giovedì 18 ottobre 2018

Salvini blinda i porti. De Magistris lo sfida

Salvini blinda i porti. De Magistris lo sfida

Salvini dirotta su Malta una nave carica di 600 profughi della Ong Sos Méditerranée. De Magistris: il porto di Napoli è pronto ad accoglierli. Pronta anche Messina

«Se un ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte, bambini, anziani, esseri umani, il porto di Napoli è pronto ad accoglierli. Noi siamo umani, con un cuore grande. Napoli è pronta, senza soldi a salvare vite umane». Lo scrive in un tweet il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris facendo riferimento alla mancata autorizzazione di approdare in Italia per la nave Aquarius con a bordo 629 migranti. «La nave Aquarius doveva arrivare a Messina, il ministro Salvini ha cominciato male. Le persone non sono merci, il diritto alla vita è fondamentale», dice il sindaco di Messina, Renato Accorinti. «L’esordio del ministro Matteo Salvini nella gestione dell’accoglienza ai migranti ci lascia esterrefatti, sia nella dimensione umanitaria negata, che nella conoscenza delle leggi del mare. Non si può pensare di prescindere dai diritti universali dell’uomo e dal diritto della navigazione – si legge nella nota del sindaco e della sua giunta – nei quali l’essere umano è sacro a prescindere dal colore della sua pelle e del suo paese d’origine. È dovere primario accogliere e a una politica disumanizzante ci contrapponiamo con una politica fatta di diritti e di valore delle persone. A dispetto del diktat del ministro Salvini, l’amministrazione Accorinti dichiara la sua disponibilità immediata perché la nave ‘Aquarius‘ possa attraccare presso il porto cittadino. Nelle operazioni di soccorso, ogni minuto di ritardo può avere conseguenze irreversibili che, in tal caso, interessano anche bambini piccoli, ragazzi soli e donne incinte». «Spero che l’iniziativa di De Magistris, di far attraccare la nave Aquarius a Napoli, vada avanti», fa sapere Gino Strada fondatore di Emergency. »Spero soprattutto – aggiunge – che si predisponga un vero piano di accoglienza. Ma il presidente del Consiglio non si esprime, rimane in silenzio?». Lo scontro con Malta non incassa nessun commento ufficiale pentastellato ma trova, in serata, la sponda del Movimento in un comunicato congiunto del leader della Lega con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Fico domani sarà a San Ferdinando, nella tendopoli dove viveva Soumalya Sacko, bracciante e sindacalista Usb, fucilato da un italiano mentre aiutava due braccianti africani a cercare materiali per le loro baracche di fortuna. Sarà un messaggio diverso da quello di Salvini ma Fico rischia di rinforzare lo schema poliziotto buono- poliziotto cattivo delle due anime del governo giallo verde.

«Il governo non ce l’ha con le organizzazioni non governative, non ritiene che siano il problema» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella conferenza stampa al termine del G7. Poche ore dopo, una lettere urgente alle autorità maltesi è stata scritta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, chiedendo di far approdare alla Valleta la nave Aquarius con 629 migranti a bordo essendo quello il «porto più sicuro». L’Aquarius non è stata autorizzata ad approdare in Italia. La consistenza delle parole del premier sembra eterea di fronte ai suoi due ingombranti vice. In questo caso di Salvini, il Le Pen italiano, che ha aperto la guerra alle Ong, come da copione. Dall’inizio del 2018 il mare nostrum è diventato la tomba per altri 750 esseri umani. La vita umana non è mai stata la priorità né per i governi liberisti né per i nazional populisti. Sull’altra sponda del Mediterraneo, con la medesima levatura morale, le bande al governo della Libia, spingono più profughi possibile in mare per rinegoziare i termini dell’accordo con l’Italia. Tagliagole contro tagliagolette. Ma La Valletta si smarca: «il nostro governo non è né l’autorità che coordina né ha competenza sul caso» dell’Aquarius, ha detto un portavoce del governo locale, lo stesse accusato di corruzione dal lavoro incessante di Daphne Caruana Galizia, uccisa con un autobomba. «Il salvataggio è stato coordinato da Roma». Il braccio di ferro tra Italia e Malta, che dura da lungo tempo, dunque si inasprisce improvvisamente.

Poche ore dopo le dichiarazioni di Conte, e poche ore prima della dichiarazione di guerra di Salvini, le agenzie battevano di circa 600 persone soccorse nella giornata di ieri nel Mediterraneo centrale in sei diverse operazioni coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera di Roma. I migranti sono stati recuperati da tre navi mercantili, da nave Aquarius della Ong Sos Méditerranée e da tre motovedette della Guardia costiera partite da Lampedusa.

Braccio di ferro con Malta sulla pelle dei migranti

E l’uomo delle ruspe, prima twitta contro Scalfari poi argomenta ancora: le autorità maltesi avevano impedito l’altro ieri l’ingresso in porto della nave Seefuchs, con 126 migranti a bordo. L’unità, di una Ong olandese, era in difficoltà per le cattive condizioni del mare, ma Malta – ha riferito alla polizia italiana il comandante dell’unità – ha solo proposto assistenza in mare, senza autorizzare l’ingresso in porto. Era così intervenuta la Guardia costiera italiana e la nave, alla fine, è stata fatta approdare a Pozzallo, dove è arrivata ieri mattina. È stato l’ultimo episodio di un lungo contenzioso tra Italia e Malta, il cui comportamento è stato stigmatizzato dallo stesso Salvini l’altro giorno: La Valletta «non può sempre dire no a qualsiasi richiesta d’intervento», ha detto il ministro, che ieri ha ribadito la linea della fermezza assicurando che «non si ripeterà un’altra estate con sbarchi, sbarchi e sbarchi».

Intanto il capitano della Sea Watch 3, la nave dell’ong tedesca arrivata ieri nel porto di Reggio Calabria con a bordo 232 migranti salvati nei giorni scorsi nel canale di Sicilia, è stato sentito per quattro ore, a «sommarie dichiarazioni testimoniali» nell’ufficio della polizia giudiziaria al porto. Inoltre, la Questura di Reggio, su indicazione della Procura della Repubblica ha chiesto ai giornalisti a bordo della nave di consegnare tutto il materiale video girato durante il salvataggio del cinque giugno scorso in acque internazionali. A renderlo noto è la stessa ong. La Sea Wacth 3 è dunque rimasta in porto fino a dopo la mezzanotte. «La richiesta di acquisizione del materiale – è scritto nella nota della ong – è stata presentata verbalmente; il rifiuto avrebbe comportato il sequestro del girato. Al fine di sbloccare la situazione e consentire a Sea Watch 3 di tornare nell’area operativa, dove nel frattempo si sono svolti diversi soccorsi, il materiale richiesto ai giornalisti è stato trasmesso agli organi di polizia giudiziaria e l’acquisizione verbalizzata».

«Le motivazioni della richiesta sono coperte da segreto istruttorio e dunque non sono state rese note», precisa la ong. «I giornalisti hanno a lungo riflettuto sul da farsi, confrontandosi con le rispettive testate e agenzie, e sono stati in seguito condotti nei locali della questura a bordo di vetture della polizia, accompagnati volontariamente dai rappresentanti di Sea Watch Italia, che lì hanno ritrovato alcune tra le persone sbarcate in mattinata, sottoposte a approfondimenti da parte della Squadra mobile».

Dall’inizio del 2018 già 750 morti nel Mediterraneo

Sono stati 467, tra cui donne e bambini, tratti in salvo in diverse operazioni rese difficili sia dalla cattive condizioni del mare sia, denunciano i soccorritori delle Ong, dal rifiuto di Malta di fare entrare in porto una delle imbarcazioni in difficoltà, i primi sbarcati dell’era Salvini. Accuse respinte al mittente da La Valletta. Sentito dalla squadra mobile di Ragusa il comandante della nave – un peschereccio riadattato a unità di ricerca e soccorso, in difficoltà per le pessime condizioni del mare – ha detto che Malta non ha consentito l’ingresso in porto, pur offrendo assistenza in mare. E a conferma del suo racconto ha consegnato alla polizia i nastri delle comunicazioni intercorse con la Guardia costiera maltese. In soccorso della Seefuchs era già intervenuta la nave Sea Watch, che però non è riuscita a prendere a bordo i migranti. La Guardia costiera italiana, che sembra abbia sollecitato a sua volta La Valletta ad intervenire, ha quindi dirottato sul posto un mercantile e la propria nave Diciotti, che aveva a bordo altre 109 persone soccorse. La Seefuchs è stata quindi scortata fino a Pozzallo, dove è giunta regolarmente stamani. I 232 sbarcati dalla Sea Watch a Reggio Calabria (tra cui anche una trentina di minori senza genitori) e i 235 complessivamente giunti a Pozzallo verranno ora ridistribuiti in gran parte in altre regioni. Ma già si pensa agli altri migranti in arrivo.

Alla fine è arrivato l’ok allo sbarco in Italia, ma l’odissea dei migranti è durata giorni: molti sono disidrati e le loro condizioni di salute sono precarie. E c’è pure chi è stato medicato per ustioni e fratture frutto delle «torture – hanno detto – subite in Libia». Intanto, altri gommoni vengono dati in arrivo e in zona di soccorso vi è solo la nave di unaOng, l’Aquarius, con a bordo medici di Msf. «La scarsità di mezzi di soccorso nel Mediterraneo centrale è preoccupante», scrive su Twitter l’Ongtedesca Sea Watch, la cui nave ‘Sea Watch 3’ ha sbarcato stamani a Reggio Calabria 232 migranti tratti in salvo 4 giorni fa. Tutto questo, in un clima politico incandescente, con il ministro Salvini che ribadisce via Twitter il suo pugno di ferro. «Da soli sette giorni al governo, sto lavorando per recuperare quasi sette anni di ritardi e di buonismo: il nostro obiettivo è ridurre gli sbarchi e aumentare le espulsioni, tagliare i costi per il mantenimento dei presunti profughi e i tempi della loro permanenza in Italia, coinvolgendo istituzioni europee e internazionali che fino ad oggi hanno lasciato gli italiani da soli. Sapremo farci ascoltare! Non si ripeterà un’altra estate con sbarchi, sbarchi e sbarchi». Sullo sfondo l’ossessione di Salvini contro chi ha la priorità delle vite umane, il ruolo di «certe Ong», che – denuncia Salvini – «non fanno volontariato ma affari». Replica Giorgia Rinaldi, la rappresentante della Sea Watch. «Sulle Ong che lucrano, da oltre un anno tutte le indagini in corso non hanno dimostrato alcuna responsabilità secondo cui staremmo facendo qualcosa di male. Semplicemente ottemperiamo a quello che è l’obbligo di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà in mare stando alla normativa internazionale».

Medici senza frontiere «teme che ancora una volta la politica degli stati europei sia posta al di sopra delle vite delle persone. La priorità deve essere la sicurezza e il benessere di chi è a bordo». «Sono assolutamente d’accordo con il ministro Salvini: se Malta non accoglierà la nave Aquarius in arrivo con 600 immigrati, l’Italia chiuderà i porti», così su Facebook il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. «Pochi giorni al Governo e i confini, finalmente, vengono difesi» aggiunge il governatore delle Lega, quel tipo d’uomo capace di dire, in campagna elettorale, che non si può accogliere perché «Non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata». Di tutt’altro avviso Maurizio Acerbo, segretario del Prc: «Salvini e Toninelli addossano tutte le responsabilità a Malta. A noi poco interessa: vogliamo sapere ora, subito, dove finiranno le centinaia di persone appena salvate in mare dalla Ong Aquarius e in quale porto potranno sbarcare ed essere accolte. La propaganda di Salvini e Toninelli fa schifo. Ora faremo la guerra a Malta? Il concorso è tra chi respinge meglio i migranti? Salvini e Toninelli stanno violando la convenzione di Amburgo e rendendo l’Italia responsabile di crimine umanitario. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris merita il plauso di tutte le italiane e gli italiani che non si riconoscono nella xenofobia leghista».

Le regole

Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, siglata ad Amburgo il 27 aprile 1979 e ratificata dall’Italia con legge 3 aprile 1989. Si parte da qua per districarsi nel complicato quadro operativo che nel corso degli anni interessa il fenomeno migratorio verso le coste europee. Parliamo di coste europee, non di coste maltesi, italiane, francesi o spagnole ma bensì di Europa per capire se Malta possa rifiutarsi o meno e non far approdare, di conseguenza, la nave, in questo caso la Aquarius, con i migranti soccorsi. Malta ha un Sar – programma di assistenza e salvataggio – finanziato dall’Ue ma spesso respinge le navi con a bordo rifugiati che si avvicinano alle sue coste. Ad esempio le autorità maltesi avevano impedito pochi giorni fa l’ingresso in porto della nave Seefuchs, con 126 migranti a bordo: l’unità, di una Ong olandese, era in difficoltà per le cattive condizioni del mare, ma Malta ha solo proposto assistenza in mare. Ma tutti gli stati costieri del Mediterraneo sono tenuti, alla luce della Convenzione di Amburgo, a mantenere un servizio di SAR, e le SAR dei vari stati devono coordinarsi tra di loro. Il Mar Mediterraneo, in particolare, è stato suddiviso tra i Paesi costieri nel corso della Conferenza IMO (International Maritime Organization) di Valencia del 1997. Secondo tale ripartizione delle aree SAR, l’area di responsabilità italiana rappresenta circa un quinto dell’intero Mediterraneo, ovvero 500 mila km quadrati. Tuttavia il governo maltese, responsabile di una zona vastissima, si è avvalso sinora della cooperazione dell’Italia per il pattugliamento della propria zona di responsabilità: nella prassi il Centro di Coordinamento regionale SAR maltese non risponde alle imbarcazioni che la contattano né interviene quando interpellato dal Centro di Coordinamento regionale SAR italiana. La mancata risposta dell’autorità maltese, tuttavia, non esime la singola imbarcazione che ha avvistato il natante in panne dall’intervenire. Di fatto, a seguito della mancata risposta (o risposta negativa) della SAR maltese, la singola imbarcazione chiederà l’intervento della SAR italiana che coordinerà l’intervento. Quindi in caso di soccorso di migranti in mare, da parte di Ong o navi mercantili, e dopo aver attivato l’intervento della nostra Guardia Costiera bisogna stabilire il «place of safety», il cosiddetto luogo sicuro. Nell’ottica della Convenzione SAR, spiega il sito della Guardia Costiera, per «luogo sicuro» si intende un «luogo» in cui sia assicurata la «sicurezza» – intesa come protezione fisica – delle persone soccorse in mare. Laddove, però, le persone soccorse in mare, oltre che «naufraghi» debbano qualificarsi anche come «migranti», l’accezione del termine sicurezza del luogo di sbarco si connota anche di altri requisiti legati all’esigenza di attuare procedure amministrative connesse allo status di richiedente asilo delle persone soccorse. Per l’Italia, il place of safety è determinato dall’Autorità SAR in coordinamento con il Ministero dell’Interno.

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