erano presenti anche la vedova e il figlio di due anni di Gomes, che lavorava per Uber e saltuariamente accompagnava Marielle nei suoi spostamenti.

La polizia brasiliana ritiene che Marielle Franco sia rimasta vittima di un agguato compiuto da diversi sicari a bordo di almeno due auto. Gli investigatori hanno infatti scoperto attraverso i filmati di alcune telecamere di sicurezza che un’auto ha atteso per due ore davanti alla Casas das Pretas, l’associazione dove l’attivista per i diritti umani uccisa stava partecipando ad un evento contro il razzismo. Quando Marielle Franco è uscita, i sicari hanno seguito per almeno quattro chilometri la sua auto prima di tendere l’agguato mortale. L’auto dei sicari si è affiancata a quella della consigliera comunale ed è partita una raffica di colpi da circa due metri di distanza. Quattro proiettili hanno raggiunto la donna, 38 anni, e tre il suo autista, Anderson Gomes, 39, morti all’istante. Illesa invece un’assistente diMarielle Franco, che sta collaborando alle indagini. La principale pista che la polizia carioca sta seguendo è quella di una esecuzione, visto che i banditi hanno aperto il fuoco per uccidere e non hanno prelevato nulla. Sul luogo dell’agguato sono stati trovati nove bossoli calibro 9. Secondo i rilievi balistici, i colpi sono andati quasi tutti a segno e pertanto gli investigatori ritengono che a sparare siano stati sicari esperti. Marielle Franco era una delle voci più autorevoli contro la violenza della polizia militare nelle favelas di Rio. Al suo primo mandato al consiglio comunale, era cresciuta nella favela Complexo da Marè, che comprende 16 baraccopoli, e si era dichiarata contraria alla militarizzazione delle forze di polizia decisa dal governo centrale giusto un mese fa. Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del Brasile per protestare contro l’omicidio della giovane attivista, che ha creato un’ondata di sdegno anche sulle reti sociali. La figlia di Marielle, Luyara, ha scritto: «Hanno ucciso mia madre e altri 46 mila elettori! Continueremo la tua lotta! Ti amo».

Migliaia di persone sono scese a manifestare in piazza in Brasile già ieri sera. Migliaia, riportano i media brasiliani, hanno inoltre manifestato in strada a San Paolo e proteste sono state programmate in oltre dieci città del Paese, come Salvador, Recife, Belo Horizonte e Belem.

Compagne e compagni di Marielle hanno manifestato oggi a Dublino, Londra, Montreal, Washington, New York, Barcellona, Bogotà. Domani si manifesterà a Parigi, domenica a Berlino, lunediì a Lisbona e Braga in Portogallo e martedì a Madrid.

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