martedì 20 novembre 2018

Gaza: Israele uccide altri 3 palestinesi, tra cui un giornalista

Gaza: Israele uccide altri 3 palestinesi, tra cui un giornalista

Un altro giornalista ucciso da cecchini israeliani a Gaza. 33 morti totali. Domani quinto venerdì della Marcia per il Ritorno

di Marina Zenobio

Non ce l’ha fatta Ahmed Abu Hussein, 24 anni, (nella foto), fotoreporter di Gaza, ferito dal colpo di un cecchino delle forze di sicurezza israeliano venerdì 13 aprile, mentre documentava il terzo venerdì della Marcia del Ritorno .
Della sua morte, avvenuta mercoledì scorso, ha dato comunicato l’agenzia Haaretz su nota del ministero della salute di Gaza.
Lo stesso venerdì sono stati uccisi altri due manifestanti, facendo così salire a 33 i palestinesi assassinati dai cecchini israeliani, posizionati lungo il confine tra Israele e la Striscia di Gaza, per fermare la protesta palestinese che chiede il diritto al ritorno dei rifugiati, un movimento lanciato il 30 marzo da diverse fazioni palestinesi, tra cui Hamas.  Le altre due vittime – identifica nel venticinquenne Ahmad Abu Aqel, raggiunto da un proiettile alla testa a nord di Jabaliya, e nel ventiquattrenne Ahmad Rashad al-Athmeneh, colpito da un proiettile a nord di Gaza – sono morte sul colpo. Hussein invece, colpito allo stomaco, nonostante fosse ad una distanza dai confini autorizzata da Israele – circostanza confermata dal Sindacato dei giornalisti palestinesi – è morto dopo dodici giorni di agonia nell’ospedale di Ramallah.

Con Hussein salgono a due i giornalisti vittime del fuoco israeliano dall’inizio della Marcia per il Ritorno. Il collega Yaser Murtaja, 30 anni, dell’agenzia stampa Ein, era stato colpito durante il secondo venerdì di protesta, il 7 aprile, nonostante indossasse un giubotto antiproiettile con la scritta “Press”. Durante le manifestazioni altri quattro giornalisti sono stati feriti.

Gaza, ospedali in crisi

Migliaia sono in complessivo i feriti durante i venerdì della Marcia, al punto che gli ospedali di Gaza non possono più sostenere le richieste di aiuto. Abdul-Latif al Hajj, direttore dell’amministrazione generale degli ospedali della Striscia, ha comunicato che circa 4mila interventi chirurgici programmati sono stati rinviati “a causa della forte pressione esercitata sulle sale operatorie e sui reparti dall’arrivo di migliaia di feriti durante le recenti proteste nelle zone di confine”.

Domani, quinto venerdì di protesta

Intanto si aspetta domani 28 aprile, quinto venerdì della Marcia. In previsione della manifestazione le forze aeree di Israele hanno lanciato su Gaza migliaia di volantini, scritti in arabo, con cui mettono in guardia la popolazione gazawi a “non avvicinarsi alla barriera difensiva…a non farsi strumentalizzare da Hamas … i nostri soldati faranno il necessario per bloccare attacchi e assalti”.

Appello palestinese all’ONU

Da parte palestinese, il coordinamento della Grande Marcia per il Ritorno ha scritto all’Alto commissariato ONU per i diritti umani, Zeid bin Ra’ad, chiedendo l’invio di una missione investigativa “per un controllo più vigile delle proteste a Gaza”.

Il movimento della “Marcia per il ritorno”, organizzato da tutte le fazioni palestinesi, è iniziato il 30 marzo, prevede manifestazioni ogni venerdì fino al 15 maggio, giorno della Nakba, la catastrofe che portò all’esodo forzato di oltre 700 mila arabi palestinesi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana del 1948, guerra successiva alla creazione dello stato di Israele.

Tiratori scelti dell’esercito d’Israele in posizione alla barriera con Gaza

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