Mussolini ti mandava nei lager mica in pensione

Mussolini ti mandava nei lager mica in pensione

Ennesimo post di un’assessora lombarda sulle leggi di Mussolini che tutelavano i lavoratori. Ma è una bufala che si trascina da anni. Troppi

di Ercole Olmi

«Posso dirvelo? Rinnegare ciò che di buono è stato fatto è un grande errore, visto che le leggi che tutelano i lavoratori nascono proprio tutte dal fascismo. Tutti condanniamo l’eccidio del quale sono stati tutti coinvolti e per il quale c’è da vergognarsi ma ora basta combattere i fantasmi…dopo settant’anni… Visto e considerato che questi benefit piacciono a tutti…»: è questo il testo integrale del post pubblicato da Magoni su Facebook. A corredo l’assessore ha pubblicato anche un’immagine del telegramma del Primo Maggio del 1937 inviato da Benito Mussolini al prefetto di Torino col quale il Duce ordina di comunicare «al senatore Agnelli che nei nuovi stabilimenti Fiat devono esserci comodo e decorosi refettori per gli operai» perché «l’uomo non è una macchina adibita ad un’altra macchina».

Non sarà l’ultima, Lara Magoni, a credere e diffondere la bufala del fascismo che ha fatto cose buone. Tra le illustri propagatrici di una delle più bieche fandonie c’è la big a cinque stelle, Roberta Lombardi. Per questo fanno sorridere le proteste dei grillini milanesi contro Magoni che è assessora regionale al Turismo della Lombardia, di Fratelli d’Italia, partitello post-fascista di Meloni, fiancheggiatore di Salvini e Berlusconi

Lara Magoni, assessora regionale al Turismo della Lombardia in quota Fratelli d’Italia ed ex campionessa di sci, è autrice di un post su Facebook – poi sparito – in cui sosteneva che “le leggi che tutelano i lavoratori nascono proprio tutte dal fascismo, rinnegare ciò che di buono è stato fatto è un grande errore”. “Abbiamo dei documenti, si parla semplicemente di storia”, sostiene la statista lombarda. Vediamo la storia, allora.

Mussolini governò l’Italia dal 28 ottobre 1922 alla fine del fascismo con la seconda guerra mondiale, fino al 28 aprile 1945 quando fu arrestato e fucilato mentre fuggiva dal paese che aveva contribuito a devastare.

Il fascismo fu una montagna di morti

Il mito di molti, tra cui Lombardi, mancata governatora del Lazio, è sul primo fascismo. Bene, quello che caratterizzò l’ascesa al potere di Mussolini fu lo squadrismo, la violenza politica sistematica contro gli antagonisti, partiti di sinistra, sindacati, lavoratori, intellettuali. Gli storici hanno calcolato almeno 500 morti tra il ’19, quando Mussolini – ben oliato dai soldi degli agrari – iniziò l’attività dei fasci fino al ’22. Dopo non è andata meglio: si pensi all’omicidio nel ’23 di don Minzoni, parroco di Argenta, o al rapimento e all’uccisione di Matteotti l’anno appresso e di cui Mussolini fece piena rivendicazione. Tra i delitti più noti quelli di Piero Gobetti e Giovanni Amendola che morirono per le conseguenze dell’aggressione. Al buon Mussolini piaceva così tanto l’omicidio politico che provvedeva a somministrarlo anche agli esuli. Così ordinò al suo capo della polizia perché provvedesse a far fuori Carlo Rosselli a Parigi. Ci pensarono i cagoulards francesi nel ’37.

La “legge per la difesa dello Stato”, n. 2008 del 25 novembre 1926, istituì il Tribunale speciale, via via prorogato fino al luglio 1943, quindi ricostituito nel gennaio 1944, nella Rsi. Nel corso della sua attività, emise 5619 sentenze e 4596 condanne. Tra i condannati anche 122 donne e 697 minori. Le condanne a morte furono 42, delle quali 31 furono eseguite mentre furono 27.735 gli anni di carcere. Il regio decreto 6 novembre 1926 n.1848 stabilì che fosse applicabile a chiunque fosse ritenuto pericoloso per l’ordine statale o per l’ordine pubblico. A un mese dall’entrata in vigore della legge le persone confinati erano già 600, a fine 1926, oltre 900, tutti in isolette del Mediterraneo o in sperduti villaggi dell’Italia meridionale. Gli inviati al confino furono, complessivamente, oltre 15.000. Ben 177 antifascisti morirono durante il soggiorno coatto.

Ovviamente un filantropo del genere non poteva farsi sfuggire l’occasione di emanare leggi razziali. Così fu nel 1938 per arrivare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, alla persecuzione delle vite. Dalla prima retata del 16 ottobre 1943 a Roma. Degli oltre 1250 ebrei arrestati in quell’occasione, più di 1000 finirono ad Auschwitz, e di essi solo 17 erano ancora vivi al termine del conflitto. Anche la Repubblica sociale è avvolta nel mito dai propugnatori del fascismo buono. Il Manifesto programmatico di Verona (14 novembre 1943) sancì che gli ebrei erano stranieri e appartenevano a “nazionalità nemica”. Di lì a poco un ordine di arresto ne stabilì il sequestro dei beni e l’internamento, in attesa della deportazione in Germania. Il contributo dei repubblichini alla shoah ammonta ad almeno 10mila ebrei italiani. Ma ad essere deportati anche gli oppositori politici e centinaia di migliaia di soldati refrattari all’adesione alla Rsi.

Magoni e Lombardi potrebbero spiegare agli eredi delle vittime mussoliniane etiopi o libiche sterminate dai gas, dalla tortura, dalle impiccagioni o delle centinaia di migliaia di civili jugoslavi sterminati nell’occupazione italiana. O perfino alle vittime italiane di quelle guerre: fino al 1943, 194.000 militari e 3.208 civili caduti sui fronti di guerra, oltre a 3.066 militari e 25.000 civili morti sotto i bombardamenti alleati.

Dopo l’armistizio, 17.488 militari e 37.288 civili caduti in attività partigiana in Italia, 9.249 militari morti in attività partigiana all’estero, 1.478 militari e 23.446 civili morti fra deportati in Germania, 41.432 militari morti fra le truppe internate in Germania, 5.927 militari caduti al fianco degli Alleati, 38.939 civili morti sotto i bombardamenti, 13.000 militari e 2.500 civili morti nelle file della Rsi. A questi vanno aggiunti circa 320.000 militari feriti sui vari fronti per l’intero periodo bellico 1940/1945 e circa 621.000 militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane sui vari fronti durante il periodo 1940/1943.

Il fascismo fu una montagna di soldi per i ricchi

Per smentire Magoni, Lombardi ecc… è sufficiente consultare i siti antibufale. Perché in fondo il fascismo è stata la prima fake news del Novecento. Uno dei miti è che “almeno i fascisti non rubavano”. Seeee…. Matteotti è stato ucciso proprio per impedire che venisse a galla l’affare Sinclair Oil: l’azienda americana pur di ottenere il contratto di ricerche petrolifere in esclusiva sul suolo italiano pagò tangenti a membri del governo, e ancora ad Arnaldo Mussolini, fratello minore del noto filantropo, per oltre 30 milioni di lire. Ma le tangenti erano un hobby diffuso fra i gerarchi del primo fascismo. Ne presero per far aprire nuovi casinò, per speculazioni edilizie, per lavori pubblici. Speculazioni, truffe, arricchimenti improvvisi, carriere strepitose e inspiegabili: gerarchigenerali, la figlia Edda e il genero Galeazzo Ciano e Mussolini stesso come si legge in documenti scoperti e mostrati da storici di assoluto valore come Mauro Canali, Mimmo Franzinelli, Lorenzo Benadusi, Francesco Perfetti, Lorenzo Santoro presso l’Archivio Centrale dello Stato.
Ma chi l’ha detto che il Duce ha inventato le pensioni

Magoni, ci scommetto, pensava alle pensioni quando ha scritto il post “storico”. Uno dei ritornelli del fascismo di ritorno è che il Duce abbia inventato le pensioni. «In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”, un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.

Tutta la storia della nostra previdenza sociale è peraltro verificabile sul sito dell’Inps. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni», si legge sul sito antibufale del CEIFAN, Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali. Anche la cassa integrazione guadagni (CIG), assessora, la tolga dal palmares del Capoccione, come lo chiamiamo a Roma, perché quell’ammortizzatore sociale nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati. E’ stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività. Al contrario, il regime fascista promosse una politica di contenimento salariale e permise l’arricchimento ulteriore di industriali e agrari.

Il 27 maggio 1933 l’iscrizione al partito fascista è dichiarata requisito fondamentale per il concorso a pubblici uffici; il 9 marzo 1937 diventa obbligatoria se si vuole accedere a un qualunque incarico pubblico e dal 3 giugno 1938 non si può lavorare se non si ha la tanto conclamata tessera. Per questo e per la povertà endemica, l’emigrazione italiana fu gigantesca.

E nemmeno i treni arrivavano in orario!

Anche le infrastrutture, di cui i ri-fascisti vanno fieri – furono un’eredità giolittiana. Giovanni Giolitti varò il programma durante il suo quinto governo (15 giugno 1920/7 aprile 1921).

Come spiega questo articolo dell’Indipendent, anche quella dei treni in orario è una fregnaccia, una narrazione, per dirla con più eleganza. Una montatura possibile solo grazie alla censura sistematica delle notizie riguardanti incidenti e disservizi ferroviari. Mussolini aumentò le tasse, a dispetto dei post nostalgici sui social: per spingere l’industria dell’automobile ne mise una sulla bici e, almeno in alcune grandi città, si cominciò a limitarne l’uso.

Non sarà questo articolo (che certo non è il primo del genere) a far smettere la circolazione delle bufale sul fascismo. Viviamo in un eterno presente e dentro rapporti di forza così degradati da far riaffiorare il fascismo come opzione. Per questo la memoria è un terreno di battaglia culturale e politica e il fascismo non è e non sarà mai un’opinione ma un crimine.

 

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